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Attualità | 30 maggio 2023, 23:01

Peste Suina Africana, le Unioni Alta Langa e Cebana richiedono lo stato di emergenza

Questa sera a Bossolasco un consiglio aperto tra i due enti rappresentanti dei comuni che si trovano più vicini all’area infetta. La proposta è stata approvata all’unanimità

Peste Suina Africana, le Unioni Alta Langa e Cebana richiedono lo stato di emergenza

La Granda teme l’avanzata della Peste Suina Africana. A preoccupare, nel caso altri comuni in provincia, dopo Saliceto, entrassero in zona rossa II infetta, sono soprattutto le conseguenze per il settore suinicolo.

Come riportavamo sul nostro giornale, negli scorsi giorni, sono già state organizzate battute di caccia straordinarie nei comuni di Niella Tanaro e Lesegno, mentre a Frabosa Sottana, lo scorso sabato, sono stati formati circa 300 nuovi cacciatori con i nuovi corsi sulla prevenzione della PSA.

Nella serata di martedì 30 maggio, a Bossolasco, è stato indetto un doppio consiglio aperto tra le Unioni dell’Alta Langa e delle Valli Mongia Cevetta e Langa Cebana, rappresentate rispettivamente dai presidenti Davide Carlo Falletto e Vincenzo Bezzone.

Alla serata hanno partecipato numerosi sindaci dei territori delle due Unioni, Roberto Colombero, presidente di Uncem e il presidente della Provincia Luca Robaldo, intervenuto insieme ai consiglieri provinciali Massimo Antoniotti e Anna Maria Molinari.

“La PSA è arrivata in Liguria e in provincia di Alessandria ormai un anno fa, a causa dell’uomo, con noi sono coinvolte altre regioni italiane, con ceppi diversi - ha detto il vice presidente della Regione Piemonte, Fabio Carosso in collegamento - “Il nuovo commissario Vincenzo Caputo era con noi ieri in commissione occasione in cui ha illustrato le linee guida da osservare con depopolamento dei cinghiali, riducendo la popolazione selvatica nelle zone non ancora infette e ridurre quasi a livello totale nelle zone infette. Sono stati formati dei cacciatori con appositi corsi per effettuare operazioni di bioregolazione. Il timore più grande è per la filiera suinicola: non è facile agire, dobbiamo fare tutti la nostra parte, non ci sono alternative”.

“La situazione che ci troviamo ad affrontare è abbastanza grave. Non è una questione di ‘se’ ma di quando. Oggi è in zona infetta il comune di Saliceto. Il primo elemento è la gravità della situazione, la burocrazia non aiuta mai, meno che mai ora.” - ha sottolineato il presidente provinciale Robaldo - “I capi uccisi in zona I e limitrofe sono 580. Nel 2022 sono stati 880. La prima cosa è stato velocizzare queste operazioni. A oggi abbiamo 700 cacciatori formati, è stato fatto un corso sabato scorso a Frabosa Sottana con 300 cacciatori, nuovi corsi verranno fatti nell’area cebana nei prossimi giorni. Ieri pomeriggio si è insediato il tavolo di lavoro coordinato dal consigliere Dovetta, per tutti gli attori: confederazioni agricole, le due asl e i rappresentanti della filiera della trasformazione e dei mangimifici. Questo servirà a mantenere un’informazione costante e per comunicare il corretto comportamento che va tenuto nelle varie zone. Le conseguenze potrebbero essere devastanti non solo per il settore suinicolo, ma anche per l’impatto che le misure di contenimento potrebbero avere sui nostri territori a livello turistico e non solo. Dobbiamo lavorare con unità e dare un segnale”.

“La PSA è un problema - ha aggiunto il presidente dell’Unione Cebana, Vincenzo Bezzone - e se oggi siamo in questa situazione qualcosa non ha funzionato. La richiesta dello stato di emergenza ha l’obiettivo di provvedere velocemente in deroga anche a determinati aspetti burocratici. Ognuno dovrà fare la propria parte”.

“Il problema della sicurezza nelle nostre zone non deve essere sottovalutato” - ha evidenziato il presidente dell’Unione Alta Langa - “Le conseguenze dell’avanzata della PSA li conosciamo: danni all’economia e tracollo economico del turismo outdoor.”

Per adottare misure straordinarie e urgenti per fronteggiare l’ulteriore dilagare della malattia con misure a tutela dell’economia e della sicurezza del territorio con provvedimenti mirati. Tra le misure oltre a quelle per il contenimento, una campagna chiara e informativa alla popolazione.

Particolarmente esaustivo e chiaro l’intervento dell’allevatore di Lesegno Antonio Gilioli (produzione annua di circa 90mila suinetti, ndr) che ha ringraziato i sindaci Emanuele Rizzo e Gian Mario Mina per essersi mobilitati per primi: “Sono ovviamente preoccupato per la mia azienda, ma è una problematica che rischia di mandare il comparto suinicolo al collasso a tutti i livelli. È forse già tardi, ma bisogna cercare di contenere la PSA, non deve arrivare in pianura sennò sarà il devasto per imprese, posti di lavoro e non solo per i nostri comuni e la nostra Provincia, ma per tutta Italia. Le misure colpiscono anche l’export, ricordiamolo”.

La richiesta dello stato di emergenza ha lasciato alcuni sindaci perplessi, in replica i sindaci Mina e Rizzo (Niella Tanaro e Lesegno) hanno evidenziato: “Siamo preoccupati non solo per i nostri allevamenti ma per il territorio, parliamo di famiglie e posti di lavoro, non solo economia. Dovete pensare che i cacciatori sono dei volontari, ma il loro operato da solo non porterà soluzioni, chiedere lo stato di emergenza è un passo per il nostro territorio, la decisione poi spetterà agli organi competenti, ma dobbiamo agire per provare a creare un cuscinetto di contenimento”.

Chiara Petrini, presidente dell’ATC Cn5-Cortemilia: “In zona di restrizione I non possiamo cacciare, stiamo continuando con i corsi di formazione, ma non possiamo fare nulla. I cacciatori hanno risposto bene, si sono formati, ma il problema è che in queste zone non possiamo cacciare”.

La proposta congiunta delle due Unioni è stata approvata all’unanimità.

Arianna Pronestì

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