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Attualità | 05 marzo 2024, 11:47

Tenda, le reazioni alla verità di Edilmaco: "Le beghe contrattuali non ci riguardano. Il territorio va risarcito"

Una situazione sempre più compromessa quella del cantiere del Tenda, all'indomani della lettera con cui il Consorzio che sta eseguendo i lavori ha respinto accuse e critiche. Gabusi tira dritto: "Le penali vanno pagate". Robaldo esprime dubbi sull'operato del commissario straordinario

Tenda, le reazioni alla verità di Edilmaco: "Le beghe contrattuali non ci riguardano. Il territorio va risarcito"

Un territorio ostaggio di un cantiere segnato da inchieste, difficoltà di ogni tipo, un'alluvione e, nero su bianco, da contratti non perfezionati, da un progetto esecutivo rivisto e modificato innumerevoli volte e, si è scoperto ieri, mai approvato. 

Si è scoperto ieri perché lo ha scritto Edilmaco, il Consorzio torinese che da maggio 2019 è subentrato nei lavori i lavori dopo la "cacciata" della precedente impresa, a seguito dei guai giudiziari che portarono al sequestro del cantiere dopo un imponente blitz delle Fiamme Gialle.

Una vicenda che, solo a ricostruirla, fa ridere, se non ci fosse da piangere. Tutto quello che poteva andare male, lo ha fatto. A partire da un'alluvione che ha devastato la Valle Roya e costretto a rivedere buona parte del progetto.

"Bisognava sedersi ad un tavolo, riprogettare e ricomputare l'opera. Non so se avremmo accettato, in questo caso. Si sarebbe andati ad una nuova gara e l'opera si sarebbe conclusa non prima del 2027. Invece abbiamo continuato, senza mai avere un progetto esecutivo approvato. E finiremo per settembre del 2024", commentano dall'azienda all'indomani della dura lettera con la quale, per la prima volta, Edilmaco ha detto la sua verità.

Un intervento che nasce come reazione alle dichiarazioni della Regione post conferenza intergovernativa: "Chi ha sbagliato deve pagare. Ci sono le penali, come in ogni contratto".

Edilmaco non ci sta e respinge le accuse di inottemperanza. Non vogliono più essere i capri espiatori delle verità non dette da Anas. "Noi non abbiamo parlato perché non toccava a noi farlo. Doveva farlo Anas, che ha sempre saputo delle infinite difficoltà del cantiere".

All'indomani della lettera, le reazioni sono tese.

La prima è quella di Marco Gabusi, assessore regionale alla Infrastrutture. Senza girarci troppo attorno, sottolinea come le beghe tra Anas ed Edilmaco alla Regione non interessino. "Noi ci abbiamo sempre messo la faccia. Siamo noi che rispondiamo di fronte ai cittadini. Manca un contratto? Non è un problema nostro. Che se la vedano tra loro. A noi preme solo che, in caso di ritardi rispetto alla scadenza di giugno 2024, vengano pagate le penali a chi ha subito. In questo siamo tutti d'accordo: Regione e Comuni. Qui tanti hanno sbagliato, ma il territorio deve essere risarcito per le sofferenze patite da questa situazione che si trascina da anni. Non abbiamo offeso nessuno né colpevolizzato nessuno. Abbiamo detto quello che pensano tutti. Qualcuno deve pagare, perché ci siamo stufati".

Sulla lettera dell'azienda un solo commento: "Fa benissimo a far valere i propri diritti. Mi sembra strano che parli solo dopo che abbiamo chiesto di applicare delle penali. Poteva e doveva parlare prima".

Luca Robaldo, presidente della Provincia e referente per il Comitato di monitoraggio, il primo, già un paio di mesi fa, ad avanzare dei dubbi sulla scadenza di giugno 2024, rincara la dose: "Delle polemiche tra Edilmaco e Anas non mi interessa, l'unica cosa che mi riguarda sono i cittadini. Un ping pong che mi lascia perplesso e che mi fa nuovamente dubitare dell'operato del commissario straordinario Nicola Prisco. Non doveva, lui, essere il garante di tutto?".

Il Consorzio continua a lavorare, con oltre 200 operai, in condizioni non facili. Da dieci giorni il cantiere sul piazzale francese è fermo, per il rischio valanghe. "Finiremo con alcuni mesi di ritardo - ribadiscono. Lasciateci lavorare. Quel cantiere è sottoposto ad una pressione davvero difficile da gestire, anche per gli operai. Perché non abbiamo parlato prima? Perché nessuno ci ha interpellati, nonostante più volte abbiamo chiesto udienza a Cirio e Gabusi. Inoltre, non siamo noi a dover parlare, ma Anas. In tutta questa vicenda sono stati fatti due grandi errori: non aver rifatto il progetto dopo l'alluvione, che ha stravolto tutto, e non aver detto come stavano le cose". 

Barbara Simonelli

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