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Attualità | 29 gennaio 2024, 15:02

Nel carcere di Cuneo sette detenuti sono "liberi" di coltivare: la rieducazione passa dalla terra [FOTO]

Stamattina la presentazione del progetto che vede insieme Open Baladin Cuneo e Joinfruit. Un percorso durato un anno e fortemente voluto dal direttore della struttura penitenziaria Minervini

Nel carcere di Cuneo sette detenuti sono "liberi" di coltivare: la rieducazione passa dalla terra [FOTO]

Insalatina, valeriana e ortaggi. Dal carcere Cerialdo ai tavoli dell'Open Baladin di Cuneo, per poi arrivare chissà dove, magari trasformati.

Il progetto "Liberi di coltivare" è stato presentato questa mattina nella Casa Circondariale del capoluogo, alla presenza di tante autorità, che non hanno voluto mancare all'inaugurazione di questo bellissimo percorso che vede insieme Baladin e Joinfruit, in una sinergia di intenti iniziata un anno fa. 

Sono sette i detenuti che si sono messi in gioco e che si occupano della serra allestita nel carcere, a poca distanza dai padiglioni di reclusione. Un'opportunità di rieducazione e rinascita per i detenuti. Un progetto che nasce dalla volontà e responsabilità di investire in attività di economia sociale e circolare che coinvolgano anche le persone più "fragili".

In una struttura penitenziaria dove sono reclusi 320 detenuti, di cui 45 al 41 bis, che raddoppieranno nei prossimi mesi al termine dei lavori di ampliamento, dove mancano 38 agenti, dove le difficoltà sono quotidiane e dove spesso sono più le cose negative ad arrivare fuori da quel mondo chiuso e ristretto, Elio Parola, patron del locale di piazza Foro Boario, assieme alla Joinfruit di Verzuolo, guidata da Bruno Sacchi, hanno voluto creare un'opportunità di lavoro per alcuni detenuti, sempre a stretto contatto con il direttore Domenico Minervini e con la struttura penitenziaria. 

Da tutti gli intervenuti, a partire dal Provveditore distrettuale Monica Russo, l'elogio a progetti che mettono in relazione il carcere con il territorio attraverso la rieducazione e soprattutto attraverso il lavoro, che restituisce dignità e prospettive ai detenuti.

Non è mancato il grazie ai poliziotti sia da parte della Russo che del direttore Minervini, senza i quali non sarebbe possibile portare avanti questi progetti. Perché ce ne sono altri. Sempre Baladin è coinvolto in Panatè, che da qualche anno, sempre in carcere, coinvolge i detenuti nell'attività di panificazione. E sono stati ancora i detenuti, allievi dell'Alberghiero, a servire l'ottimo rinfresco finale. 

Perché il lavoro diventa un'occasione di apprendimento, di libertà e di futuro. E anche di dignità: chi lavora viene pagato e può aiutare la propria famiglia. Un obiettivo importante anche in vista di un reinserimento nella vita sociale, che dovrebbe essere il fine ultimo del carcere. Ma, come è stato più volte sottolineato, non è facile, tanto più in un carcere di massima sicurezza come quello di Cuneo.

Per riuscirci serve il territorio, aziende lungimiranti e attente al sociale, come Baladin e Joinfruit, e una direzione penitenziaria che ci creda e che sappia coinvolgere il personale.

Con "Liberi di coltivare" tutto questo è riuscito. E il risultato è il frutto della terra, prezioso come poche altre cose.

Barbara Simonelli

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