Attualità - 15 settembre 2025, 09:33

Madonna del Pilone ha ricordato i fratelli Davide e Francesco Gennero [FOTO]

L’incontro di sabato 6 settembre con don Luigi Maria Epicoco per far ripartire la speranza

Davide e Francesco Gennero

«Il Cristianesimo non è un amuleto che si indossa, affinché non capitino cose brutte. Il cristiano non è immune dalle tempeste, ma sa che la fede può aiutarlo a non disperare mai. Saprà sempre 'sperare contro ogni speranza'». Le parole sono quelle di don Luigi Maria Epicoco, arrivato a Madonna del Pilone di Cavallermaggiore sabato 6 settembre per ricordare i giovani Davide e Francesco Gennero.

La loro storia è un dolore che attraversa le ossa e resta inciso nell’anima. Perdere due figli, e in circostanze così tragiche e assurde, è qualcosa che non dovrebbe esistere. I due fratelli sono stati strappati alla vita il 3 (Davide) e il 5 settembre 2020 (Francesco), rispettivamente all’età di 22 e 25 anni, a causa delle esalazioni in un silo dell’azienda agricola familiare. Da allora i loro genitori, Daniela Ternavasio e Claudio Gennero, con amici e collaboratori, ogni anno danno vita a un’intera serie di eventi in loro memoria.

Il cortile dell’oratorio della parrocchia Maria Madre della Chiesa era sold out per ascoltare il sacerdote pugliese di nascita, ma abruzzese di adozione, noto teologo e scrittore, docente di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e già editorialista de L’Osservatore Romano.

Ad accompagnarlo il parroco don Bernardo Petrini, gli applausi e i canti del coro parrocchiale, composto da tanti giovani, quindi l’introduzione a cura di Daniela Ternavasio, che ha fatto una ricca carrellata di ringraziamenti, prima di lasciare la parola all’ospite che ha iniziato a parlare del tema giubilare, agganciandolo al mistero del dolore.

«La speranza non è un generico ottimismo con il quale spesso la confondiamo soprattutto quando la vita va bene - ha detto il sacerdote -. La speranza cristiana, al contrario, si manifesta quando tutto va male: è in quei momenti, in cui si è nel cuore della tempesta, che ci si può sentire così tanto amati da intuire che tutto l’assurdo che sta succedendo attorno a noi non è senza senso e che in quella circostanza non si è soli. La speranza è quindi una forza misteriosa che spinge avanti anche quando tutto è perduto e sembra non ci siano vie d’uscita».

Nel suo intervento don Luigi Maria Epicoco ha cercato di dare parola a quel dolore spesso così difficile da descrivere, suggerendo un viaggio tra le pagine della Bibbia, partendo dal libro di Rut, un testo limpido, sincero e pieno d’amore che interessa chiunque abbia provato un dolore.

La morte di una persona cara è l’esperienza più traumatica. Le persone vi fanno fronte in modo diverso: alcuni piangono mentre altri rimangono con gli occhi asciutti, alcuni scoprono la crescita attraverso la sofferenza, altri trovano un rifiuto; alcuni si sentono arrabbiati, altri si sentono intorpiditi. Per Noemi, moglie e madre, che perse prima il marito e poi i figli, è stato tutto questo, come si legge appunto nel libro di Rut.

Il recupero della sua forza vitale avviene attraverso la vicinanza di una delle nuore che non l’ha lasciata mai da sola, Rut, aiutandola a tornare ad una vita più forte e consapevole, proseguendo il suo cammino sui passi della fede che saranno poi quelli di Iesse, Davide, fino a Giuseppe e Gesù.

«Spesso il dolore ci paralizza e arresta il nostro cammino - ha spiegato don Luigi -. La sensazione è quella di essere in un buio irreversibile. Un cristiano però sa bene che Gesù ha il potere di camminare sulle acque agitate». E cita il Vangelo: «Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: 'Sono io, non temete'». Concludendo: «Se ci dimentichiamo che non siamo soli quando tutto diventa difficile e buio, allora sì che la disperazione prende la meglio. Ma se facciamo memoria che qualunque cosa accada il Signore è con noi, allora sperimenteremo una pace che nessuno al mondo potrà darci e potremo finalmente riprendere il cammino interrotto, accanto a chi amiamo e che ci ama».

Don Epicoco, noto per le sue riflessioni sulla fede e il dolore a seguito della perdita di tanti giovani nel terremoto aquilano del 2009 dove è di casa, ha offerto una testimonianza che ha sublimato la sofferenza in risurrezione interiore. Che cos’è allora che porta speranza in una persona ferita dalla sofferenza? «La speranza è nei legami. Finché hai qualcuno a cui vuoi bene e qualcuno che ti vuole bene hai tutto quello che ti serve. La vera tragedia è la solitudine», ha risposto il sacerdote.

In precedenza, Daniela e Claudio hanno raccontato con emozione l’occasione che li ha portati a conoscere don Luigi, incontrato nell’estate 2024 al Santuario di Sant’Anna di Vinadio, dove teneva una catechesi. «Dopo la Messa abbiamo potuto dialogare con lui, grazie al sostegno del rettore del Santuario, don Erik Turco. Avevamo il desiderio di parlargli e, con nostra sorpresa, don Erik ci incoraggiò e ci presentò lui stesso don Luigi. Gli raccontammo così la nostra storia e lo invitammo a Madonna del Pilone. Lui accettò e per noi è stata una gioia immensa e inaspettata». Il motivo di questa decisione lo ha rivelato lo stesso don Epicoco: «Chi vive il mistero della croce ha sempre la precedenza su tutto. Al Figlio in croce, cioè a Gesù in croce, il Padre non rifiuta nulla. Sono sempre colpito dalla testimonianza cristiana di chi vive il mistero della croce, ma attraverso questa ferita fa passare la luce della risurrezione».

L’appuntamento con don Luigi Maria Epicoco a Madonna del Pilone segue il solco tracciato negli anni precedenti dai coniugi Gennero, fatto di altre presenze illustri: nel 2021 don Primo Soldi a fare il kerigma dopo il Rosario; nel 2022 don Gianvito Sanfilippo con i suoi commenti del Vangelo in tempo di pandemia; il 9 settembre 2023 Antonia Salzano, mamma di san Carlo Acutis (canonizzato il 7 settembre scorso); nel 2024 la giornalista e blogger Costanza Miriano.

Che lezione trarne? Una metafora di resistenza e quiete con un messaggio di speranza a tutti i genitori come ce ne sono tanti. Papà e mamme di tutto il mondo, unici seppur anonimi. Padri e madri che sempre, in ogni angolo della Terra, cercano di scalare la montagna del dolore, costruire gesti di pace, giustizia, solidarietà, riconciliazione... Con le armi del coraggio e della pazienza, dell’amore e della tenerezza. E con la forza di un sorriso.

Chiesa di Madonna del Pilone

Nelle foto alcune momenti dell'incontro di don Luigi Maria Epicoco con la comunità di Madonna del Pilone

Nelle foto alcune momenti dell'incontro di don Luigi Maria Epicoco con la comunità di Madonna del Pilone

Nelle foto alcune momenti dell'incontro di don Luigi Maria Epicoco con la comunità di Madonna del Pilone

Nelle foto alcune momenti dell'incontro di don Luigi Maria Epicoco con la comunità di Madonna del Pilone

Silvia Gullino