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Cronaca | 10 febbraio 2024, 14:20

Partecipò ad un progetto accoglienza e ora è accusato di stalking verso la sua educatrice

La giovane aveva spiegato in tribunale che una notte lui sarebbe arrivato a chiamarla 1.486 volte. I colleghi della vittima: "Le abbiamo fornito un tracker. Lui diceva che voleva sposarla"

Immagine di repertorio

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Continua in tribunale di Cuneo il processo a carico di A.A.E., giovane sudanese cui è riconosciuta protezione internazionale, accusato di stalking ai danni della sua educatrice.

Tutto inzia nel 2019, quando il giovane era entrato nel progetto di accoglienza migranti in un centro del Monregalese e qui frequentò corsi di lingua italiana. Il ragazzo, come spiegato da alcuni dipendenti del centro, aveva anche preso parte ad un percorso di inserimento che gli aveva poi permesso di accedere ad un tirocinio e poi qualche tempo dopo di trovare un lavoro in autonomia. Per due anni, dal 2019 al 2021, era stato seguito da un’operatrice con cui aveva rapporti quotidiani. Andando avanti però, l'atteggiamento di lui, sarebbe diventato più invadente e insistente, al punto che la donna lo denunciò per stalking. 

Come spiegato in aula dalla giovane educatrice, una notte lui sarebbe arrivato a chiamarla 1.486 volte. La ragazza ha altresì parlato di appostamenti, pedinamenti e insistenti richieste e messaggi che poi sfociarono nell'applicazione del divieto di avvicinamento, che però lui non rispettò. Da qui l'accusa della violazione della misura cautelare, ora aggravata nel divieto di dimora. “Nel 2021 mi aveva dichiarato il suo amore - aveva spiegato la ragazza -. Una volta mi aveva scritto che aveva intenzione di sposarmi e che mi avrebbe aspettata. Ad oggi non mi sento al sicuro”.

Chiamati a testimoniare in aula, anche alcuni suoi colleghi: “Le avevamo dato un tracker - ha riferito uno di loro -. E' un dispositivo di allarme collegato al telefono. Facevamo in modo di non lasciarla mai sola sia all’entrata che all’uscita dal lavoro. Le avevamo anche fornito un nuovo numero di telefono ma lui era riuscito ad averlo e aveva ricominciato a tormentarla. Diceva che voleva avere un figlio con lei e questo per noi fece alzare il livello di attenzione”.

La referente della ragazza le aveva chiesto di scrivere una relazione su ciò che stava succedendo: “Era molto dettagliata – ha spiegato -. Mi sono spaventata di tutte le cose che stava subendo e che non ci aveva detto a voce”.

Il processo proseguirà il 9 luglio con gli ultimi testi prima della discussione.

CharB.

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