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Attualità | 02 febbraio 2024, 09:52

2 febbraio: presentazione del Signore e l’antico rito della Candelora

Perché accendere una candela è segno di fede e di preghiera davanti a Dio

In foto la chiesa ortodossa di Santa Caterina d’Alessandria, a Bra

In foto la chiesa ortodossa di Santa Caterina d’Alessandria, a Bra

Si va per pregare, per scoprire un patrimonio artistico e, spesso, per accendere una candela. Entrare in una chiesa, in una cappella, in un monastero o in una cattedrale significa tutto questo e proprio le candele raccontano qualcosa che riguarda ciascun fedele e il suo dialogo silenzioso con Dio. 

Le candele tradizionalmente vengono accese nelle chiese di tutte le confessioni per il loro significato simbolico di luce. Durante messe, matrimoni, funerali e battesimi, la funzione delle candele è quella di fare luce e dissipare le tenebre. 

La loro bellezza e il calore che generano sono un richiamo all’amore di Dio, poiché è la prima cosa che Egli ha creato, nella sua infinita bontà e sapienza, e con essa ha reso visibile tutto il resto della Creazione. 

La luce della candela fornisce anche una guida nel buio. Essa è il simbolo della verità della Parola di Dio, lampada che guida il cammino del credente. L’ignoranza, l’incapacità di accogliere questa consapevolezza condannano l’anima alle tenebre e alla morte. 

Luce come simbolo di Cristo, che di se stesso disse: «Io sono la luce del mondo» (Giovanni 8:12), tanto da illuminare e scaldare anche i cuori più freddi. Il corpo della candela si consuma, così come il corpo materiale, mentre la fiamma dell’amore regna. 

Così, ogni volta che accendiamo una candela alla Madonna oppure ad un Santo che sentiamo particolarmente vicino, compiamo un gesto d’amore verso Dio e questo amore fatto di devozione, della preghiera che sussurriamo, acquista un valore immenso. Possiamo dire che accendere una candela accompagna la vita del fedele anche fuori dalla chiesa, prolunga la preghiera, l’amplifica. 

In una parola, accendere una candela è un segno tangibile di fede. Se non custodita, la fiamma si spegne. Ne deriva che il credente deve proteggere la fiamma della fede contro i venti avversi della vita. 

Ma c’è di più. Accendere una candela in chiesa, o tenere in mano una candela accesa durante una processione, ha una profonda funzione comunitaria. In queste occasioni il nostro amore diventa corale, come un inno cantato all’unisono da molte voci. Non siamo solo noi, non è solo la nostra fiammella oscillante, ma diventiamo parte di un’unione fatta di amore e calore, tanti frammenti di luce che si ritrovano nell’unico sole. 

Esistono anche delle Feste legate alle candele. Pensiamo alla religione ebraica, con l’accensione delle candele il venerdì sera, per celebrare l’inizio dello Shabbat o la Festa di Hanukkah, la Festa delle Luci, in occasione della quale ogni notte, per otto giorni consecutivi, viene accesa una candela che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme. 

Nella religione cattolica abbiamo la Candelora, che cade quaranta giorni dopo Natale e ricorda la Presentazione di Gesù Bambino al tempio. È un’occasione di festa, durante la quale, tra le altre cose, vengono benedette moltissime candele, che poi vengono accese proprio per celebrare Gesù come portatore di Luce, ma anche per festeggiare la fine dell’inverno, perché, secondo le antiche tradizioni contadine, da qui in poi si guarda alla primavera che verrà. 

Ecco (per chi lo desideri) una breve preghiera trovata nel duomo di Napoli, che è possibile recitare dopo aver acceso la candela: Signore, non posso restare qui, ma accendo questo piccolo lume che resta davanti a Te e prego. Questa piccola fiamma mi ricorda che la fede in Te è luce che illumina il cammino della mia vita. Mi ricorda che la fede è calore che conforta me e le persone che incontro perché tu sei Amore e la vita senza di Te e senza amore è gelida. Questo lume brilla perché si consuma: aiutami a consumare e trasformare il male in bene i rancori in ricordi, le vendette in perdono. Resto qui, un poco di tempo con Te, e San Gennaro mi accompagna: per la sua fede ha affrontato anche la morte. San Gennaro mi aiuti ad avere forza e coraggio. Amen. 

Silvia Gullino

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