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Attualità | 02 dicembre 2025, 18:10

Lo storico Costagli torna sul caso della morte di Duccio Galimberti alla vigilia dell'81esimo anniversario

Figura di spicco della Resistenza e Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria ancora oggi fa discutere il mistero sulla sua scomparsa

Lo storico Costagli torna sul caso della morte di Duccio Galimberti alla vigilia dell'81esimo anniversario

Alla vigilia della morte di Duccio Galimberti si risveglia la polemica che divide chi sostiene sia avvenuta a seguito di un omicidio politico premeditato con colpi di pistola e chi per un criminale pestaggio da parte dei militi dell’Ufficio politico investigativo del Partito fascista repubblicano a Cuneo. Una versione quest'ultima accreditata da un rapporto del Ris reso noto nel 2010, ma risalente all'anno prima.

Il sito Museo Casa Galimberti di Cuneo sul particolare del fatto riporta che “la sera del 2 dicembre viene prelevato da elementi dell’Ufficio politico provinciale e condotto a Cuneo. Qui viene interrogato, torturato e sfigurato. La mattina del 3 dicembre Duccio è condotto sulla statale Cuneo-Centallo e all’altezza di Tetto Croce viene finito a colpi di pistola”.

Un dettaglio su cui non si soffermò il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso in occasione della sua visita a Cuneo il 25 aprile 2023, quando lo ricordò. “Assassinato dai fascisti – aveva detto Mattarella -, è una delle prime Medaglie d’oro della nuova Italia; una medaglia assegnata alla memoria. Il “motu proprio” del decreto luogotenenziale recita: “Arrestato, fieramente riaffermava la sua fede nella vittoria del popolo italiano contro la nefanda oppressione tedesca e fascista”; ed è datato, con grande significato, “Italia occupata, 2 dicembre 1944”. 

A ritornare sulla questione è nuovamente lo storico e ricercatore Sergio Costagli.

Il prossimo 3 dicembre è l’anniversario dell’assassinio di Galimberti, a Cuneo – scrive in una nota Costagli -, scrivere o parlare di questo delitto sembra dare ancora fastidio ai pochi che detengono il monopolio della storiografia della Resistenza, convinti di avere solo il diritto di raccontarne i fatti secondo una (rigida) versione ufficiale immutabile e mai compiutamente verificata. Ogni diversa narrazione degli eventi che contraddica la loro, viene marginalizzata, silenziata, ignorata ed “oscurata”: nel 2019 pubblicai “Cronaca di un’esecuzione Duccio Galimberti fu ucciso a Cuneo” ed. 2016. Mi fu impedita la presentazione del volume presso la Casa Museo Galimberti…

La seconda pubblicazione “La verità sull’assassinio di Duccio Galimberti ottant’anni dopo” ed. 2023 è ignorata come sono ignorate le lettere della Presidente Laura Boldrini del 21 aprile 2017 e del Presidente Sergio Mattarella del 22 maggio 2023 che riconoscono il merito a Galimberti di aver proposto “Il Canto degli Italiani” conosciuto come “Fratelli d’Italia” come futuro Inno nazionale per un’Italia libera e democratica! E’, a mio avviso, un indice del basso profilo culturale della città e, in particolare, il disinteresse sulla figura dell’Eroe Nazionale autore con A. Rèpaci del “Progetto di Costituzione Confederale Europea” (tre anni dopo il manifesto di Ventotene).

La Città di Cuneo non ammette che - presso l’attuale cippo lungo la SS n.20 a Tetto la Croce - la mattina del 3 dicembre fu “scaricato” Galimberti morto(in rigor mortis); la vulgata ufficiale vuole che Galimberti sia stato ucciso a colpi di arma da fuoco ma non si capisce bene come.

Cuneo, 24 luglio 2014 Ospedale Santa Croce medicina legale. Dalla visione degli ingrandimenti fotografici della salma di Galimberti, l’anatomopatologo dott. Andrea Campione evidenziò i segni lasciati dalle atroci torture. Sul cappotto e sulla giacca che Galimberti indossava, vi sono quattro fori di ingresso da 9 mm (pistola Beretta mod.34 in dotazione alla GNR) privi di versamenti ematici: spararono a Galimberti prono quando era già morto. Il medico confermò la perizia dei RIS di Parma (25 agosto 2009) e la lettera dell’allora medico provinciale Mario Curlo del Ponte del 5 dicembre 1944 che spiegava al Prefetto che Galimberti era stato ucciso altrove. Inutilmente, in più occasioni chiesi di esporre gli abiti di Galimberti in una teca, patrimonio storico-culturale dei cuneesi, con le dovute spiegazioni”.

s.a.

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