Il sit-in previsto per sabato 28 giugno davanti all’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno è stato annullato. La manifestazione era stata annunciata dalle sigle FIALS, CISL FP, FP CGIL, Nursing Up, Nursind e UIL-FPL per protestare contro il mancato rinnovo di numerosi contratti a termine e il blocco delle assunzioni all’interno dell’Asl CN2.
La decisione di sospendere la mobilitazione è arrivata dopo la comunicazione da parte dell’Azienda sanitaria della proroga di due contratti infermieristici in scadenza al 30 giugno, della stabilizzazione a tempo indeterminato di un Operatore Sociosanitario e di una Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, e dell’avvio del procedimento per rinnovare fino al 31 dicembre i contratti di undici Operatori Sociosanitari.
Le organizzazioni sindacali hanno espresso soddisfazione per i segnali arrivati dalla direzione, definendoli “un primo passo” e “un segnale di apertura”. Ma il contesto resta critico. Il disavanzo di circa 7 milioni di euro rispetto al tetto di spesa ha determinato l’impossibilità di rinnovare tutti i contratti a tempo determinato e ha bloccato le nuove assunzioni, mettendo a rischio la tenuta del sistema sanitario locale.
Nei prossimi mesi scadranno circa trenta contratti, distribuiti tra operatori socio-sanitari, infermieri e altre figure professionali, cui si aggiungono pensionamenti e dimissioni. Il rischio concreto è una carenza di oltre sessanta unità, con ripercussioni immediate sull’organizzazione dei turni, sulla copertura dei reparti e sulla qualità dell’assistenza.
“Quando si lavora uniti per un obiettivo comune – la tutela del diritto al lavoro – le risposte arrivano. Ma non abbassiamo la guardia: da settembre ci attendono nuove scadenze. Auspichiamo l’apertura di un tavolo di confronto quanto prima, per affrontare con responsabilità le criticità presenti”, scrivono in una nota congiunta Nursing Up, FP Cgil, Cisl FP, Uil FPL e Nursind.
“La sanità è un bene comune: se non tuteliamo chi ogni giorno garantisce cure e assistenza, rischiamo di compromettere un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: il diritto alla salute”.