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Attualità | 12 aprile 2023, 12:12

A Bra l’ultimo saluto ad Azio Citi, il ricordo di amici e colleghi: «Se ne va un pezzo di noi»

Cerimonia laica nel pomeriggio per il commiato dall’attore e artista spentosi nel giorno di Pasquetta a 74 anni

Azio Citi con l'amico Carlin Petrini (foto Slow Food)

Azio Citi con l'amico Carlin Petrini (foto Slow Food)

"Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e io continuerò vivendo in te". Le parole di Che Guevara compaiono in testa alle rosse iscrizioni sul manifesto che per oggi, mercoledì 12 aprile, annuncia la cerimonia di addio ad Azio Citi, scomparso il giorno di Pasquetta a 74 anni.
Lo piangono la moglie Maddalena con la figlia Cinzia e il genero Gabriele, il cognato Francesco con Maddalena ai quali si stringeranno parenti ed amici per l'ultimo saluto che sarà alle 15,30 presso la Casa del commiato di via don Orione 77/A a Bra.
Una figura geniale quanto amata, quella dell’artista e attore braidese. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo in una delle sue innumerevoli esibizioni, dove riusciva a scatenare irresistibili risate. Dietro la sua comicità bonaria c’era il suggerimento che non tutto è così come appare. E poi lo sforzo continuo di andare oltre, di guardare al significato nascosto delle cose, delle parole, fino a scorgerne il sorriso a tratti beffardo e ironico.
Ma la sua vita è prevalentemente targata Slow Food, là dove tutto è cominciato. Lo sa bene il regista Stefano Sardo che ci ha fatto anche un film. In “Slow Food Story”, Azio Citi è nel cast insieme a Carlo Petrini per parlare di quella rivoluzione enogastronomica iniziata nel 1986 con ArciGola e che non si è mai fermata, diffondendosi in ogni parte del mondo.
Dentro la pellicola c’è la storia di un gruppo di amici di provincia: una storia di bischerate, di passioni politiche, di ristoranti, di riti contadini riesumati, di vino e di viaggi, di scommesse vinte o perse, ma vissute sempre con la stessa inaffondabile, burbera, ironia.
Una storia che è anche quella di Azio Citi, del suo impegno civile, tradotto nella lingua popolare del teatro, sicuro che la cultura e il fascino dell’arte potessero essere uno strumento per rendere il mondo un posto migliore.
Tra le ultime commedie portate in scena c’è “Chapeau” in cui duetta con Pippo Bessone in uno spettacolo divertente, ironico e riflessivo. Difficile non lasciarsi vincere dal suo sorriso che gli riusciva naturale, perché era la fotografia della sua anima.
In tanti lo hanno ricordato, soprattutto sui social. Tra i primi a dare notizia della sua scomparsa, è stata il consigliere provinciale Bruna Sibille con un pensiero condiviso col marito Ugo Minini: «Come si può riassumere in poche parole una vita intensa trascorsa in buona parte con lui e con tantissimi altri, vivendo momenti meravigliosi e momenti tristi? Non è possibile. Qui mi limito ad una considerazione non semplice: egli che ha avuto in dote dalla sorte una difficoltà enorme come quella che ha accompagnato la sua vita, ha saputo nonostante tutto, con una enorme forza di carattere, trasformare questa difficoltà in mille gioie donate a tutti noi. Con una sensibilità che si è a mano a mano trasformata in autentica produzione artistica. Grazie Azio».
Difficile non volergli bene, non affezionarsi al suo carattere duro e puro. «Voglio ricordarlo come comico, come artista, con tutte le sue doti che pochi hanno, buon viaggio nel mondo degli artisti», ha commentato il cabarettista Pino Milenr. Anche l’amico di vecchia data Claudio Gallizio ha espresso il suo cordoglio: «Ciao Azio artista di grande valore grande esperto di musica».
E ancora Renato Maunero della Condotta Slow Food: «Che tristezza ciao Azio torna con il tuo Ravinale» e Antonino Rimbici: «Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di noi. Con lui abbiamo condiviso momenti bellissimi con Giovanni Ravinale. Rimarrano in me impresse le sue gag straordinarie e il suo generoso contributo con “L’ora canonica”, la famosa processione». Per finire proprio con Stefano Sardo: «Dolcissimo Azio nostro».
La stima anche di chi non aveva mai lavorato con lui testimoniava la sua cifra umana e professionale, sempre sospinta da una continua ricerca di nuove sfide artistiche e di confronti umani.
Troppo doloroso, pensare che possa spegnersi così la luce di un artista, ma per quanto banale possa sembrare affermarlo, continuerà a vivere nella memoria della gente. E ci sarà sempre quella sua recitazione, una sua canzone o una battuta, a parlarci di lui. Così da trasformare questo addio in un: «Ciao Azio, buon viaggio». Perché il mondo non lo sa, ma un artista non muore mai.

Silvia Gullino

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