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Cronaca | 21 settembre 2022, 07:12

Anche l'ipnosi per abusare delle pazienti: il caso del medico albese verso la sentenza definitiva

La Corte di Cassazione chiamata a esprimersi sulla condanna a cinque anni di reclusione che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all'uomo nello scorso novembre. Tre le donne costituitesi parte civile

La Corte di Cassazione (Ph. Pixabay)

La Corte di Cassazione (Ph. Pixabay)

E’ atteso per venerdì 23 settembre il giudizio col quale la Corte di Cassazione sarà chiamata a esprimersi sulla condanna comminata in primo grado dal Tribunale di Asti e parzialmente riformata nello scorso novembre dalla Corte d’Appello di Torino nei confronti del 62enne Marco Vito Surdo, il medico albese finito alla sbarra per un caso di presunte violenze sessuali ai danni di alcune pazienti.   

Nota la vicenda, che ha visto l’uomo protagonista a partire dal febbraio 2017. Medico di base con studi nella capitale delle Langhe e in un centro del Roero. Surdo era finito agli arresti dopo la denuncia di una prima paziente, cui seguirono indagini con le quali la Procura della Repubblica di Asti raccolse le testimonianze di altre tre donne, in merito a episodi di presunti abusi verificatisi – in un caso mentre una delle vittime era sottoposta a una pratica di ipnosi – in un periodo compreso tra il 2012 e il 2016.

Nel marzo 2019 la prima sentenza, con la quale, al termine del processo con rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena, il giudice astigiano Giorgio Morando ritenne fondate quelle accuse, condannando il medico a una pena pari a 6 anni e due mesi di reclusione, cui si accompagnarono diverse misure accessorie – tra le quali l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e amministrazione di sostegno e la sospensione per tre anni dall’esercizio della professione medica –, mentre rimessa alla sede civile era stata la quantificazione del danno accusato dalle tre vittime costituitesi parte civile col patrocinio degli avvocati del foro di Asti Silvia Calzolaro e Paola Coppa, e del legale torinese Stefano Tizzani.

Lo scorso 25 novembre la decisione della Corte d’Appello di Torino, i cui giudici avevano parzialmente riformato il verdetto di primo grado, riducendone la pena a cinque anni. Una sentenza rispetto alla quale la difesa del medico – che dopo la recente scomparsa dell’avvocato astigiano Aldo Mirate è stata presa in carico dal collega di studio Alberto Avidano –, annunciò il ricorso in Cassazione fissato in discussione per questo venerdì.

Ezio Massucco

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