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Politica | 13 aprile 2023, 19:37

"Stato di emergenza per i migranti? L'Italia sulle orme del gruppo di Visegrad"

Rifondazione Comunista-Unione Popolare della Provincia di Cuneo critica la decisione appena assunta dell'esecutivo Meloni

Immagine d'archivio

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Riceviamo e pubblichiamo.

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Il Consiglio dei ministri che si è riunito martedì 11 aprile ha dichiarato lo "stato di emergenza" per 6 mesi, per l'aumento degli arrivi di migranti e richiedenti asilo in Italia.

Si annunciano misure spropositate come la chiusura delle frontiere con la Slovenia, un Paese UE che fa parte dell'area Schengen, con cui i confini non si possono chiudere unilateralmente. E poi confinamento di chi sbarca in tensostrutture, come se ne vogliono aprire in Sicilia, misure annunciate come drastiche rispetto a chi arriva dai confini del Mediterraneo Centrale e dello Ionio, il tutto perché non si è stati in grado di produrre, in sede europea, un minimo di strategia condivisa.

Il governo italiano - composto da partiti che in piena pandemia dichiaravano di essere contrari allo stato di emergenza - tenta di imitare il gruppo di Visegrad, di cui condivide i valori xenofobi, senza avere gli strumenti e con migliaia di miglia di costa che non potranno mai essere murate, come si fa ad est.

L'azione del governo attuale ripercorre le tracce del governo Berlusconi del 2011, con l'allora ministro Maroni. Anni dopo, senza giungere allo Stato di Emergenza Nazionale, che si utilizza per guerre o cataclismi, fu il ministro Minniti a giustificare le misure prese per fermare gli arrivi come necessarie perché era a rischio la tenuta democratica del Paese, promuovendo il memorandum Italia-Libia, un accordo tuttora in vigore che prevede che l’Italia finanzi le autorità libiche per intercettare e riportare i migranti in Libia, dove la lista degli abusi che le persone detenute sono costrette a subire è molto lunga ed è stata ampiamente documentata anche da una Missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite lo scorso giugno.

Azioni diverse ma simili e consequenziali non hanno mai risolto alcun problema, hanno permesso di imporre trattamenti, giudicati dalla Corte Europea, "inumani e degradanti", come unico strumento agito e sono stati direttamente causa di continue stragi in mare. Dal 2014 a oggi risultano morte nel Mar Mediterraneo oltre 25 mila persone a dimostrazione che l'Italia è rimasta uno Stato di emergenza. Il risultato di una guerra silenziosa di cui governi italiani ed europei sono corresponsabili quanto i regimi da cui le persone fuggivano. L’aberrante cinismo di chi, in barba alla Dichiarazione universale dei diritti umani, lascia circolare armi da guerra e merci ma impedisce la libera circolazione degli esseri umani.

Se la classe politica fosse più lungimirante, lontana da una visione miope ed "emergenziale" dei problemi e affrontasse questi ultimi con lo stesso vigore profuso contro i migranti sarebbe meglio: investire nella sanità pubblica e non lasciarla scivolare nelle mani di gruppi privati; affrontare seriamente la crisi climatica (da cui deriva direttamente la crisi idrica che stiamo vedendo) e non accanirsi su chi manifesta; lavorare realmente per la pace e per una soluzione diplomatica alle guerre; redistribuire la ricchezza dall'alto verso il basso e non il contrario. Queste sono le vere emergenze che andrebbero affrontate, quelle che riguardano la maggioranza delle persone, senza bisogno di mettere i penultimi contro gli ultimi.

Rifondazione Comunista-Unione Popolare Provincia di Cuneo

Redazione

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