C’è una curva, salendo verso la certosa, in Valle Pesio, dove la montagna inizia a salire e i prati sembrano sparire. È lì, in Regione Gambarello, che Attilio e Anna hanno deciso, nel 2008, di giocarsi il loro sogno: trasformare una struttura malmessa in un’azienda agricola, un agriturismo, un maneggio. Qui un tempo, si macinava la silice e così è nata l’azienda agricola: Antiche Macine, oggi casa e lavoro di tutta la famiglia.
Oggi, accanto a loro, ci sono i figli Fabrizio e Debora, con i rispettivi compagni e due bambini. Otto persone in tutto, più una piccola “tribù allargata” fatta di dipendenti storici, ragazzi del maneggio e – dettaglio non da poco – una muta di 34 cani da slitta. «Mio padre voleva inglobarci tutti qui»
«La nostra famiglia è originaria di Chiusa di Pesio, sia da parte di mamma che di papà» racconta Fabrizio. «Nel 2008 papà ha acquistato questa struttura. Il suo sogno era creare un agriturismo. Io all’epoca facevo l’elettricista, lavoravo in uno studio che si occupava di fonti rinnovabili. Avevo appena preso la firma da perito, ma alla fine il lavoro d’ufficio mi stava stretto. Così, nel 2019, ho deciso di venire a lavorare qui».

Attilio, però, non aveva in mente solo un agriturismo classico. Il corpo principale della casa è stato ristrutturato per andarci a vivere, mentre la parte delle stalle era, come spesso succede in montagna, un bosco abbandonato. «Papà aveva il sogno del maneggio» continua Fabrizio. «Da sempre aveva la passione dei cavalli. Ha iniziato a ripulire, a sistemare, a portare i cavalli. Nel frattempo sono nate le serre e, con mamma, le prime coltivazioni: frutta e verdura di stagione, vendute agli inizi con un semplice cestone sul ciglio della strada».
Poi, un passo alla volta, la struttura si è allargata: prima una zona spaccio/negozio, poi una saletta per le degustazioni che – col tempo – è diventata l’attuale ristorante. Intanto le attività “fuori” crescevano: maneggio, lezioni per bambini, passeggiate, fino alle escursioni con i buggy 4x4 e con le moto elettriche sulla rete di strade bianche e sentieri della zona.

Attilio, in gioventù, aveva una grande passione, lo Sleddog. Una passione che lo aveva portato anche a vincere delle gare che però poi, aveva dovuto abbandonare. Ma è arrivato il tempo anche questo così, da due husky maltrattati presi per iniziare a coltivare di nuovo la passione è nato un centro di sleddog con 34 cani.
«Una decina di anni fa papà, appassionato di cani da slitta da sempre, ha preso due Siberian Husky da un maltrattamento. In casa avevamo già dei cani, così – quasi per gioco – ho comprato una “slittina” per far fare un giro ai bambini. La cosa è piaciuta, e ci siamo detti: perché non proporla anche agli adulti?».

E così oggi la famiglia gestisce una delle attività di sleddog più conosciute del basso Piemonte con una muta di 34 cani. Animali veloci, resistenti e straordinariamente disponibili a lavorare in squadra.
Da 6–7 anni il centro sleddog è stabilmente a Castelmagno, su un’ex pista da fondo riqualificata. «Siamo legati alla neve: se non nevica lavoriamo poco. Per questo aspettiamo sempre le prime nevicate con un misto di ansia e speranza. Quest’anno, con l’ultima nevicata, dovremmo riuscire ad aprire la stagione».
In cucina troviamo Debora con la pasta fresca, le ricette delle nonne e i prodotti dell’orto. Se fuori si corre tra cavalli, cani e buggy, dentro ai fornelli c’è Debora.

«Dopo le medie ho fatto l’alberghiero. Ho sempre avuto la passione per la cucina. Ho lavorato in zona, tra hotel, gastronomie e alimentari. Poi nel 2017 è arrivato il momento del ristorante qui: da allora gestisco la cucina».
Il filo conduttore è semplice: quello che si coltiva nei campi, si ritrova nel piatto o in barattolo. «Principalmente frutta e verdura: quello che non riusciamo a vendere fresco lo trasformiamo. È mia madre a seguire tantissimo i trasformati: composte, frutta sciroppata, antipasti di verdure, giardiniere, zucchine, melanzane, peperoni, salse per formaggi, sughi e passate di pomodoro».

