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Cronaca | 17 giugno 2024, 18:58

Assolto dall'accusa di interruzione pubblico servizio: voleva risposte sul vaccino Covid all'hub di Savigliano

Ad essere imputato e poi assolto è un fisioterapista. L'episodio avvenne nel settembre 2021. L'amica che lo accompagnò: "Chiese il farmaco fosse idoneo anche alla prevenzione dell’infezione del Covid e non solo a quella degli effetti avversi gravi della malattia"

immagine di repertorio

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Era il 2021 quando G.C., fisioterapista saluzzese, venne denunciato e mandato a processo per interruzione di pubblico servizio. Tutto iniziò quando nel settembre di quell’anno a Savigliano era in corso la campagna per la vaccinazione Covid e l’imputato, prima di recarsi all’ hub, aveva mandato una serie di e-mail indirizzate all’Asl cuneese per chiedere alcune informazioni in merito alla natura del vaccino e, in particolare, sul consenso informato. “All’ultima mail - ha spiegato – mi era stato riposto che avrei dovuto chiedere al medico vaccinatore. E così feci”.

L’uomo, come emerso, si presentò all’hub con un’amica che gli facesse da testimone e registrò la prima parte della conversazione avuta con una dottoressa: “Dopo aver visionato il consenso informato che ci era stato dato all’accettazione – ha riferito l’amica che lo accompagnò - G. aveva chiesto una certificazione che attestasse che il farmaco fosse idoneo alla prevenzione dell’infezione del Covid e non solo a quella di effetti avversi gravi della malattia”.

La situazione, poi si sarebbe fatta più tesa al punto che l’uomo chiamò il suo avvocato: “Volevo solo confrontarmi su quello che era un obbligo cui ero tenuto per poter continuare a lavorare – si è giustificato in aula l’imputato - che non mi tornava sia dal punto di vista scientifico sia giuridico. L’Asl mi rimandava al medico vaccinatore, ma questo sosteneva che non era autorizzato a rispondere. Io non sapevo più cosa fare e intanto i sanitari che erano presenti mi facevano sentire come accerchiato, il fatto che mettessi in discussione la procedura era una cosa mai avvenuta, dicevano, e pensavano che li stessi prendendo in giro”.

Dopo quaranta minuti, l’imputato e la dottoressa dell’azienda sanitaria concordarono la sottoscrizione di un documento, in cui quest’ultima dichiarò di non essere autorizzata a fornirgli le informazioni: “Ho abbandonato il centro vaccinale perché non mi era stata data una risposta ed io non ho potuto firmare il consenso informato” ha concluso. Lo stesso pomeriggio, poi, gli venne recapitata una lettera in cui si cominciava la sospensione della sua attività.

“Se il consenso informato non è una richiesta bizzarra, ma un diritto dei cittadini allora non ci può essere perdita di tempo” ha sostenuto il difensore dell’uomo, che ha ottenuto l’assoluzione con formula piena del proprio assistito. Ad essere costituita parte civile è stata l'Asl che ha sostenuto che, in realtà, l'uomo si sarebbe presentato all'hub "non a fare il vaccino, ma a provocare il personale sanitario" chiedendo la condanna dell'uomo. 

CharB.

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