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Attualità | 24 novembre 2022, 12:51

Nella caldissima estate 2022 il Piemonte ha perso la riserva idrica di tre stagioni

Nella giornata di ieri l'annuale evento di Arpa Piemonte sul rendiconto nivometrico. Siglato un accordo con la Società meteorologica italiana presieduta da Luca Mercalli. Si condivideranno studi e dati per consentire di studiare possibili soluzioni

Nella caldissima estate 2022 il Piemonte ha perso la riserva idrica di tre stagioni

Nella giornata di ieri si è svolto l'evento per presentare il rendiconto nivometrico di Piemonte e Valle d'Aosta 2021-2022. Poche sorprese, purtroppo. 

"Il rendiconto nivometrico, appuntamento annuale dell'Agenzia regionale per l'Ambiente, mostra quest'anno l'anomalia climatica del 2022 anche in montagna. Anomalia che ha riguardato, come nel resto della regione, precipitazioni e temperature. I dati ci dicono che abbiamo avuto un deficit  di scarsità di precipitazioni nevose che ha toccato l'80% - sottolinea il direttore generale di Arpa Piemonte Angelo Robotto - Un inverno anomalo percepito da tutti ma che solo con i dati possiamo classificare al primo posto per il minimo di neve fresca. Una anomalia negativa che ha poi avuto ripercussioni questa estate per la carenza di risorse idriche derivanti dalla fusione della neve. I dati sono fondamentali e anche il motivo per la convenzione che oggi, Arpa Piemonte e Società Meteorologica Italiana hanno firmato. Dai dati si conosce, si ricerca, si programma e ci si può preparare e porre rimedi per affrontare il futuro climatico che ci aspetta".

I dati

La stagione invernale 2021-2022 è stata particolare per la scarsità di precipitazioni nevose, soprattutto alle quote medio e basse. In generale il deficit da novembre a maggio è stato di circa il 50%, con punte di -70-80% sui settori nord occidentali piemontesi e tra il -30% e il 50% sul restante arco alpino. Anche gli spessori di neve al suolo hanno raggiunto in più casi valori minimi storici sulla serie di 20-30 anni con una fusione anticipata della neve al suolo anche alle quote più elevate variabile tra 1 e 2 mesi.

Ovviamente tutto ciò ha avuto influenze negative sulla risorsa idrica nivale facendo registrare volumi di acqua potenziale stoccata nella copertura nevosa prossimi ai minimi storici per la maggior parte della stagione invernale e primaverile dove invece solitamente la disponibilità è rilevante per sostenere poi le portate dei corsi d’acqua tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate.

Queste condizioni sono conseguenza di un’alta pressione eccezionalmente prolungata su buona parte dell’Europa centro-occidentale con tempo stabile e soleggiato, temperature superiori alla media e precipitazioni eccezionalmente rare. L'inverno 2021-2022 si è così classificato al primo posto per la combinazione di siccità e temperature elevate rispetto agli ultimi 60 anni.

Alla fine della presentazione del rendiconto nivometrico Angelo Robotto, direttore generale di Arpa Piemonte e Luca Mercalli presidente della Società Meteorologica Italiana, hanno siglato un accordo di collaborazione per le attività di comune interesse in ambito clilmatico e glaciologico.

Un accordo che la finalità di accrescere la conoscenza del clima e degli impatti dei cambiamenti climatici nel territorio regionale e a promuovere la diffusione della cultura meteorologica e climatologica in virtù delle reciproche esperienze, conoscenze, attività e competenze in materia.

Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana: "La stagione estiva 2022 è stata drammatica per i nostri ghiacciai Alpini. Abbiamo perso quattro metri di spessore mentre la media degli anni già negativi precedenti era di un metro e trenta, quindi praticamente abbiamo consumato in una sola estate quello che andava via in tre e perdendo un capitale idrico importantissimo perché in un'annata di siccità almeno questa fusione dei ghiacciai ha tamponato la crisi dei nostri fiumi ma è tutta acqua che non troveremo più per le possibili siccità del futuro. I ghiacciai si stanno consumando e sono destinati a estinguersi più o meno attorno alla metà di questo secolo a causa del continuo aumento della temperatura. In questo contesto l'accordo di collaborazione tra Società Meteorologica Italiana e Arpa è fondamentale perché entrambe le strutture hanno dei siti di monitoraggio in alta quota, per esempio Arpa sul permafrost e Società Metereologica sul ghiacciaio Ciardonay nel Gran Paradiso, e quindi bisogna mettere a fattor comune informazioni e dati per arrivare a una conoscenza complessiva dei fenomeni sull'arco Alpino occidentale".

Barbara Simonelli

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