Economia - 14 gennaio 2026, 18:52

“Il cambiamento climatico è ineluttabile”: a Cortemilia si sono gettate le basi del futuro della nocciola piemontese

Siccità, temperature estreme e gestione del suolo al centro del confronto. Tecnici, filiera e istituzioni chiamati a ripensare la corilicoltura, mantenendo il presidio della Tonda Gentile Trilobata

Quale futuro per la nocciola?

Il cambiamento climatico non è più una variabile episodica, ma una condizione strutturale con cui il comparto corilicolo piemontese è chiamato a misurarsi. È partendo da questa consapevolezza che a Cortemilia si è svolto il convegno dedicato al rapporto tra nocciola e clima, promosso dall’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Alba, con il coinvolgimento degli attori della filiera e il patrocinio del Comune. Un momento di confronto tecnico e culturale che ha messo al centro non solo l’emergenza, ma soprattutto le strategie di adattamento già in atto e quelle da costruire.

Il quadro emerso è netto: estati sempre più calde, precipitazioni irregolari e una crescente difficoltà dei suoli a trattenere l’acqua lungo l’arco della campagna agraria. Due fattori che incidono direttamente sulla fisiologia del nocciolo e che impongono un ripensamento delle pratiche colturali. Su questi temi si è concentrato l’intervento di Maria Corte della Fondazione Agrion, che ha illustrato gli effetti del cambiamento climatico sul noccioleto e le possibili risposte agronomiche in termini di sostenibilità, gestione della chioma, potatura e conservazione dell’umidità nel terreno.

Nel corso della tavola rotonda dedicata alla protezione della nocciola dall’innalzamento delle temperature, è emersa una linea condivisa: l’innovazione è necessaria, ma non può tradursi in una perdita di identità. A sottolinearlo è stata Nicoletta Ponchione, in rappresentanza della Tutela Nocciole del Piemonte – Piemonte Asprocor, che ha richiamato l’attenzione sull’equilibrio tra sperimentazione e radicamento territoriale.

“I temi affrontati sono ormai ineluttabili: dobbiamo conviverci e cercare soluzioni concrete” ha spiegato Ponchione. “Da un lato occorre lavorare sulle massime temperature, dall’altro sulla capacità del suolo di trattenere le acque meteoriche. I cambiamenti climatici si concentrano proprio su questi due aspetti: più caldo e meno piogge distribuite nel corso dell’anno. La risposta deve essere una coltivazione del noccioleto sempre più sostenibile”.

Al centro del dibattito anche il futuro varietale. “È vero che stanno emergendo nuove varietà, anche di origine americana, che vanno testate” ha aggiunto Ponchione, “ma come Consorzio Nocciola Piemonte IGP riteniamo fondamentale continuare a investire sulla Tonda Gentile Trilobata, che è il patrimonio del nostro territorio”. Una varietà che non è un’entità uniforme, ma una famiglia genetica, al cui interno esistono differenze di comportamento, resistenza e produttività.

Proprio da questa consapevolezza nasce il lavoro sugli impianti sperimentali di cloni selezionati, individuati già anni fa per una migliore produttività, una ridotta emissione di polloni e una buona qualità del frutto. “Oggi questi cloni vengono rimessi in campo anche per valutarne la risposta al cambiamento climatico”, ha sottolineato Ponchione, ricordando come l’obiettivo non sia sostituire la Tonda Gentile, ma rafforzarne la tenuta nel tempo.

Il confronto ha toccato anche aspetti molto concreti della gestione agronomica: potature mirate per ridurre lo stress della pianta, tecniche per migliorare la ritenzione idrica, pratiche colturali capaci di rendere il noccioleto più resiliente. Non soluzioni immediate, ma un percorso di adattamento che richiede competenze, coordinamento e una visione condivisa.

Infine, lo sguardo si è allargato al livello istituzionale. È stato ricordato come la crisi produttiva legata al clima non riguardi più soltanto il Piemonte, ma coinvolga anche Lazio e Campania, le altre grandi regioni corilicole. Da qui la necessità di un coordinamento interregionale, annunciato dall’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongiovanni, per individuare azioni comuni in grado di sostenere la filiera.

Il convegno di Cortemilia ha restituito l’immagine di un settore consapevole delle difficoltà, ma ancora capace di interrogarsi sul proprio futuro. La sfida, oggi, non è scegliere tra tradizione e cambiamento, ma governare l’adattamento senza snaturare ciò che rende unica la nocciola piemontese. Un equilibrio delicato, che passa dal confronto tra competenze diverse e dalla capacità di leggere il clima non solo come un limite, ma come un dato con cui ripensare la corilicoltura di domani.

Daniele Vaira