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lavocedialba.it | 09 febbraio 2024, 06:40

Viaggio “pro-memoria” al campo di Auschwitz-Birkenau per gli studenti braidesi [FOTO]

In Polonia per visitare gli orrori della Shoah, c’era anche l’IPS Mucci: "Vedere è un’altra cosa"

Il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e panorami di Cracovia - credit photo Edoardo Stenta

Il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e panorami di Cracovia - credit photo Edoardo Stenta

"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno" (Se questo è un uomo di Primo Levi).

È terminato mercoledì 7 febbraio il viaggio “pro-memoria” in Polonia per un gran numero di studenti braidesi, tra i quali anche ragazze e ragazzi dell’Istituto Professionale Statale “Velso Mucci”.

La visita è organizzata ogni anno da Deina Torino Aps, nata a Torino nell’estate del 2013 da un gruppo di ragazzi che hanno deciso di affiancare l’associazione nazionale Deina con progetti e percorsi incentrati sull’ambito regionale. Finora sono oltre 11mila i giovani, provenienti da 13 regioni, che hanno preso parte a questa esperienza.

Da molto tempo l’amministrazione comunale di Bra sostiene il progetto (che prevede un resoconto del vissuto in un appuntamento della Scuola di Pace) e anche quest’anno ha dato la possibilità agli alunni delle classi quinte degli Istituti superiori cittadini di toccare con mano la brutalità della soluzione finale nazista.

La trasferta è iniziata venerdì 2 febbraio, quando studenti, docenti e accompagnatori Deina hanno raggiunto Cracovia in pullman per visitare i luoghi simbolo che hanno caratterizzato questo momento buio della storia più recente d’Europa.

Prima tappa la Fabbrica di Schindler, oggi Museo dedicato alla storia di Cracovia dal 1939/45. A seguire, il sopralluogo all’ex ghetto ebraico Podgórze voluto e realizzato dal regime nazista nel 1941. Poi il quartiere ebraico, situato nella zona orientale della Città Vecchia, centro della vita religiosa e sociale della Cracovia ebraica fino alla deportazione di massa della comunità locale, avvenuta durante l’occupazione tedesca.

Infine l’arrivo al campo di Auschwitz, luogo in cui tra il 1940 e il 1945 i nazisti uccisero oltre un milione di persone, seguendo l’ideologia secondo la quale, come affermava, l’allora Ministro della giustizia del III Reich, Otto Thierack: «Dobbiamo liberare la nazione tedesca da polacchi, russi, ebrei e zingari».

Camminano i ragazzi per visitare i Blocks, le camere a gas, i forni crematori, le prigioni e il museo storico. "Avevo visto queste cose nei film - racconta Edoardo - ma guardare con i propri occhi è diverso. C’erano le stanze piene di capelli, occhiali e valige dei deportati. Pioveva e faceva freddo, noi avevamo il giubbotto mentre loro indossavano solo un pigiama a righe".

Il cammino prosegue lento: i ragazzi ascoltano le parole e la ricostruzione dei fatti anche attraverso foto storiche, per poi terminare a Birkenau e osservare la zona delle baracche, dei forni e della zona Canada con la baracca di ricevimento dei deportati, strappati dalla propria terra e dalla propria famiglia.

A Birkenau la vita non durava più di quaranta minuti, il tempo di passare dal treno agli spogliatoi interrati nei quali venivano stipati (con l’inganno e l’illusione di potersi lavare) bambini, donne, anziani e uomini prima delle docce della morte.

"Dal modellino che ci hanno fatto vedere - aggiunge Edoardo - lo spogliatoio era in un cunicolo che scendeva sottoterra. Lì i deportati dovevano lasciare le proprie cose. I nazisti dicevano loro di metterle in ordine, perché dopo la doccia le avrebbero riprese, rassicurandoli fino all’ultimo, perché non reagissero. Invece, una volta nella doccia, usciva il gas ed era la fine".

L’orizzonte è ancora fatto di filo spinato e di una ragnatela di binari ferroviari sui quali viaggiavano i vagoni della sofferenza, disumanizzazione di ignari e innocenti destinati all’inferno in terra. "Per me il significato di questo viaggio è comprendere che siamo tutti uguali e che non devono essere fatte differenze tra le persone", conclude Edoardo.

Immancabile la foto alla Judenrampe (il binario morto del lager di Birkenau dove arrivavano i treni con a bordo i deportati) per conoscere e ricordare, perché quanto accaduto non accada mai più. Come scrive Primo Levi: "Fa che il tuo viaggio non sia inutile".

Silvia Gullino

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