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Farinél | 09 ottobre 2022, 08:35

FARINEL / 7 ottobre 2022, una data che rimarrà nella storia di Langhe e Roero

Strette di mano, abbracci, i sorrisi ai bambini, le parole con i trifolao e con i borghigiani in costume, una frase recitata in piemontese, il bacio della piccola Francesca Tosello. Sergio Mattarella ha conquistato tutti con la consueta umanità e con i gesti che rendono la grandezza di una persona, quelli non dovuti

FARINEL / 7 ottobre 2022, una data che rimarrà nella storia di Langhe e Roero

Venerdì 7 ottobre Alba, le Langhe e il Roero hanno vissuto una giornata che rimarrà negli annali. Come direttore della Fondazione Radici, l’unica fondazione in Italia che si occupa espressamente di tutela e salvaguardia della memoria, ho avuto la sensazione di vivere un momento storico che avremo il compito di documentare e tramandare.

Prima della visita di Sergio Mattarella era toccato a Oscar Luigi Scalfaro, il 15 novembre 1994, dopo l’alluvione che mise in ginocchio la valle del Tanaro. Per trovare una visita ufficiale di un presidente della Repubblica bisogna andare al 1949, quando Luigi Einaudi consegnò alla città di Alba la Medaglia d’oro al Valor militare.

E prima? Prima non c’era la Repubblica. Già il solo ricordare queste date che rimandano a 73 anni fa per l’ultima visita ufficiale della più alta carica dello Stato ad Alba rende la portata di ciò che è avvenuto venerdì 7 ottobre 2022.

Il rigido protocollo del Quirinale e un entourage non sempre gentile e non sempre educato con i cittadini scesi nelle piazze e con i giornalisti, ha fatto da contraltare a un Sergio Mattarella gioviale e solare che si è concesso e che è andato oltre quanto sarebbe stato lecito sentirgli dire o fare.

Come sempre sono i piccoli particolari a rendere la grandezza delle persone, gli atti non richiesti, quelli non dovuti.

Ho avuto il privilegio di osservare alcuni di questi comportamenti da parte del Presidente Mattarella dalla galleria del Teatro Sociale, il settore riservato ai giornalisti durante l’incontro dedicato ai 100 anni dalla nascita di Beppe Fenoglio e ai 200 anni dalla nascita di Michele Coppino.

La prima sorpresa è stata vedere il Presidente della Repubblica prendere posto in terza fila, nella platea, perché, per sua espressa richiesta le prime due file dovevano essere occupate da bambini, il futuro del nostro Paese. Bambini con cui il capo dello Stato ha scherzato e riso durante tutta la cerimonia.

Più volte ho visto il presidente sbirciare il foglio con gli appunti che si era preparato e più volte l’ho visto soffermarsi su una frase nella parte bassa del foglio e ripetere a mente qualcosa. Ho capito in seguito che l’intervento si sarebbe chiuso con una frase in piemontese, quella dei coscritti.

Il siciliano Mattarella ha cercato di leggere nel migliore dei modi “L’è ‘l Piemont ch’a i-dà a l’Italia soa pi bela gioventù”. Questo ritengo che sia stato uno dei gesti che hanno reso la grandezza dell’uomo Sergio Mattarella che ha voluto recitare una frase in piemontese e ha voluto farlo al meglio, preparandosi per l’occasione.

A 81 anni, dopo essere stato tirato per la giacchetta per restare, perché la politica non è stata in grado di esprimere una figura all’altezza di un ruolo come quello del Presidente della Repubblica, l’impegno, la serietà, la fierezza di Sergio Mattarella devono renderci orgogliosi di essere italiani.

Piccoli gesti non dovuti come quello di andare a piedi dal Teatro Sociale al cortile della Maddalena, di salutare i borghi, di scherzare con i trifolao, di posare nella foto del taglio del nastro della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba, quando il Protocollo aveva escluso categoricamente che questo potesse avvenire.
Sergio Mattarella è andato oltre dimostrando una grande disponibilità, con la naturalezza che appartiene ai grandi uomini.

Il giorno dopo lo avremmo visto su tutte le prime pagine dei giornali lanciare un monito a chi, la ministra francese Laurence Boone, aveva messo in dubbio il futuro governo italiano. La premier in pectore Giorgia Meloni ha risposto attaccando il Pd, Calenda con un laconico “I francesi si facciano i fatti loro”.

Tutto altro stile per il presidente Sergio Mattarella che è intervenuto dicendo: “L’Italia sa badare a sé stessa, nel rispetto della Costituzione e dei valori dell’Unione Europea”, poche parole, ma quelle perfette. Sono state le parole, perentorie, del Garante della Costituzione, del simbolo più alto della Repubblica Italiana che hanno imposto le pronte scuse formali del presidente francese Macron.

Parole che ancora una volta ci hanno reso fieri di questo presidente della Repubblica, l’uomo giusto nel momento più sbagliato possibile, dopo anni di Covid, di guerra e con alle porte la crisi energetica peggiore degli ultimi Settant’anni. In questo momento così difficile, che prelude a qualcosa di ancor più problematico l’Italia ha un punto fermo e quel punto fermo è Sergio Mattarella.

Provo un grande senso di gratitudine per il Presidente della Repubblica per la sua disponibilità a visitare Alba tributando i dovuti onori a due grandi personaggi come Michele Coppino e Beppe Fenoglio. Nel bacio della piccola Francesca Tosello c’è tutto l’affetto di un territorio per questo grande Presidente della Repubblica.
Per tutti quelli che hanno sperato di raccattare qualche Mi Piace online insultando la più alta carica dello Stato, non voglio sprecare fiato e polpastrelli, ricordo solamente che il diritto di critica non è il diritto di insultare e che il dispositivo dell'art. 278 Codice Penale recita: “Chiunque offende l'onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

Marcello Pasquero

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