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Cronaca | 23 gennaio 2023, 07:13

Scooterista muore un anno dopo lo schianto con un'auto: a giudizio l'altro conducente

Nell'ultima udienza tenutasi in tribunale a Cuneo si sono confrontati i consulenti tecnici nominati dalle parti. Il sinistro avvenne a Mondovì in Via Torino e a perdere la vita fu il 71enne Vincenzo Mondino

Immagine di repertorio

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E’ proseguita al tribunale di Cuneo l’istruttoria dibattimentale relativa all’incidente stradale, avvenuto nel settembre 2018 in via Torino a Mondovì, che avrebbe causato la morte di Vincenzo Mondino, scooterista 71enne. Alla guida dell’auto, una Panda, la conducente E.G., ora imputata di omicidio stradale. La Procura, a seguito di imputazione coatta disposta dal giudice per l’udienza preliminare, è chiamata ora a far luce sull’effettiva causa di morte dell’anziano.

Dopo un anno di ricovero ospedaliero al Cto di Torino, Mondino venne trasferito alla residenza Sant’Antonio di Cuneo dove si spense poco dopo. L’uomo, come spiegato dal genero, visse un calvario. In aula hanno sfilato i parenti della vittima, riferendo al giudice la dinamica del sinistro a loro volta appresa dall’uomo: parrebbe che due auto avessero superato un veicolo fermo e la Panda della conducente, e che poi questo si fosse messo in moto tagliandole la strada.

Nell’ultima udienza, sono stati ascoltati il consulente di parte civile (i famigliari di Mondino) e di responsabile civile, l’assicurazione di E.G. Secondo l’ingegnere di parte civile, nessun dubbio circa la posizione scorretta della Panda: “La vettura era ferma entro la corsia di circolazione, quindi ostacolava la marcia dei veicoli: le due auto che sono sopraggiunte, infatti, l’hanno superata con una parziale invasione dell’altra corsia. Non ci sono elementi per calcolare la velocità del ciclomotore. Mondino, però, non avrebbe potuto evitare l’urto: la Panda non avrebbe potuto fermarsi in quel punto. Non è da escludersi che, dopo essere stata superata dalle due macchine, E.G. abbia tentato di immettersi sulla via nel momento in cui sopraggiungeva il ciclomotore: le ruote dell’auto, infatti, erano leggermente sterzate verso sinistra e anche il volante".

Opposta la ricostruzione dell’ingegnere nominato dal responsabile civile, secondo cui alla guidatrice non sarebbe addebitabile alcuna violazione del codice della strada: “La fermata breve è consentita dal codice della strada se il veicolo è ‘collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelo al corso di marcia’, ovvero dove si trovava la Panda. Il marciapiede è ad uso esclusivo dei pedoni, quindi E.G. non avrebbe potuto posteggiarsi altrove. Non è vero che l’ostacolo fosse non prevedibile: il movimento verso sinistra delle due auto davanti lo rendeva prevedibile per il conducente del ciclomotore”.

Il 13 febbraio la discussione

CharB.

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