Attualità - 03 ottobre 2022, 12:45

L'energia pazza spaventa privati e aziende, "ma se Cingolani dice che esportiamo gas, allora speriamo di non vedere costi alle stelle"

La rilevazione fotografa l'andamento tra aprile e giugno: anche se in frenata, i numeri restano positivi. Coscia (Unioncamere): "L'autunno sarà la vera incognita, dopo i rimbalzi post pandemia"

L'energia pazza spaventa privati e aziende, "ma se Cingolani dice che esportiamo gas, allora speriamo di non vedere costi alle stelle"

Si corre ancora, ma a passo meno spedito: segno che i costi dell'energia, gli effetti della guerra in Ucraina e le incertezze sulle materie prime stanno già facendo sentire il loro peso sull'economia piemontese. Lo dicono le cifre di Unioncamere Piemonte, che ha diffuso l'indagine congiunturale del secondo trimestre del 2022, in crescita del 3,8% rispetto al primo trimestre, quando l'accelerazione era del 5,2%. Il primo semestre, dunque, si attesta su un +4,5%.
Ma analizzando il contesto spaventano soprattutto le difficoltà della Germania (mai così in calo dal 2009) e della Francia, che sono i nostri migliori "clienti".

Ordini "in orbita" grazie all'aerospazio

Ma se gli ordinativi interni fanno segnare un +3,9%, quelli esteri corrono fino al +44,4%, segno che l'export (almeno al giro di boa dell'anno) continua a essere la locomotiva del territorio, grazie soprattutto all'aerospazio. Il fatturato totale cresce così del 6,1%, con la componente estera che sale del 3,2%. Il tasso di utilizzo degli impianti sfiora il 70%.

L'incognita dell'autunno. Coscia: "Ma se esportiamo gas.."

"La vera incognita sarà l'autunno, quando si esaurirà l'effetto dei rimbalzi dopo il periodo pandemico - commenta il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia -. A causa soprattutto dei costi energetici le aspettative delle imprese sono in diminuzione. Ma se il ministro Cingolani dice che le riserve ci sono, tanto che ne stiamo esportando, allora potrebbe essere una buona notizia per le aziende, oltre che per i privati cittadini". 

"Guardiamo con fiducia anche al sistema bancario, così come al Pnrr, che è uno strumento europeo, ma le istituzioni devono stare vicine alle imprese che anche questa volta cercano di fare il massimo per superare le difficoltà", conclude Coscia.

Bene tessile, alimentare ed elettronica

Tra i settori, il tessile abbigliamento (+8,9%) ed elettricità-elettronica, al pari dell'alimentare (+6,4%) sono le voci più vivaci, mentre metalli e chimica-plastica si collocano sotto la media regionale. Addirittura in campo negativo (anche se solo -0,1%) i mezzi di trasporto.

Tra le province, grazie proprio al tessile che ha iniziato dopo il recupero, svetta Biella (+9,4%) così come Alessandria (grazie anche ai gioielli) con un +5,6%. Bene anche Asti (+4,4%), Vercelli e Vco (4,4 e 4,8%). Torino si trova a registrare un +3,4%, frutto della difficoltà dei mezzi di trasporto, ma anche dell'andamento positivo di elettricità-elettronica e chimica, così come l'alimentare.

Pandemia alle spalle, ma poco ottimismo

Se si considera solo il recupero dopo l'ondata del Covid, però, si nota la ripresa. Lo dicono i dati di metà anno confrontati alla metà del 2018. Dai mezzi di trasporto all'elettricità, così come l'alimentare. Solo legno, tessile e calzature sono ancora sotto il livello di quattro anni fa.

Per il futuro, però, si vede "nero": mai così male il clima di fiducia dai tempi della pandemia (o poco meglio). Per sette aziende su dieci però il mercato di riferimento resta quello italiano, anche se spiccano meccanica e mezzi di trasporto. Ma ci sono differenze anche grandi, tra i settori, nella gestione dell'attività di trasporto: legno e mobile, più legati al mercato interno, cercano di risolvere il problema internamente. Chi punta sull'export tende anche a esternalizzare la logistica.

Ferrovia chi? Si usa ancora soprattutto la strada

Su tutte vince però ancora il trasporto su strada, mentre quello ferroviario viene considerato un percorso ancora (molto) marginale. Gli vengono preferiti la combinazione strada-aereo o quella strada-mare. Tuttavia chi è insoddisfatto delle infrastrutture rappresenta meno di due casi su dieci (19%). Quel che spaventa è però l'aumento dei costi delle materie prime per il trasporto delle merci (lo teme il 77% delle aziende sollecitate), così come i costi del trasporto in sé per la consegna dei prodotti (66%). Quasi un'azienda su due prevede ritardi nei tempi di consegna.
Una "dipendenza" da strada che in futuro potrebbe creare più di un problema, soprattutto alla luce dei rincari dei carburanti.

Liquidità stabile e nessun rischio sconfino per le aziende

"Bisogna mantenere i nervi saldi, anche con gli strumenti che cerchiamo di mettere a disposizione", dice Andrea Perusin, direttore regionale Piemonte Sud e Liguria di Intesa Sanpaolo. "I numeri non ci parlano per ora di grandi difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la liquidità rispetto a un anno fa o i rischi di sconfino o di default - aggiunge e Paola Garibotti, regional manager Nord Ovest Unicredit -. Anche se parlando con gli imprenditori sembra una situazione diversa. Sono più i prestiti personali, dunque dei privati, a dare qualche segnale di difficoltà in più".

Massimiliano Sciullo

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