Attualità - 27 febbraio 2023, 20:11

Quando il termine “adottivo” diventa una qualifica: le riflessioni di Monica, scrittrice monregalese, adottata da bambina

“Siamo ancora considerati di serie B: lo dimostra il modo in cui viene etichettato il terzo figlio di Maurizio Costanzo, il giornalista scomparso a Roma. Non è certo un’infamia essere adottati, ma neppure un difetto”

(Foto Ai.bi. Amici dei Bambini)

Lui direbbe: “Bbbboni, state bbbboni”. Ma non è facile, visto che proprio come faceva attraverso la televisione, i giornali o la radio, Maurizio Costanzo - il famoso giornalista che verrà sepolto oggi, lunedì 27 febbraio a Roma - anche lasciando questa terra, ha saputo lanciare un argomento sul quale riflettere, cercare di capire, chiedersi il perché su certe cose.

Questo argomento ruota intorno a come la maggior parte dei mass-media hanno raccontato il dolore della famiglia, ricordando come il grande giornalista aveva due figli: “Il regista Saverio, la sceneggiatrice Camilla e Gabriele, adottato con la moglie Maria De Filippi”.

Gabriele 31 anni, lavora insieme alla mamma e, tra gli ultimi dei suoi progetti, c’è la creazione di una etichetta discografica. Eppure per definirlo per la maggior parte delle volte, è stato usato solo il termine “adottivo”, quasi fosse una qualifica, un modo di essere. Qui il “politicamente corretto” non è ancora arrivato: “che fai nella vita?” “Io? Il figlio adottivo”.

Ma dietro quella parola, quante vite, quante emozioni, quanta sofferenza ci possono essere? Noi lo abbiamo chiesto a Monica Bresciano di Mondovì, adottata quando era una bambina.
“Sì, ho letto quella etichetta su Gabriele e subito ho fatto finta di non capire, di non sentire, di non soffermarmi su quel modo di definire un giovane uomo che soffre per la perdita del padre”.

Un padre che, insieme alla madre, lo ha desiderato, cercato, fortemente voluto e amato. E magari non sarà stato neppure facile, come spesso accade quando si diventa genitori.
“In effetti - spiega con una certa emozione nella voce - leggendo ed ascoltando ciò che si dice dei suoi tre figli, qualcosa non mi torna.
Non sono riuscita a contare le infinite volte in cui si è parlato del suo terzo figlio senza dover rimarcare che fosse quello adottato; ora mi domando: per quale ragione tutte le testate giornalistiche nazionali che hanno divulgato la notizia della scomparsa di Costanzo e tutte le trasmissioni che lo hanno ricordato, hanno dovuto necessariamente precisare che, Gabriele, il suo terzo figlio è quello che è stato adottato da lui e da Maria De Filippi dopo essere stato dato loro in affido?”
“Non riesco a comprendere - prosegue Monica - perché sia così necessario rimarcare la natura di questo legame come se l'adozione lo rendesse meno figlio: un figlio adottivo è esattamente uguale ad un figlio naturale, Gabriele è esattamente uguale a Camilla e a Saverio. Mi domandando se in tutto questo parlare si voglia sottolineare la scelta di adozione da parte dei coniugi Costanzo come un'opera caritatevole attribuendole il fregio di un  gesto eroico come spesso accade e quindi meritevole di eterna gratitudine.
Non riesco a capire, continuo a non capire.
Parlo da figlia adottiva - precisa - e sinceramente tutto questo parlare mi ferisce nel profondo come immagino ferisca Gabriele che continua ad essere etichettato ingiustamente”.

“Ribadisco che Gabriele è figlio esattamente come i suoi due fratelli, non ha nulla di diverso se non un passato probabilmente colmo di difficoltà. L'informazione è importante ma è necessario essere molto attenti all'uso delle parole perché le parole sono spade e possono aprire ferite che spaccano il cuore e talvolta fare danni irreparabili. A cosa serve ora evidenziare situazioni famigliari che non hanno utilità alcuna se non quella di aggiungere dolore al dolore.
Gabriele sta piangendo la pesante perdita di suo padre e nessuno ha il diritto di farlo sentire diverso etichettandolo come il figlio adottato”.

“Il messaggio che si diffonde in questo momento nel mondo è distorto e ingiusto - commenta Monica Bresciano -. E' tempo di prendere coscienza che così facendo si esalta un concetto di diversità che non esiste. Gabriele sta vivendo un profondo dolore e poco importa se nelle sue vene non scorre lo stesso sangue che ha smesso di fluire nel corpo senza vita che ha davanti ai suoi occhi, quel corpo immobile è quello di suo padre dell'uomo che ha scelto di crescerlo e di camminare accanto a lui nel mondo.  Nessuno è eroe, ci si sceglie e si decide di procedere insieme indipendentemente dal sangue, indipendentemente dalle radici; si diventa figli e figli si resta senza bisogno di spiegazioni e di parole inutili”.

“Vorrei che in questi giorni in cui la notizia della morte di Maurizio Costanzo fa tanto rumore si portasse rispetto al dolore muto di Gabriele che continua ad essere ricordato come il figlio adottivo incuranti delle sue emozioni. Vorrei che si portasse l'attenzione sullo strazio del suo cuore, desidererei si provasse a guardare la sua vita da un'altra prospettiva concentrandosi sul suo dolore e  sulle sue lacrime: sono le lacrime di un figlio, sono lacrime d'amore e null'altro c'è da aggiungere”.

NaMur