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Attualità | 22 settembre 2022, 15:22

La Consulta delle Professioni cuneese scrive ai candidati: "Negli anni troppi guasti. Servono soluzioni concrete"

"Le sfide che attendono il mondo libero professionale ordinistico rendono opportuno ideare forme organizzative delle professioni stesse idonee a salvaguardare l’autonomia del professionista"

La Consulta delle Professioni cuneese scrive ai candidati: "Negli anni troppi guasti. Servono soluzioni concrete"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera inviata dalla Consulta delle Professioni provinciale, rivolta ai candidati della imminente tornata elettorale.

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"In tema di professioni intellettuali ordinistiche , sulla scorta di pregiudizi diffusi ed alimentati da altre categorie di operatori economici, sono stati  apportato tanti guasti a tale  comparto, favorendo i committenti forti ed aggravando la condizione della parte debole, quella professionale, del rapporto con il cliente.

Nel 2017 l’Antitrust nazionale ha sostenuto, infondatamente, la contrarietà della disciplina dell’equo compenso rispetto ad un asserito divieto di tariffe professionali. La giurisprudenza comunitaria ne ha sancito l’infondatezza laddove dette tariffe vengano adottate nell’ambito di un procedimento etero determinato dalla pubblica autorità, come nel caso italiano.

In occasione della attuale  crisi pandemica e del necessario scrutinio per l’assegnazione dei fondi del PNRR, la Commissione Europea, con comunicazione del 9.07.21 ha puntato di nuovo l’attenzione su sette tipologie di servizi per l’impresa, ovvero ingegneri, architetti, avvocati, professioni contabili e fiscali, consulenti in materia di brevetti, agenti immobiliari e guide turistiche, formulando nuove raccomandazioni.

Le “attenzioni” della Commissione , come – unico – ha riportato il quotidiano Italia Oggi nell’edizione del 10.07.2021, si sono incentrate  sulle “riserve di attività” e “sulle limitazioni relative alle tipologie di società ed alle forme proprietarie consentite”, che ha assimilato di più le attività professionali alle imprese, cosa che chi esercita tale tipo di attività professionale sa essere profondamente sbagliato, comportando la “svalorizzazione” della componente deontologica delle attività professionali ordinistiche, sostanzialmente recepite dalla legge concorrenza recentemente approvata.

Le sfide che attendono il mondo libero professionale ordinistico, anche sotto il profilo dell’innovazione digitale, rendono opportuno ideare, in alternativa alla sempre maggiore “societarizzazione” delle modalità di esercizio della professione, forme organizzative delle professioni stesse idonee a salvaguardare l’autonomia del professionista; studi costituiti più facilmente – secondo gli intenti della Commissione - sotto forma di società di capitali con socio non professionista comportano inevitabilmente di dover aggiungere alla “doppia fedeltà” di cui parla  Remo Danovi, da tutti conosciuto come profondo studioso della deontologia non solo forense (al Cliente ed ai valori fondanti dell’ Ordinamento) anche quella alla società e , nella sostanza, all’eventuale socio non professionista, con possibili incompatibilità, a scapito del più corretto adempimento dei doveri che connotano la prestazione professionale.

Occorre  introdurre quantomeno una normativa per la previsione ed il potenziamento delle reti di studi professionali, prevedendo idonei incentivi per la loro costituzione, con possibilità di amministrazione delle stesse da parte dei soli professionisti aderenti, in modo tale da evitare le problematiche connesse alla presenza dei soci non professionisti nelle STP, anche sotto il profilo della compromissione degli equilibri finanziari della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza, cui verrebbero sottratte le presumibilmente importanti quote di utili di pertinenza del socio non professionista, in un momento in cui la salvaguardia degli equilibri finanziari delle Casse dei Professionisti appare vitale.

Nella recente contingenza e ad evidenziare il valore aggiunto che i professionisti intellettuali ordinistici rappresentano per il paese, sta il ruolo che le professioni in generale e quelle sanitarie in particolare hanno giocato nel corso dell’attuale crisi pandemica, che ha reso evidente come l’impegno e la dedizione trovino giustificazione e stimolo negli ordinamenti deontologici di ciascuna professione, la cui violazione, lo si ripete ancora una volta, può comportare anche l’espulsione dalla professione stessa, caratteristiche che vanno salvaguardate e non diluite nell’ambito di una concezione meramente “capitalistica” e mercatista della professione.

