Politica - 26 settembre 2025, 06:01

Cittadinanza civica per i minori stranieri: anche l’Amministrazione albese propone un regolamento

Per la maggioranza è simbolo di inclusione. Accuse di inutilità dall'opposizione. Il regolamento per concedere la cittadinanza civica ai minori stranieri residenti infiamma la IV Commissione

Un atto simbolico di accoglienza per i minori stranieri residenti ad Alba oppure un provvedimento inutile e fuorviante. È su questi due poli che si è sviluppata la discussione in IV Commissione consiliare sul nuovo regolamento di cittadinanza civica, destinato a passare in Consiglio comunale nelle prossime settimane.

Che cosa prevede il testo del regolamento

Il documento dà attuazione a un ordine del giorno già approvato in Consiglio comunale lo scorso autunno. “Si tratta – ha spiegato l’assessora alle Politiche sociali Donatella Crocedi un atto simbolico di accoglienza e inclusione da parte della città verso i giovani concittadini privi di cittadinanza italiana, ma residenti ad Alba e spesso nati nel nostro Paese”. Il regolamento stabilisce requisiti precisi: i minori dovranno essere titolari di regolare permesso di soggiorno, iscritti all’Anagrafe comunale della popolazione residente insieme ai genitori, che dovranno risiedere ad Alba da almeno cinque anni. L’Ufficio Servizi demografici verificherà annualmente i requisiti e comunicherà alle famiglie la possibilità di accettare l’attribuzione della cittadinanza civica per il minore, formalmente conferita in una cerimonia pubblica con la consegna di un attestato a firma del primo cittadino. È prevista dal Regolamento anche l’istituzione di un albo, depositato presso l’Ufficio anagrafe, con l’elenco dei minori che riceveranno questo riconoscimento anno dopo anno. L’attribuzione della cittadinanza civica sancisce la condizione di appartenenza a una comunità dell’individuo che la riceve, ma non produce effetti sullo status giuridico della persona e cioè, in altre parole, non ha valore legale ai fini della legge italiana sulla cittadinanza.

Le posizioni favorevoli

Dalla maggioranza sono arrivati interventi che hanno sottolineato il valore sociale dell’iniziativa. La consigliera Martina Amisano, forte della propria esperienza personale nell’ambito dell’accoglienza ai minori non accompagnati, ha testimoniato quanto il tema stia a cuore a tutori e giovani stranieri: “Più i ragazzi si sentono parte di una comunità, più è facile che vengano inclusi nella società. Non è buonismo, ma uno strumento funzionale all’integrazione. Perché avere fiducia in una società che li vuole e che non li discrimina fa la differenza. Spegne la rabbia. Non vedo l’ora di vedere ragazze e ragazzi ricevere l’attestato”.
Dello stesso tenore le parole del consigliere Luciano Giri: “È un atto di accoglienza e solidarietà che agisce sull’ambiente in cui i ragazzi vivono. Appartenenza e riconoscimento contano più di ogni limite di legge”.
Per Lorenzo Paglieri, pur senza valore legale, “l’iniziativa ha un significato politico importante”. Pierangela Castellengo: “Non si può vivere in un Paese con diritti differenziati: questo regolamento ha grande valore umano e politico, per giovani che si sentono italiani”.

Le critiche dell’opposizione

Di segno opposto gli interventi dell’opposizione, che ha definito il regolamento «inutile». L’attestato di cittadinanza civica, non avendo alcun valore legale, non produrrebbe alcun effetto positivo misurabile rispetto ai problemi che possono interessare i minori stranieri residenti come, a titolo di esempio, la necessità di saltare ore di scuola per recarsi in Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno o l’impossibilità di prendere parte alle gite scolastiche con permesso di soggiorno in scadenza.
Il consigliere Lorenzo Barbero ha chiesto inoltre di quantificare l’impatto di una tale iniziativa sul lavoro degli Uffici comunali che, come noto, sono sottodimensionati. Secondo il consigliere Emanuele Bolla, senza mezzi termini, “questa non è cittadinanza, ma un documento che non attenua le difficoltà reali delle persone. È uno strumento inventato per aggirare l’esito del referendum, in cui la cittadinanza «facile» è stata bocciata”. Un approccio, quello tenuto dall’Amministrazione, “contrario alla logica democratica, per la quale si accettano le sconfitte”. Infine, Bolla invita a trovare una dicitura meno leaderistica rispetto alla formula scelta nel testo del regolamento, che parla di “attestato scritto dal Sindaco”.

I numeri in gioco

Nel dibattito si è fatto accenno ai dati concreti che misurano la portata sociale della questione. L’assessora Croce ha comunicato che ad Alba i residenti senza cittadinanza italiana nati in Italia da genitori presenti da almeno cinque anni sono 549, di cui 500 minorenni. “L’estrapolazione di questi dati – ha spiegato – non comporta un aggravio per gli Uffici, grazie ai sistemi informatici già in uso. Per quest’anno, 500 destinatari è un numero importante. Dal secondo anno in avanti l’impatto sarà minimo, perché il riconoscimento non verrà ripetuto per gli stessi ragazzi”. L’assessora ha inoltre tenuto a precisare che la cittadinanza civica “è assimilabile alla cittadinanza onoraria e non attribuisce diritti specifici, ma ha un forte valore simbolico”.

L’ultima parola spetta al Consiglio comunale, lunedì 29 settembre

La IV Commissione di mercoledì 24 settembre si è chiusa senza una convergenza, con la maggioranza intenzionata a portare il testo in Consiglio anche senza l’assenso verso l’iniziativa dei consiglieri di opposizione. La contrapposizione resta netta: per alcuni la cittadinanza civica è un modo per riconoscere i giovani stranieri come parte della comunità albese, per altri un regolamento privo di utilità concreta e contrario allo spirito dell’espressione nazionale sul tema. Il presidente Fabio Tripaldi, dopo un acceso e lungo scambio di opinioni tra i consiglieri, ha concluso: “Il documento potrà essere licenziato anche con la sola maggioranza nel prossimo Consiglio comunale”, in previsione il prossimo lunedì, 29 settembre.

Eleonora Ramunno