Una condanna e tre assoluzioni. SI è chiuso così il processo instaurato in tribunale a Cuneo per far luce su furti avvenuti in alcune abitazioni di Limone Piemonte.
Era il novembre 2020 quando in Italia vigevano le restrizioni per contenere il contagio da Covid e le regioni italiane erano suddivise in tre zone, a seconda dell’andatura della diffusione dei contagi. In quel periodo c’era anche il divieto di spostarsi da un Comune all’altro, se non muniti di autocertificazione. Così, le strade, le cittadine di montagna e le case vacanze rimasero vuote e disabitate.
Il modus operandi che sarebbe stato utilizzato dai presunti ladri consisteva nel forzare il portone per introdursi nel condominio e poi nelle case prese di mira.
A doverne risponderne in tribunale erano stati D.M., E.N., R.F.L. e M.L. Ma solo il primo, D.M., è stato rinconsciuto colpevole. il giudice l'ha condannato a sei anni di reclusione e al pagamento di tre mila euro di multa.
L’accusa nei loro confronti era di furto in abitazione in concorso. La refurtiva, poi scoperta dai Carabinieri nel corso di una perquisizione domiciliare a carico di un componente del gruppo, contava una decina di televisori, abbigliamento griffato, consolle per videogiochi, bottiglie di vino pregiate. Nella loro disponibilità anche torce e arnesi da scasso.
Ad avvertire le autorità era stata infatti la segnalazione di alcuni residenti, che avevano notato movimenti sospetti nella zona. Ma, ad alimentare gli ulteriori dubbi e indizi a carico del ragazzi, tutti trentenni, era stata la richiesta di noleggiare un pulmino con autista per il trasporto di oggetti da Limone Piemonte a Cuneo.
“In quel periodo avevo ricevuto una chiamata per un servizio con destinazione corso Francia a Cuneo - aveva riferito in aula il titolare dell’attività noleggio con conducente -. Ai quattro ragazzi serviva un mezzo grande per trasportare una decina di televisori e vari oggetti”.
La telefonata, come spiegato dal testimone, era partita da un telefono pubblico: “Ero andato a prenderli a Limone - aveva concluso -. I televisori erano chiusi dentro i sacchi. Ricordo che parlavano con un accento sardo e di aver sentito il cognome di D.M.”.