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Schegge di Luce | 29 gennaio 2023, 08:05

SCHEGGE DI LUCE / Pensieri sui Vangeli festivi di fra Gabriele Dall’Acqua

Commento del Vangelo della Messa del 29 gennaio, IV domenica del Tempo ordinario

Nella foto il Santuario della Madonna di Mombirone (Canale)

Nella foto il Santuario della Madonna di Mombirone (Canale)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt 5,1-12).

 

Oggi, 29 gennaio, la Chiesa giunge alla IV domenica del Tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è fra Gabriele Dall’Acqua, dei frati minori di Mombirone (Canale). 

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole nel perfetto stile francescano per accendere le ragioni della speranza che è in noi. 

Eccolo, il commento.

È un onore ricevere e contemplare questa Parola. Può darsi che ogni volta che la ascoltiamo sia per noi fonte di consolazione, di speranza, o di gratitudine: può darsi infatti che abbiamo vissuto, dall’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, una nuova esperienza del Signore. Magari eravamo nel pianto, oppure cercavamo pace, e il Signore ci ha consolato… ci può risultare spontaneo soffermarci su un’espressione o su un’altra, a seconda di ciò che abbiamo vissuto o stiamo vivendo.

Potremmo indugiare sulla prima parte della frase: sulla povertà in spirito, sul pianto, la mitezza, la fame e sete di giustizia… mi pare, però, che l’accento vada posto sulla seconda parte delle frasi, cioè lì dove il Signore dice che viene Colui che consola, che dona l’eredità dei figli, la giustizia, la misericordia, la visione di Dio, l’appartenenza al Suo Regno...

Con questa Parola il Signore ci dona un nuovo orientamento, una nuova percezione, un nuovo vertice dal quale vedere, interpretare e orientare la vita. Gesù, che viene dal Padre, conosce ciò che sta dicendo, sa che uniti al Padre si è beati, e ci descrive com’è quella Patria verso la quale siamo in cammino, che non è tanto un luogo fisico, quanto un luogo di relazione col Padre: è quella la terra di misericordia, di consolazione e pace, che il Signore ha aperto, nella nostra umanità.

Gesù ha vissuto e amato in ognuno di quegli aspetti che descrive: Lui ha assunto la nostra povertà, il nostro pianto, la nostra fame e sete, la nostra condizione e da dentro l’ha trasformata, perché ora noi, in ogni occasione, possiamo incontrare il Signore, fare esperienza di Lui, camminare insieme a Lui.

È quasi incredibile. Il pensiero che circola maggiormente nel mondo dice di scappare dalle esperienze elencate in queste frasi. Il mondo vende idee e strumenti che permettono di evitare fatiche, pianti, maldicenze, e allo stesso tempo non incoraggia alla mitezza o alla povertà di spirito… Questa Parola propone una percezione diversa. Le Beatitudini ci provocano a interpretare la vita da un vertice diverso. Gesù ci fa percepire tutti gli aspetti della vita, anche quelli faticosi e dolorosi, da un’altra prospettiva. Se ci lasciamo orientare dalla Parola delle Beatitudini, tutta la catena dei nostri significati abituali viene come destrutturata, e vi trova spazio una novità, una meraviglia, l’opera del Padre in noi: una vita nuova, che non ha paura di amare, anche quando è faticoso, anche quando si è perseguitati. Può darsi che alcune parti di noi, abituate dalla nostra cultura, potrebbero farci pensare che la beatitudine sia un’illusione, o una fregatura. Per grazia di Dio, però, la nostra anima sente la verità e l’incanto di questa Parola che ci descrive il cielo e la mentalità nuova dei figli di Dio, ci muove a credere a questo Dio incredibile e ad affidarci alla sua Paternità e Provvidenza.

Se continuiamo a vivere le nostre giornate così come la cultura dominante ci dice, questa Parola non ha presa, ma se ci lasciamo orientare da questa sua Parola faremo esperienza del Padre in ogni aspetto della nostra vita e sarà questa relazione con Lui la nostra beatitudine. Potremmo anche diventare in grado di annunciarlo, perché testimonieremo come Lui ci ha liberato da schemi vecchi e chiusi, e come è in grado di trasformare tutto. Potremo anche, non certo per merito nostro, ma perché è Lui che abita in noi, esser colmi di amore, in ogni occasione. La nostra vita, seguendo la sua Parola, può diventare una casa nella quale si scopre un ospite gradito, un tesoro, un Consolatore. Oggi, allora, invochiamo il Signore, che ponga in noi la Sua dimora e in questi giorni regaliamoci dei tempi per cogliere la sua Presenza, che è la nostra Beatitudine.

Silvia Gullino

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