"Si è giunti in data odierna, a circa 30 anni di distanza, a una sentenza di condanna (a fronte della quale continua in ogni caso a valere il principio della presunzione di non colpevolezza per gli imputati) su di un caso di omicidio risalente al 1996. Questo grazie alla ricostruzione della relativa dinamica e del movente da parte della collega Pm titolare delle indagini e della Squadra Mobile di Genova, cui va il mio sincero apprezzamento per il lavoro svolto e per aver tenacemente creduto nella possibilità di risalire ai responsabili), attraverso una scrupolosa rilettura e rivalutazione degli esiti delle indagini originariamente svolte, che si erano concluse con l’archiviazione del caso, l’analisi dei nuovi elementi addotti dal team che ha patrocinato la madre della vittima, che hanno consentito alla Procura della Repubblica di chiedere e ottenere nell’agosto del 2021 la riapertura delle indagini, la ricerca, individuazione e valorizzazione di nuove prove, mai emerse nel corso delle indagini svolte subito dopo l’omicidio".
Così ha affermato il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, commentando la sentenza di condanna a 24 anni per Anna Lucia Cecere e due anni per Marco Soracco, rispettivamente per omicidio volontario aggravato e favoreggiamento nel processo che si è concluso ieri in Corte d'Assise sul delitto Nada Cella.
"Si tratta di nuove prove - aggiunge - che integrando il compendio indiziario già esistente hanno condotto alla ricostruzione della dinamica del delitto, alla individuazione della presunta responsabile e del movente, nonché del presunto favoreggiatore". "Tale risultato è stato ottenuto prescindendo da una prova scientifica (presente agli atti ma di valore 'neutro', visto che le uniche tracce genetiche esaminate e utilizzabili erano quelle della vittima), bensì attraverso la valorizzazione del complessivo compendio di elementi precisi e concordanti raccolti nelle indagini ed evidenziati a dibattimento, dai quali è scaturita, allo stato in primo grado, una affermazione di responsabilità 'oltre ogni ragionevole dubbio", ha concluso il procuratore.
CECERE CONDANNATA A 170 MILA EURO DI PROVVISIONALE
Oltre a condannarla a 24 anni di reclusione, la Corte d'Assise di Genova ha disposto per Cecere la condanna a risarcire le parti civili Silvana Smaniotto, Daniela Cella e Saverio Pelle, rispettivamente madre, sorella e zio di Nada, da liquidarsi in separato giudizio. La Corte l'ha condannata al pagamento alle parti civili di una provvisionale di 100 mila euro per Silvana Smaniotto, 50 mila per Daniela Cella e 20 mila euro per Saverio Pelle.
Anche Marco Soracco è stato condannato a risarcire le parti civili a una cifra da liquidarsi in separato giudizio. Il commercialista è stato inoltre condannato al pagamento di una provvisionale di 10 mila euro per Silvana Smaniotto e Daniela Cella e 5 mila euro per Saverio Pelle.
Gli imputati sono stati infine condannati alla rifusione delle spese di costituzione di difesa sostenute dalle parti civili, per complessivi 13.208,90 euro per Silvana Smaniotto, e 8.970 per Daniela Cella e Saverio Pelle, che dovranno essere pagati al 90 per cento da Anna Lucia Cecere e al 10 per cento da Marco Soracco. La Corte ha infine rigettato la domanda risarcitoria promossa nell'interesse di Andrea Canevari ed Eleonora Canevari, nipoti di Nada Cella. (Adnkronos)