La modernizzazione delle professioni deve essere ottenuta attraverso strumenti che esaltino le peculiarità delle stesse, tramite anche, come già affermato, la sollecita previsione dello strumento delle reti di studi professionali, da istituire e sovvenire adeguatamente nel momento in cui delle stesse facciano parte, in misura consistente da stabilirsi, studi condotti da infraquarantenni. Appare altresì opportuna l’introduzione nell’ordinamento civilistico, magari attraverso la modifica ed implementazione del c.d. “statuto del lavoro autonomo” di cui alla troppo “timida” Legge 81/2017, un concetto di impresa professionale e non commerciale, esercitata dai soggetti menzionati dall’art. 33 della Costituzione, il cui Registro sia rappresentato dall’albo professionale con le dovute implementazioni, al fine di evitare il protrarsi delle discriminazioni che la legislazione ordinaria ed emergenziale ha comportato, forse strumentalmente, tra professioni ed imprese, professioni medesime menzionate in modo marginale e soltanto sotto il profilo della formazione dal documento della Commissione Colao.

L’esercizio delle società commerciali presuppone logiche non esattamente coincidenti con quelle a prevalenza deontologica necessaria proprie dei professionisti ordinistici, a cui pertanto non possono e non debbono essere assimilate.

La consulta delle professioni della provincia di Cuneo crede fermamente che la sostenibilità delle professioni intellettuali ordinistiche italiane debba essere ottenuta salvaguardando, nell’interesse del Paese le specificità delle  stesse, indirizzandosi alle istituzioni nazionali ed a quelle comunitarie per fare in modo che tali specificità non siano semplicisticamente sacrificate ad una concezione “totalitaria” del mercato, anche alla luce della delega assai ampia contenuta nell’art. 26 della Legge concorrenza 2021.

Allo scopo segnala alla politica coinvolta nella tornata elettorale di domenica 25 settembre affinché vengano individuati gli strumenti necessari per la tutela delle specificità delle professioni intellettuali ordinistiche, ci si impegni concordemente per contrastare il perdurare di quelle forme di discriminazione strisciante o conclamata che riguardano i professionisti Ordinistici, le cui rappresentanze sono state oggettivamente poco considerate nel momento in cui il Presidente Incaricato dell’attuale governo  ha proceduto all’audizione delle parti sociali, seppure i professionisti ordinistici costituiscano un comparto che ha sino ad ora rappresentato circa due milioni di soggetti, con un milione di dipendenti ed a cui era riferita negli anni precedenti una quota prossima al 13% del PIL; si cerchi con determinazione di evitare  che il nuovo governo , costituito a seguito delle elezioni politiche del 25 di settembre  possa produrre al comparto professionale guasti analoghi a quelli prodotti da precedenti esecutivi, a partire dal 2006 e con invito alla massima attenzione al malinteso riferimento, recentemente operato, alle lauree professionalizzanti, potenzialmente deleterio ove non opportunamente “governato” , cosa che ha indotto una “storica” associazione di giovani professionisti come l’Associazione Italiana Giovani avvocati, ad esprimere in un comunicato la propria motivata contrarietà perché
«Fino a quando non ci sarà una seria riforma del percorso di studi in Giurisprudenza, in senso realmente professionalizzante, l’AIGA sarà sempre contraria alla laurea abilitante allo svolgimento della professione forense.

La consulta chiede quindi che tutti i soggetti sopra menzionati si rivolgano in modo pressante alla politica, affinché siano tenute nell’adeguata considerazione la necessità di salvaguardare il comparto ordinistico ed i valori di massima autonomia ed indipendenza delle professioni intellettuali ordinistiche, di cui debbono essere difese le caratteristiche peculiari, nell’interesse generale e non della sola categoria, al fine di consentire che le medesime, attraverso le giovani generazioni, continuino a battersi in autonomia per la tutela dei diritti dei cittadini in materia di sanità, giustizia, fisco ed ambiente, inteso nella massima accezione del termine. E propone a titolo esemplificativo, come strumenti di rapido ed immediato intervento, la modifica dell’art. 12 della L. 81/2017, che allo stato consente la costituzione di reti di esercenti le professioni ai soli fini della partecipazione ai bandi e di concorrere all’assegnazione di incarichi ed appalti privati, ovvero con l’introduzione di un articolo 12 bis nel testo normativo, che generalizzi la possibilità di costituzione di reti di studi professionali, destinando fondi all’incentivazione della loro costituzione.

La sollecita approvazione magari ancora nell’ambito della presente legislatura o, in difetto, in termini estremamente solleciti, nella prossima, la legge c.d. sull’equo compenso; la vigilanza costante per evitare che interventi di “liberalizzazione” del comparto professionale ordinistico possano essere proditoriamente attuale (le “lenzuolate” di buona memoria insegnano) magari utilizzando l’ampia delega conferita nella Legge concorrenza 2021,  senza considerare che la concorrenza ed il mercato non possono e non devono snaturare il contenuto deontologico delle professioni costituzionalmente regolate dall’art. 33 della nostra Carta Fondamentale
".

comunicato stampa

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