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Farinél | 25 settembre 2022, 10:37

FARINÉL / Odio sottolineare che l’avevo detto, ma l’avevo detto!

Va in archivio una campagna elettorale sottotono, la prima estiva, con poche idee e molto confuse

FARINÉL / Odio sottolineare che l’avevo detto, ma l’avevo detto!

Urne aperte in questa domenica di inizio autunno, al termine della prima campagna elettorale estiva. Una campagna che ha avuto pochi sussulti, dall’esito, in teoria, scontato. Basta vedere i pochi manifesti elettorali e i pochi spazi pubblicitari acquistati su giornali cartacei, radio e tv. Leggermente meglio è andata per la raccolta pubblicitaria online, ma nulla di paragonabile al passato.

Da persona della comunicazione dico che questo è un male, non tanto perché io lavori per testate che non ricevono contributi pubblici e vivono di inserzioni, bensì perché è un segnale che gran parte dei giochi fossero già stabiliti a tavolino dai partiti.

Quando nel 2020 dissi che ero contrario al taglio dei parlamentari, approvato con percentuali bulgare dagli italiani, venni aspramente criticato. Il referendum non mi convinceva perché portava a una perdita di rappresentanza territoriale.

«Si tagliano 345 parlamentari, un terzo del totale, non puoi non essere d’accordo», mi si diceva allora. Infatti, ero d’accordo a tagliare le spese della politica, eccome se ero d’accordo, ma non il numero di parlamentari. Perché non ridurre di un terzo, o anche dimezzare, le indennità dei politici romani? Il risparmio sarebbe stato lo stesso o fors’anche superiore, senza togliere rappresentanza ai territori.

Nella scorsa tornata elettorale la provincia di Cuneo espresse 10 parlamentari, nella migliore delle ipotesi dal voto odierno saranno sei i rappresentanti cuneesi a Roma. Se poi la presenza di 10 parlamentari cuneesi eletti nel 2018, abbia portato grandi risorse e benefici per la provincia, quello lo lascio dire a voi. Io comunque penso sia più probabile che lavori per la Granda un politico di Vernante o di Sanfré rispetto a uno di Piacenza o di Castellammare di Stabia.

Al Senato il collegio comprende ora anche Torino, alla Camera il collegio albese ora è stato abbinato ad Asti e Alessandria, due città decisamente più popolose. Facile immaginare quali zone in futuro esprimeranno il maggior numero di senatori e deputati, non Cuneo e non Alba.

In Italia il voto di pancia, che nasce sull’onda dell’euforia collettiva non ha mai portato bene al Paese. Il referendum del 2020 non fa eccezione.

La riduzione indiscriminata del numero dei parlamentari – 145 in meno al Senato, 200 in meno alla Camera –, abbinata a una legge elettorale quanto meno perfezionabile, farà sì che ci troveremo da lunedì con gran parte dell’emiciclo formato da nominati. figli di, cugini di, amici di, personaggi scelti dai partiti e inseriti ai primi posti delle liste con la certezza dell’elezione.

Gli altri, pochi, sono quelli che dovranno sudarsi un posto in parlamento. Sono, in parole povere, i pochi volti che avete visto ritratti sui manifesti elettorali o negli spot delle testate online.

Tutto questo ha limitato e limiterà la democrazia, a mio parere, oltre a portare a un risparmio minimo per le casse dello Stato che si sarebbe potuto ottenere in altro modo, senza ridurre la rappresentanza territoriale.

Sapete cosa mi consola? Che alla fine mai ci siamo aspettati qualcosa calato dall’alto, vedere Asti-Cuneo a 34 anni dalla prima assegnazione dei lavori o i 20 anni necessari per realizzare un ospedale a Verduno che ora, sotto la spinta di Bruno Ceretto, sta diventando un’eccellenza a livello regionale quando fino a pochi anni fa era una vergogna regionale.

Alla fine, albesi e braidesi sono sempre andati avanti non grazie alla politica romana, ma nonostante la politica romana. L’unica cosa che mi sento di auspicare è che dalle urne possa emergere un Governo liberale più che liberticida, che sappia guardare al futuro e possa traghettarci fuori da uno dei periodi più difficili del dopoguerra, un Governo che sappia far lavorare la diplomazia per favorire un ritorno della pace in Ucraina. Tutto il resto verrà da solo. Deve essere questa l’unica priorità per un’Europa che si trova divisa a fronteggiare un conflitto alle porte.

Lo so, sono un sognatore, ma questa volta spero davvero di poter dire “Ve l’avevo detto”.

Marcello Pasquero

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