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Agricoltura | 13 aprile 2023, 15:56

Coldiretti: "600 esemplari sulle Alpi piemontesi, piano lupo non può attendere"

"Più lupi in Piemonte che nell’intera Svezia: a rischio allevamenti e biodiversità del territorio, sì a una revisione delle politiche di conservazione del lupo"

Coldiretti: "600 esemplari sulle Alpi piemontesi, piano lupo non può attendere"

Coldiretti Cuneo torna a chiedere a gran voce la messa a punto e l’attuazione del Piano Lupo, alla luce dei dati che registrano oltre 900 lupi presenti nelle regioni alpine, in particolare sulle Alpi piemontesi dove ne sono stati stimati circa 600, secondo il monitoraggio nazionale pubblicato nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU in sinergia con Ispra.

“I numeri confermano che il lupo, ormai, non è più in pericolo d’estinzione. È perciò indispensabile che le Istituzioni definiscano il tanto atteso Piano nazionale di intervento, anche attraverso l’adozione di azioni straordinarie, che guardi a quanto fatto in Paesi vicini come la Francia e la Svizzera per la difesa degli agricoltori, degli animali allevati e della pubblica sicurezza”, dichiara il Presidente di Coldiretti Cuneo, Enrico Nada.

Oggi ci sono più lupi in Piemonte di quanti ne ha l’intera Svezia: il rischio vero – evidenzia Coldiretti Cuneo – è la scomparsa della presenza dell’uomo dalle montagne e dalle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie, ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze piemontesi, stante anche il costante incremento degli episodi di predazione.

“Dalle Istituzioni e dagli organi competenti – aggiunge il direttore di Coldiretti Cuneo, Fabiano Porcu – serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare i territori e a garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città”.

“Il ritardo nell’affrontare il tema ipotizzando la possibilità di una convivenza non gestibile secondo gli attuali canoni, pregiudica la soluzione del problema dopo che i risultati dell’indagine hanno fornito elementi utili ad una revisione delle politiche di conservazione”, conclude il presidente Nada.

C. S.

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