L’Inter campione d’Italia e l’emozione per un grande risultato ottenuto nel modo migliore possibile, è quanto esprime Andrea Ranocchia in apertura di una lunga intervista, in cui parla dell’Internazionale, di allenatori, calciatori e della Nazionale. L’ex capitano dell’Inter, a 36 anni, ha già lasciato il calcio da due in seguito a un infortunio, ma continua ad orbitare nel mondo nerazzurro. Lo fa con un podcast, come opinionista, e allo stesso tempo ha intrapreso una carriera da imprenditore del settore turistico.
L’intervista ad Andrea Ranocchia si apre inevitabilmente con un commento sul derby del 22 aprile, finito 2-1 per i nerazzurri, che ha sancito la certezza del ventesimo scudetto: “Ho tanti amici, anche nello staff, nei vari componenti che poi ruotano intorno alla squadra quindi sono contentissimo e so quanto ci tenevano. Naturalmente vincerlo nel derby ha un sapore ancora più importante”. I ricordi vanno irrimediabilmente al suo primo derby, nel 2011, su cui c’erano tante attese ma che finì in maniera diversa.
L’importanza di Inzaghi
Dal passato al presente, Ranocchia non risparmia elogi per la squadra, dotata di una rosa fortissima, e per Simone Inzaghi. Sin dall’inizio del campionato ha avuto la certezza che l’Inter ce la potesse fare; poi commentando gli esiti della Champions dichiara: “La Champions è un discorso a parte, perché il campionato si gioca su tante partite, quindi hai sempre modo di riprendere, magari fai 1 o 2 passi falsi però comunque le partite sono tante”. Tornando alle prestazioni dell’Inter, tra i giocatori che lo hanno sorpreso positivamente menziona Thuram, che ha particolarmente stupito e Sommer, che ha dimostrato molta personalità.
Senza dubbi sulla lunghezza e l’importanza della rosa dei calciatori a disposizione dell’Internazionale, è fondamentale riconoscere il ruolo dell’allenatore. In merito al lavoro di Inzaghi, Ranocchia spende solo parole positive: “Inzaghi è stato intelligentissimo a capire il livello della squadra, perché la squadra è una squadra forte e lui ha capito come doveva gestire i giocatori”. Tra le doti del commissario tecnico c’è sicuramente quella dell’empatia, una qualità che Ranocchia ritiene molto importante, in particolare nel calcio odierno.
Dovendo menzionare tre allenatori con cui avrebbe voluto lavorare, l’ex interista non ha dubbi. Il primo è Guardiola, che di sicuro sarebbe stata una bella esperienza anche nello spogliatoio. Il secondo è De Zerbi, di cui apprezza le idee e il terzo Xabi Alonso: “È nuovo nel panorama mondiale degli allenatori però, nei prossimi anni, credo riuscirà a fare una grande carriera”. Attualmente alla guida del Bayer Leverkusen Alonso si è portato a casa la Bundesliga, primo scudetto nella storia del club.
Le chance della Nazionale agli Europei
Rimanendo in tema allenatori, Ranocchia parla anche di Spalletti e della sua Nazionale, con gli Europei ormai vicini. Le sue aspettative sono buone, osserva che l’Italia “È una squadra che ha qualità anche davanti adesso, Scamacca è un giocatore importante per la Nazionale e a me è sempre piaciuto." Per Ranocchia l’attaccante è una pedina fondamentale nel nuovo corso di Spalletti.
Con giocatori di talento e giovani promettenti, l'Italia può contare su una rosa equilibrata ma anche versatile, ma soprattutto, dichiara con soddisfazione “C’è un blocco di giocatori che fanno parte dell’Inter, Dimarco, Barella, Bastoni, Acerbi”. E sul CT della Nazionale conclude: “Un allenatore che per la nazionale è perfetto quindi sicuramente se la possono giocare”. Nel corso della sua carriera Ranocchia ha giocato con la maglia blu dell’Under-20, dell’Under-21 e ha militato anche nella Nazionale maggiore.
Pressione e razzismo nel calcio
Parlando del calcio di oggi, inevitabile che il discorso si sposti al tema del razzismo, purtroppo ancora un tema complesso e persistente. Sebbene i comportamenti razzisti siano diminuiti rispetto a qualche anno fa, per Ranocchia non si osservano progressi significativi e ritiene che si tratti di un problema culturale: “C’è ancora c’è tanta strada da fare, se a livello calcistico ci sono in un anno 3-4 episodi, come Maignan a Udine, Vinicius in Spagna, il caso Acerbi-Juan Jesus”. Ma, aggiunge, che spesso lo sport, e dunque il calcio, funge da specchio per le tensioni sociali più ampie.
Il discorso verte sulle nuove generazioni, spesso influenzate negativamente dai social media, e che sembrano avere una mancanza di controllo e valori solidi. Se poi si pensa ai giovani calciatori, la situazione è ancora più complicata, date le pressioni che devono subire e che spesso sfociano in comportamenti sbagliati: “Adesso tutti sono giornalisti, tutti possono scrivere qualsiasi cosa, tutti possono arrivare a qualsiasi giocatore con due righe. E quindi il calciatore ha tanta più pressione che poi purtroppo sfocia in campo”.
Il consiglio per chi si avvicina al calcio, come suo figlio è quello di divertirsi: “Da padre, l’importante è che sia contento, si diverta, che faccia amicizia perché deve essere così”.