Attualità - 29 ottobre 2025, 17:30

Benzinaio “assediato” durante la Fiera del Tartufo ad Alba: oltre 30 denunce contro chi parcheggia all’interno dell’impianto

Il gestore di corso Cillario racconta: “Impianto bloccato nei weekend, perdite molto consistenti ogni giorno. E aggiunge: "Gli automobilisti mi insultano e mi sputano, ho foto di oltre 200 macchine"

La festa in città, il pieno… ma non di carburante. Durante i weekend della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, il distributore di carburante di corso Piera Cillario si trasforma in un parcheggio abusivo a cielo aperto: auto letteralmente stipate tra le pompe, accessi bloccati, impianto paralizzato.

La conseguenza è pesante: l’impianto resta chiuso per intere giornate, proprio nei momenti di maggiore afflusso. Il gestore dell’impianto racconta: “Tre sabati e tre domeniche senza lavorare. Perdo cifre molto consistenti ogni giorno, tutto documentato: basta vedere gli incassi delle domeniche prima della Fiera e quelli a zero di oggi”.

I tentativi di difesa sono risultati inutili. “Ho provato con catene, paletti, perfino mettendo la mia auto di traverso. Le catene tagliate, i paletti buttati giù, e in più volano insulti. C’è chi ti sputa, chi ti manda a quel paese: non gliene frega niente del danno che fanno”.

Se non bastasse, ci sono i danni alle infrastrutture: attrezzature antincendio spostate, lucchetti tagliati, muretti rovinati. “Siamo in un deposito di benzina e gasolio, non in un parcheggio improvvisato. C’è anche un rischio di sicurezza”. La denuncia è così scattata, come tentativo finale: circa trenta targhe già segnalate ai Carabinieri di Alba, come primo lotto di una contestazione che potrebbe riguardare fino a duecento veicoli. “Ho allegato tutte le foto: è l’unico modo per smuovere qualcosa”.

Sul fronte dei controlli la situazione è complessa: “I vigili intervengono, fanno le multe, ma non chiamano i carro attrezzi. Dicono che essendo area privata è complicato. Risultato: io resto bloccato e chi parcheggia se ne va magari ridendo”

L’appello finale suona come una richiesta di semplice normalità: “Voglio solo poter lavorare e garantire un servizio. Non è una guerra ai turisti: è una richiesta di rispetto”.

d.v.