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Agricoltura | 25 maggio 2023, 12:45

Peste suina africana: “I cacciatori ci sono, hanno capito l'emergenza”

Intervista a Chiara Petrini, presidente dell'Atc Cn5-Cortemilia, unica donna in Italia: “Siamo disposti al contenimento in sicurezza”. Sui corsi obbligatori: “I nosti cacciatori sono già formati. Vista la situazione, si potevano evitare”

Chiara Petrini, presidente Atc CN5

Chiara Petrini, presidente Atc CN5

È la prima donna in Italia a guidare un Atc, Ambito territoriale di caccia. Si è insediata a marzo nella zona CN5, quella che va verso Cossano, Santo Stefano, e Niella Belbo, prende Mombarcaro, Cortemilia, fino a Sale delle Langhe e Bastia Mondovì. Insomma l'area che comprende Saliceto, il primo comune in zona rossa per peste suina africana. Oltre alle 24 squadre, guida un totale di circa 1.500 cacciatori.

Chiara Petrini ha 49 anni, è di Castelletto Uzzone e fa la cacciatrice da 15 anni, una passione tramandata dal papà. Ha sette cani da caccia.

Sulla PSA ha le idee chiare: “I cacciatori ci sono. Hanno capito l'emergenza. Siamo teste dure ma c'è assoluta collaborazione. Però siamo già in ritardo. Occorreva partire un anno fa”.

La categoria dei cacciatori è infatti chiamata in prima linea, e in forma volontaria, per l'abbattimento dei cinghiali. Nel rispetto di precise regole di biosicurezza. Che il comparto conosce bene.

Quest' anno, in caccia programmata in zona 1, abbiamo dovuto rispettare regole pazzesche – spiega la presidente Petrini -. Abbiamo acquistato il disinfettante specifico, per pulire le suole delle scarpe e le gomme delle macchine. I cinghiali abbattutti venivano presi e portati in contenitori a tenuta stagna nelle celle delle case di caccia che erano state preventivamente controllate dalle Asl e messe a norma se non in regola. I visceri degli animali venivano smaltite da una ditta specializzata con costi a carico della squadra. L'acqua utilizzata per pulire l'animale non poteva essere buttata nei tombini e dunque conservata fino all'esito negativo dell'analisi effettuata dai veterinari Asl. Insomma, le squadre hanno avuto un bell'incarico ma ci siamo sempre adeguati”.

Da settembre a dicembre infatti è prevista la caccia programmata a squadre (formate da un minimo di 12 fino a un massimo di 25 cacciatori iscritti all'Atc con tesserino in regola, relativi versamenti e assicurazioni). Ci sono anche i cani, mollati a turno tre alla volta e seguiti dai canai. Da due anni a questa parte la Regione Piemonte, principalmente per contenere i danni dei selvatici all'agricoltura e poi per la psa, ha autorizzato la caccia di selezione in squadra (con attestato di selezione al cinghiale) fino alla fine di gennaio.

Vista l'emergenza, la caccia programmata avrebbe dovuto essere prolungata ancora di un mese o due – commenta Chiara Petrini -. Come Atc CN5, da settembre 2022 a gennaio 2023, i cacciatori in squadra hanno preso ben 2.500 cinghiali. Un bel risultato che però non basta”.

Attualmente è in vigore la caccia di selezione al cinghiale in forma singola, cioè eseguita da un solo cacciatore senza l'ausilio dei cani.

"Speriamo che cambi qualcosa e che venga consentito il contenimento con i cani anche nei comuni in restrizione 1", aggiunge Petrini. Nello specifico i comuni sono Castelletto Uzzone, Pezzolo Valle Uzzone, Cortemilia, Perletto, Bergolo, Levice, Castino, Rocchetta Belbo, Cossano Belbo, Santo Stefano Belbo, Gottasecca, Camerana, Monesiglio, Prunetto, Montezemolo, Priero, Sale delle Langhe.

Le regole si sono fatte ancora più stringenti. Per essere ammessi alla caccia di selezione, i cacciatori, oltre a possedere i normali requisiti di legge, devono essere in possesso di specifica abilitazione alla caccia di selezione e dell’attestato di frequenza al corso PSA.

“Parliamo di competenze che i cacciatori hanno già - contesta Petrini -. Vista l'emergenza, i corsi si potevano evitare. I cacciatori sono già formati sull'argomento. Tuttavia siamo disposti, come Atc, ad organizzarli".

Mercoledì a Castelletto Uzzone l'ATC CN5 ha organizzato un corso di tre ore sulla biosicurezza fatto dai veterinari con i due distretti Asl CN1 e CN2 che sarà gratuito. A inizio giugno verrà poi fatto un corso di sei ore per essere abilitati a queste battute. "Come ATC cercheremo di contenere i costi al massimo, ma abbiamo comunque delle spese”, ribadisce Petrini.

Sono anche più rigide le misure di biosicurezza. L’ ATC CN5 ha istituito un centro di controllo per la valutazione biometrico-sanitaria dei cinghiali abbattuti a Gorzegno e si sta valutando la predisposizione di un eventuale altro centro di controllo nel cebano.

I cacciatori che abbattono un cinghiale in zona restrizione 1 sono tenuti a contattare il tecnico incaricato ad effettuare il rilievo e a portare la carcassa, all’interno di un contenitore a tenuta stagna, al centro di Gorzegno con i visceri deposti in un contenitore separato. La carcassa e i visceri dovranno stare in cella fino alla comunicazione degli esiti da parte dell'Asl.

Per sostenere in parte le spese dei volontari e incrementare il numero di capi abbattuti, il Consiglio provinciale ha adottato un apposito Regolamento che dispone un compenso parziale e forfettario ai cacciatori negli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) e nei Comprensori Alpini (Ca).

Ringrazio la Provincia e l'ufficio Caccia della Regione – ci tiene a precisare la presidente Petrini -. Da parte loro c'è stata massima disponibilità e collaborazione. Appena insediata, a metà marzo ho avuto un incontro con la Provincia e proprio il presidente Robaldo si era offerto di fare da portavoce sulla questione corsi ed era d'accordo con la nostra linea”.

Il 16 maggio in municipio a Gorzegno la Provincia e i sindaci del territorio hanno incontrato i cacciatori dell’Atc Cn 5 per chiedere il loro aiuto nell'abbattimento dei cinghiali.

I cacciatori hanno risposto 'presenti' – conclude la presidente Petrini -. Hanno capito l'emergenza e i risvolti socio-economici per il comparto suinicolo e le famiglie che vivono su quello. Tuttavia ci è già stato chiesto tanto. Abbiamo dovuto sostenere dei costi aggiuntivi. Noi vogliamo solo contenere l'emergenza in totale sicurezza. E sperimo che questa situazione porti, per il futuro, ad una buona collaborazione con il mondo agricolo, e maggiore dialogo tra Sanità, Provincia e Regione".

Cristina Mazzariello

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