Silenzio, parlano le Langhe. Parafrasando una pubblicità di un famoso marchio di pasta italiana, possiamo dire che ieri sera (giovedì 27 ottobre) all’auditorium della Fondazione Ferrero di Alba è stato proprio così: i relatori che hanno presentato i contenuti del volume a cura del professor Luigi Cabutto, dal titolo “Langa, percorsi di autenticità”, sono diventati i megafoni con cui le Langhe hanno parlato al numeroso pubblico. Un discorso che copre sessant’anni di storia del nostro territorio, dai tempi della Malora a quelli odierni del successo.
Quasi un religioso silenzio ha accompagnato la serata, in cui l’attenzione è andata in direzione di un ascolto incentrato sulle tematiche che hanno caratterizzato le Langhe, fin dai ricordi delle quattordici conferenze di inizio anni ’80, in cui, guardando al passato, si pensava a come sarebbe stato il futuro. Il lavoro, la dedizione, la fatica, la speranza, sono solo alcuni aspetti di cui si è parlato, tasselli che hanno costruito il meraviglioso puzzle delle Langhe, diventate un mito.
Ma non è stato tutto oro quel che luccica: si è parlato anche delle criticità che il nostro territorio ha dovuto affrontare: la malora, l’Acna, lo spopolamento… Tutti problemi che sono poi stati risolti, anche se vigilare in certe zone è doveroso.
Sono così nati spunti per il futuro: le Langhe ora sono diventate un mito, come mantenere questo status quo, e come migliorare? La nuova sfida è lanciata, e, se si guarderà al passato, il futuro potrà essere affrontato meglio.
Cabutto riassume così il fine di questa opera storica: «Si tratta di un libro di storia contemporanea che riassume un ciclo di conferenze avviate ad inizio anni ’80 con lo scopo di indagare lo sviluppo della società di collina che guardava al futuro, mettendo in luce i suoi caratteri per ottenere un tenore di vita più comodo e rispettoso. Si ripercorrono le varie criticità che le Langhe hanno dovuto affrontare: lo spopolamento, l’Acna, la fuga dalla terra a favore delle fabbriche. Uno spaccato di vita su cui riflettere e da cui è nato il mito delle Langhe, che sono poi state valorizzate negli anni, allontanandosi sempre di più da quella Malora di fenogliana memoria, per arrivare ai giorni nostri, rappresentati da successi e risultati che hanno messo in risalto l’unicità di un territorio diventato Patrimonio Unesco.
In questo libro si ripercorrono anche le gesta di grandi “langhetti” che hanno saputo vedere oltre, ed hanno agito in senso pratico. Questo corposo volume vuole essere una memoria storica a servizio degli amministratori e dei protagonisti di oggi. Serve da riflessione su tanti successi di oggi che sono nati in quegli anni. Una chiave di lettura seria e costruttiva su chi eravamo e su ciò che siamo riusciti a fare, attesi da nuove sfide per migliorare ancora».