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Attualità | 30 maggio 2024, 07:32

Elezioni, la Provincia si appella ai candidati regionali per una nuova “governance” della montagna

Il tavolo delle Unioni Montane della Granda chiede riforme per migliorare la gestione territoriale da parte degli enti montani del Piemonte

Immagine di repertorio

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Una lettera aperta ai cinque candidati Presidenti alle prossime elezioni regionali sulle problematiche relative al governo della montagna piemontese dopo le riforme degli ultimi anni.

L’iniziativa arriva dal Tavolo delle Unioni Montane della Granda, coordinato dalla Provincia di Cuneo. Lo scopo è quello di dare il via a riforme necessarie per garantire una migliore operatività e gestione territoriale da parte degli enti montani del Piemonte per garantire un reale ed effettivo governo della montagna in grado di dare risposte concrete ai bisogni reali di chi sulle nostre montagne vive e lavora. Il Tavolo delle Unioni Montane è stato ricostituito dalla nuova amministrazione provinciale che ha riportato l’attenzione sul tema montagna trovando la partecipazione unanime delle Unioni montane nel riscontrare una mancanza di governance vera e propria da quando sono state chiuse le Comunità montane.

La lettera ha lo scopo di avviare un confronto con i futuri organi di governo regionale, Presidente e Consiglio, per ricostituire un sistema di Enti montani sovralocali territorialmente omogenei e stabili cui affidare il coordinamento e la gestione di funzioni efficaci per la nostra montagna. Oltre ai candidati regionali, il documento sarà inviato anche alle Unioni Montane della Regione Piemonte, alla Città Metropolitana di Torino e alle Province piemontesi, ai Comuni di Cuneo, Mondovì e Saluzzo e ai vertici di Uncem e Uncem Piemonte.

La lettera fa subito riferimento alle nuove Unioni Montane nate al posto delle ex Comunità montane dopo l’entrata in vigore della cosiddetta legge Maccanti (legge regionale 11/2012), “organismi di fatto fortemente indeboliti rispetto al passato sia dal punto di vista della stabilità della composizione territoriale sia in termini di definizione delle competenze e incisività del potere decisionale”. Il documento evidenzia i numerosi punti di debolezza che caratterizzano le Unioni Montane di oggi: “una composizione territoriale spesso incongrua e non sempre definita che non facilita occasioni di coinvolgimento reale delle istituzioni, della popolazione locale e delle imprese in progetti di sviluppo sostenibili grazie all’aggregazione di aree omogenee per geografia e confini, per affinità socio-economiche, per storia e identità culturale, per vocazione (…); una composizione territoriale poco stabile nel tempo che ha visto in questi anni la fuoriuscita e il rientro di uno o più Comuni, con la conseguente interruzione della continuità geografica nella valle, la compromissione idei piani e dei progetti avviati, la fragilità dei servizi di welfare; una minor chiarezza, rispetto al passato, nell’attribuzione dei ruoli e delle funzioni tra l’Unione Montana e i Comuni associati (…); una difficile relazione con le altre istituzioni e realtà sovralocali, si pensi alla stessa Provincia di Cuneo, un tempo luogo di incontro e di confronto costante per le Comunità Montane, bisogno cui intende rispondere in questa fase proprio il Tavolo delle Unioni Montane Cuneesi (…), così come accade con altri soggetti istituzionali”.

La lettera continua evidenziando il difficoltoso confronto delle Terre alte con le città e i Comuni del pedemonte “con l’impossibilità, di fatto, di strutturare rapporti tra gli enti basati su un approccio metro-montano che proponga un modello alternativo non urbano-centrico”. Questo si ripercuote anche sulla gestione aggregata dei servizi essenziali per la popolazione (socio-assistenziali, sanitari, per la mobilità, digitali, scolastici, culturali, del commercio, ecc.) che risultano sempre più rarefatti o di difficile accessibilità, in particolare quelli sanitari. Il testo fa poi riferimento alla difficoltà ad affrontare, nel quadro attuale, tematiche come i cambiamenti climatici e la transizione energetica, rispetto alle quali le Unioni potrebbero assumere un ruolo determinante nella governance delle risorse. “Non da ultimo la condizione in cui operano gli amministratori delle Unioni Montane, costretti a gestire responsabilità e bilanci anche molto consistenti in una perenne incertezza e senza percepire indennità di carica”.

Tutte queste difficoltà “rendono le Unioni Montane il soggetto debole del territorio, proprio nel momento in cui gli enti sovraordinati, e in particolare la Regione Piemonte, avrebbero bisogno di un interlocutore quanto mai forte e rappresentativo in grado di costituire un efficace supporto a ogni politica e legislazione volte a favorire lo sviluppo locale delle aree montane piemontesi che, sommate a quelle collinari, rappresentano oltre il 70% del territorio regionale (77,4% della Provincia di Cuneo)”.

La lettera si conclude con un appello affinchè “entro i primi 100 giorni dall’insediamento, venga dato avvio a un confronto permanente nel cui ambito si possano far emergere esigenze trasversali e specifiche e si possano creare le indispensabili sinergie per ri-costruire un sistema di enti sovralocali geograficamente compatti e stabili dal punto di vista dei territori coinvolti cui affidare il coordinamento e la gestione di funzioni definite ed efficaci per la nostra montagna. La definizione di criteri di scelta per la definizione delle Unioni Montane, in termini di geografia e di ruoli, potrà contribuire ad affrontare tematiche importanti quali l’impoverimento demografico, la contrazione dei servizi per il welfare, la fragilità idrogeologica e i Cambiamenti Climatici, la Transizione energetica, i fabbisogni del mondo imprenditoriale cruciali per la permanenza della popolazione nella montagna cuneese e per il suo futuro sviluppo sostenibile”. Nell’imminenza del confronto elettorale, si auspica la possibilità di un incontro per illustrare i dettagli di quanto esposto.

 

c.s.

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