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Al Direttore | 21 novembre 2023, 14:57

Quando la scuola chiede il consenso per insegnare l'educazione di genere: lettera di una mamma preoccupata

Riceviamo e pubblichiamo da una lettrice che si interroga sulla comunicazione tra scuola e famiglia

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha sconvolto l'Italia intera, accendendo un forte dibattito sulla parità di genere. Molti genitori si stanno interrogando sull'educazione corretta da dare ai propri figli, in particolare ai figli maschi.

Abbiamo ricevuto la lettera di una “mamma preoccupata” che cerca alleanze nella scuola. Ma che si scontra con la complessa questione della comunicazione tra scuola e famiglie. Una scuola che chiede il consenso per parlare di argomenti complessi agli alunni, ma che lo fa in modo freddo e poco comprensibile. Abbiamo deciso di pubblicarla integralmente:


Sono mamma di figli maschi, ancora piccoli.

In questi giorni, dove tanto si parla di Giulia, l’ennesima vittima di un uomo incapace di amare, mi sono posta molte domande. Prima tra tutte: noi genitori cosa possiamo fare perché non succedano queste tragedie?

E allora poi penso che sia fondamentale l’esempio perché i nostri ragazzi imparino ad essere gentili, empatici. Il dialogo è indispensabile affinché imparino che le parole possono essere molto più efficaci delle mani, che possono servire per sfogare la rabbia, la delusione, per essere ascoltati ed accolti.

Poi il mio pensiero va alla scuola. Perché si, la scuola DOVREBBE essere un luogo dove, oltre ad imparare a leggere, scrivere e contare, si insegna ad affrontare il mondo, a convivere con persone con idee, carattere, pensieri, vissuto, cultura diversi.

Ho scritto “dovrebbe” in maiuscolo volutamente. Perché proprio in questi giorni, dove tanto si parla di Giulia e di tutte quelle donne uccise, a noi genitori, in una scuola della Granda, è stato recapitato un avviso. Uno di quelli dove devi scegliere se dare o meno il consenso. Scritto uguale per tutto l’Istituto, dalla prima elementare alla terza media.

Con questo foglio, utilizzando parole “forti” e a tratti anche molto complesse, ci viene comunicato che durante l’anno, anche con la collaborazione di esperti esterni, si affronteranno temi come, primo fra tutti, scritto in prima riga: educazione sessuale ed affettiva, che però è prevista solo dalla 5^ ma non è specificato, senza contestualizzare, e già questo basterebbe per spaventare un genitore magari di una bimba piccola e con una cultura ed un’apertura mentale diversa dalla mia. Poi menziona il bullismo, la violenza sulle donne, il femminicidio, la destrutturazione degli stereotipi di genere (e secondo me molti non sanno nemmeno cosa vuol dire, specie se magari con una lingua madre diversa). Quindi a noi genitori viene chiesto il consenso per lasciare che con i nostri figli si affrontino queste tematiche. I bambini per cui non viene prestato il consenso, verranno momentaneamente collocati in un’altra classe. Quindi oltre ad aver scritto una comunicazione in un modo folle, senza troppe spiegazioni, si passa un secondo messaggio sbagliato: alcune tematiche sono solo per qualche alunno.

Oggi, a scuola, dedicheranno un minuto di silenzio a Giulia e a tutte le donne vittime di violenza e, stando a ciò che c’è scritto sull’avviso, ad alcuni bambini non potrà essere spiegato il motivo per cui stanno in silenzio un minuto.

Già mi immagino, dopo una lite tra compagni, la maestra che accompagna alcuni bambini in un’altra classe per poter affrontare il tema del bullismo, della violenza (verbale e fisica) che è SEMPRE sbagliata.

All’inizio ho provato tanta rabbia leggendo quel pezzo di carta, poi mi sono sentita triste, e alla fine mi è rimasto un profondo senso di fallimento.

Ho un’immensa fiducia e stima verso gli insegnanti dei miei figli, sono sicura che questi argomenti sappiano affrontarli in modo consono alla loro età ma, aimé, inizio a non aver più fiducia nella scuola che ho scelto per i miei bambini. Sono fermamente convinta che queste tematiche siano fondamentali per la crescita di questi piccoli uomini e donne a cui, un domani, dovremo affidare questo mondo, sempre più cattivo e malato.

Ho scritto questa lettera sperando di andare al cuore e al buon senso della comunità e delle istituzioni, confidando in un intervento e in un cambiamento positivo. Io da sola posso fare poco, sono “solo” una mamma, ma è compito di TUTTI fare sì che non ci siano più altre Giulia, che spariscano episodi di bullismo a scuola. Che i nostri bambini, che sono il nostro futuro, possano essere, un domani, uomini e donne capaci di gentilezza, di rispetto e di empatia.


Una mamma preoccupata 


lettera firmata

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