La cucina è quella di un agriturismo vero: piatti casalinghi ma curati, tradizionali con qualche tocco personale. Il ristorante apre venerdì sera, sabato pranzo e cena, domenica a pranzo. Guardando Antiche Macine da fuori, viene spontaneo pensare che la forza di questa azienda stia proprio nella sua multifunzionalità.
«Un’azienda così va avanti perché è multifunzionale» dico a voce alta durante l’intervista, e Fabrizio annuisce. «Nel periodo della neve ci sono i cani, nei periodi “morti” i prodotti, poi la ristorazione, e fra poco le camere. Questo incastro continuo è quello che vi permette di resistere in montagna, no?».

«Sicuramente sì» conferma lui. «Ma porta via tantissime energie. In un periodo che dovrebbe essere morto noi ci incastriamo tante cose, a volte non è facile. Però se fai da te risparmi, ammortizzi gli alti e bassi. Abbiamo in progetto di creare delle camere per l’ospitalità perché l’idea è chiudere il cerchio: dormire, mangiare e “svagarsi” – cioè vivere attività e avventure – nello stesso posto. «Ci chiedono spesso dove dormire. Lo spazio per le camere c’è, ma fino ad oggi abbiamo dato priorità alle altre cose. Il nostro obiettivo è partire tra maggio e giugno: sarebbe bello aprire in estate».
Per informazioni https://www.agriturismoantichemacine.it

Antiche Macine è un’azienda familiare nel senso pieno del termine. Oltre ad Attilio e Anna, ci sono Debora con il marito, Fabrizio con la moglie, i due bambini e alcuni dipendenti che ormai sono “di casa”. «Negli anni abbiamo capito che ognuno deve avere una propria area da seguire» spiega Fabrizio. “Così qui ognuno ha i suoi compiti!”
Quando gli chiedo che cosa direbbe a un giovane che oggi decide di aprire un’attività in montagna, non ha dubbi: «Vuol dire sacrifici, di tempo ed economici. Vuol dire faticare, impegnarsi. Però se credi in quello che proponi poi le soddisfazione arrivano!”

Poi allarga il discorso: «Chi vuole investire sul territorio dovrebbe essere appoggiato: dai Comuni, dai bandi e aiutato"
Da Antiche Macine ci sono anche molti prodotti che si possono trovare principalmente in azienda, dove è possibile anche comporre pacchi regalo natalizi e cesti su misura. Ma c’è anche una vetrina “urbana”: la Bottega Contadina a Mondovì, gestita da un gruppo di produttori locali.

Quando chiedo a Fabrizio “Perché dovrei venire proprio qui?”, lui riassume tutto in poche parole: «Perché trovi un ambiente accogliente, familiare, con tante sfaccettature. Dalla famiglia alla coppia, fino a chi ha qualche anno in più, qui ognuno può costruirsi la sua esperienza: cavallo, sleddog, escursioni, aperitivo nel parco, cena in agriturismo… Non siamo specializzati in una sola cosa, ma proprio per questo riusciamo ad accontentare tanti gusti diversi».
E mentre lui già pensa alle prossime idee – un laghetto, un’area relax più grande nel parco di 26.000 metri quadrati, nuove proposte outdoor – una cosa è certa: per sapere dove arriveranno, bisogna continuare a seguirli. Perché ad Antiche Macine, appena un sogno si avvicina al traguardo, ce n’è già un altro pronto a partire al galoppo. Se vuoi conoscere le iniziative e le novità segui la loro pagina https://www.instagram.com/agriturismo_antiche_macine

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Cinzia Dutto, scrittrice cuneese, ama definirsi una cacciatrice di storie, racconta di storie persone speciali, scelte differenti, montagna e buon vivere. Gira la provincia alla ricerca di vite uniche e particolari. Cinzia ha un profilo instagram https://www.instagram.com/cinzia_dutto_fanny e un sito dove puoi trovare il riferimento a tutte le sue pubblicazioni www.cinziadutto.com













