Attualità - 12 dicembre 2025, 14:56

Un corteo ad Alba, a un anno dalla morte di Issa e Mamadou. L'assessora Croce: "Ricordare significa assumersi una responsabilità collettiva”

I due giovani migranti morirono il 12 dicembre 2024 in un edificio abbandonato in strada Gamba di Bosco, per le esalazioni da monossido di carbonio. Alle 18 la manifestazione promossa dal collettivo Mononoke

Un corteo ad Alba, a un anno dalla morte di Issa e Mamadou. L'assessora Croce: "Ricordare significa assumersi una responsabilità collettiva”

È passato un anno dalla morte di Issa Loum e Mamadou Saliou Diallo, i due giovani migranti trovati senza vita il 12 dicembre 2024 in un edificio abbandonato di strada Gamba di Bosco, alla periferia di Alba. Per ricordarli, questa sera alle 18, il collettivo Mononoke ha annunciato un corteo in partenza dalla zona H, con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione pubblica una vicenda che aveva profondamente colpito la città.

Issa aveva 24 anni, Mamadou 28. Provenivano rispettivamente da Senegal e Guinea. Erano arrivati nel territorio albese per lavorare, come molti altri, muovendosi tra impieghi stagionali e soluzioni abitative precarie, fino a trovare riparo in un capannone dismesso, visibile dalla tangenziale all’ingresso della città. Lì, una stufetta utilizzata per riscaldarsi aveva sprigionato monossido di carbonio: l’intossicazione si era rivelata fatale per entrambi.

Dopo il ritrovamento dei corpi, la vicenda aveva scosso profondamente la comunità locale, riportando al centro il tema delle condizioni di vita dei lavoratori migranti e della fragilità abitativa. Le salme erano state successivamente rimpatriate, grazie a una raccolta fondi e all’intervento del Comune di Alba, consentendo il ritorno nei Paesi d’origine e una sepoltura dignitosa.

A dodici mesi di distanza, il collettivo promotore del corteo sottolinea come le dinamiche che hanno portato alla morte di Issa e Mamadou restino in larga parte irrisolte. Il richiamo è alle difficoltà di accesso a un alloggio regolare, allo sfruttamento lavorativo e alla presenza di un sistema produttivo che continua a generare marginalità, senza riuscire a intercettare chi resta ai bordi.

La manifestazione di questa sera non intende essere solo un momento commemorativo, ma anche un’occasione per mantenere viva l’attenzione pubblica su una vicenda che, al di là dell’emergenza, interroga la città sul rapporto tra lavoro, accoglienza e diritti. Perché la morte di Issa Loum e Mamadou Diallo non venga ricordata come un episodio isolato, ma come il segnale di una questione ancora aperta.

Nel richiamare il senso di questo anniversario, l’assessora alle Politiche sociali Donatella Croce lega la memoria all’assunzione di responsabilità: “Ricordare Issa e Mamadou significa impegnarsi affinché la loro morte non sia stata vana, ma rappresenti un richiamo forte alla responsabilità collettiva e alla necessità di risposte sempre più efficaci e strutturali al problema delle persone senza fissa dimora”.

Sul fronte degli interventi concreti, Croce ricorda le misure attualmente attive in città: “Da tre settimane è operativo il dormitorio temporaneo di via Ognissanti che, fino al mese di marzo, può accogliere fino a 15 persone, in aggiunta alle 25 ospitate stabilmente nella struttura di via Pola”. Un sostegno che risponde all’urgenza invernale, ma che non può esaurire l’azione pubblica.

Il punto, sottolinea l’assessora, è andare oltre la logica dell’emergenza: “La tutela della dignità di ogni persona, soprattutto la più fragile, è una priorità che non può limitarsi alla gestione del bisogno immediato, ma deve puntare alla costruzione di soluzioni inclusive e stabili, capaci di contrastare l’emarginazione e rendere visibili gli invisibili”.

Daniele Vaira

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