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Attualità | 03 febbraio 2023, 08:21

Oggi si celebra San Biagio, ecco perché si mangia ancora il panettone

Storia di una devozione antica che richiama il rito della benedizione della gola e un’usanza popolare

Il rito della benedizione della gola per intercessione di San Biagio nella chiesa di Sant’Antonino, a Bra

Il rito della benedizione della gola per intercessione di San Biagio nella chiesa di Sant’Antonino, a Bra

La tradizione lo lega alle candele e al panettone, i più devoti lo invocano come protettore della gola, per i golosi è l’ultima occasione per gustare lo scampolo avanzato del dolce natalizio.

Ricordato dalla Chiesa d’Occidente il 3 febbraio, San Biagio è venerato anche dai fedeli della Chiesa d’Oriente. Un vecchio detto in dialetto piemontese recita «San Bias el benediss la gola e el nas». Ma com’è nata questa credenza popolare?

Chi era San Biagio

San Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, nel III secolo d.C.. Passò la giovinezza tra gli studi, dedicandosi in modo particolare alla medicina. Geloso della sua purezza ed amante della vita religiosa, pensava di entrare in un monastero, quando, morto il vescovo di Sebaste, venne eletto a succedergli.

In quel tempo la persecuzione scatenata da Diocleziano e continuata da Licinio infuriava nell’Armenia per opera dei presidi Lisia ed Agricola. Quest’ultimo, appena prese possesso della sua sede, Sebaste, si pose con febbrile attività in cerca di Biagio, il vescovo di cui sentiva continuamente magnificare lo zelo. Ma il sagace pastore, per non lasciare i fedeli senza guida, si era eclissato in una caverna del monte Argeo. Per moltissimo tempo rimase celato in solitudine, vivendo in continua preghiera e continuando sempre il governo della Chiesa con messaggi segreti.

San Biagio e il miracolo della gola

Un giorno, un drappello di soldati mandati alla caccia delle belve per i giochi dell’anfiteatro, seguendo le orme delle fiere, giunsero alla sua grotta. Saputo che egli era precisamente il vescovo Biagio, lo arrestarono subito e lo condussero al preside. Il tragitto dal monte alla città fu un vero trionfo, perché il popolo, nonostante il pericolo che corresse, venne in folla a salutare colui che aveva in somma venerazione.

Fra tanta gente corse anche una povera donna che, tenendo il suo bambino moribondo tra le braccia, scongiurava con molte lacrime l’uomo, perché chiedesse a Dio la guarigione del figlio. Una spina di pesce gli si era fermata in gola e pareva lo volesse soffocare da un momento all’altro. Biagio, mosso a compassione di quel fanciullo, sollevò gli occhi al cielo e fece sul sofferente il segno della croce, poi gli diede una grossa mollica di pane che, ingurgitata, rimosse la lisca, riuscendo nel miracolo.

Martirio di San Biagio

Giunto a Sebaste, il prigioniero venne condotto dal giudice Agricola, che voleva convincerlo a fare sacrifici agli dei, ma il Santo con gran calma gli dimostrò che quello era un atto indegno di una creatura ragionevole, perché la ragione dice all’uomo che vi è un Dio solo, eterno e creatore di ogni cosa. Per tutta risposta il giudice lo fece battere con verghe e poi gettare in carcere.

Dopo qualche tempo lo volle di nuovo al tribunale per interrogarlo, ma trovò sempre in lui la più grande fermezza. Gli furono allora lacerate le carni con pettini di ferro e poi fu sospeso ad un tronco d’albero. Sperimentati ancora contro l’invitto martire tutti i supplizi più inumani, fu condannato ad essere sommerso in un lago.

I carnefici, condottolo sulla sponda, lo lanciarono nell’acqua e, mentre tutti si aspettavano di vederlo annegare, Biagio camminò sull’acqua, finché raggiunse la sponda opposta. Il giudice, vedendo di non poter spegnere altrimenti quella vita prodigiosa, lo fece decapitare.

Così, dopo aver subito il martirio, Biagio venne fatto Santo e dichiarato protettore della gola.

Il panettone di San Biagio

Al culto religioso, come spesso accade, si è mescolata la leggenda popolare, nata secoli dopo. A Milano si racconta che una massaia, prima di Natale, portò ad un frate un panettone affinché lo benedicesse. Il Frate Desiderio, molto impegnato e molto goloso, le disse di lasciarglielo e passare nei giorni successivi a riprenderlo.

La donna se ne dimenticò, e il frate, dopo averlo benedetto, iniziò a mangiucchiarlo poco alla volta, finché si accorse di averlo finito. La donna si ripresentò a chiedere il suo panettone benedetto proprio il 3 febbraio, giorno di San Biagio: il frate le porse l’involucro vuoto e, già intento a scusarsi, si accorse che all’interno era comparso un panettone grosso il doppio rispetto a quello originale.

Il miracolo fu attribuito proprio a San Biagio, che diede avvio alla tradizione di portare un panettone avanzato a benedire ogni 3 febbraio, per poi mangiarlo con la famiglia e proteggerla dai malanni della gola. Lo avete fatto?

Silvia Gullino

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