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Eventi | 12 agosto 2022, 08:16

Bra, festa alle Clarisse per Santa Chiara: esempio di fraternità e speranza (Foto)

Grande partecipazione di fede per la solennità dell’11 agosto nella chiesa del Monastero

Bra, festa alle Clarisse per Santa Chiara: esempio di fraternità e speranza (Foto)

Gioia grande giovedì 11 agosto, a Bra, nel Monastero delle Sorelle Clarisse di viale Madonna dei Fiori. È stata celebrata, infatti, la memoria della loro fondatrice Santa Chiara d’Assisi.

Dopo il triduo di preparazione, la festa è entrata nel vivo con la Santa Messa nella chiesa del Monastero, presieduta da fra Andrea Nico Grossi dei frati minori di Saluzzo e concelebrata dal clero francescano e salesiano, per ricordare un esempio di luce per la nostra vita.

Chiara, un nome un programma. La madre, durante il tempo di gravidanza, andò in chiesa a pregare per la buona riuscita del parto e qui sentì una voce che le suggerì il nome da dare alla creatura: Chiara, perché quella bambina sarebbe stata una luce tale “da illuminare la luce stessa”.

Una funzione solenne, che ha visto ovviamente la partecipazione della fraternità monastica delle Sorelle Clarisse al completo, ad animare con canti e lodi le varie fasi della liturgia.

Ai molti fedeli presenti, tra cui il sindaco Gianni Fogliato, il celebrante ha evidenziato la modernità di una santità capace di lasciare un segno, non solo una memoria. Donna del XIII secolo, Chiara raggiunge il nostro tempo, illuminandolo con la sua testimonianza di fortezza, fraternità, sobrietà, caratteristiche basilari anche per la vita dei cristiani di oggi.
Nell’omelia la parola è passata a fra Maurizio Conti, che ha commentato il Vangelo di Giovanni sulla vite ed i tralci in chiave del verbo ‘rimanere’, tradotto dalla Santa assisiate nella parola ‘povertà’. “Per Chiara - ha detto -, la povertà è l’unica possibilità di rimanere in relazione con Gesù. La sua non è una scelta ideologica e nemmeno esteriore, ma consapevolezza di questa relazione, attraverso Gesù, con quel Dio che lei chiama: il nostro donatore, il padre delle misericordie”.

Ponendo i suoi occhi sul Vangelo, Chiara vive una fraternità intesa a costruire una relazione radicale con Cristo, piena di perdono, di accoglienza scambievole. Propone uno stile di vita che si abbandona fiducioso alla Provvidenza, un atteggiamento di umiltà secondo cui nulla è meritato. “La posizione di Chiara è quella di colei che sa di non poter fare nulla senza il Signore, che sa di non avere dentro di sé una ricchezza sua, guadagnata o meritata, ma sa che la sua ricchezza è la relazione con Lui”. Così fra Maurizio Conti, che poi ha evocato diverse esperienze di Santa Chiara per ricordare la storia di una vita straordinaria.

Nata nel 1193 da buona famiglia, le fonti raccontano che Chiara, a soli 12 anni, colpita dal gesto di San Francesco (di spogliarsi dei suoi abiti e dei suoi averi per donare tutto ai poveri al fine di vivere una vita di preghiera e di offerta di sé al Signore) decise di lasciare tutto per consacrarsi a Cristo nella povertà.

All’età di 18 anni fugge dalla sua casa di Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori, che le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e la ricoverano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia ed a Sant’Angelo.

La famiglia tentò in vari modi (anche con la violenza) di sottrarla alla sua decisione, ma Chiara (con la grazia del Signore) superò ogni ostacolo. All’età di trent’anni per Chiara inizia una lunga malattia che indebolisce il suo corpo, ma non la sua fede. A San Damiano muore l’11 agosto 1253, celebrando con le ultime parole il dono della vita: “Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta, perché hai buona scorta nel tuo viaggio! Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e, sempre guardandoti come una madre il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata”.

Tanto si potrebbe dire ancora su Santa Chiara d’Assisi: con la sua tenacia, la sua intrepida determinazione è riuscita a ‘strappare’ al Papa ‘il privilegio della povertà’, poi la prima Regola, nella storia della Chiesa, scritta da una donna per delle donne, confermata da un commosso papa Innocenzo IV, che si recò di persona a San Damiano per portare a Chiara morente la sua benedizione e consegnarle la bolla di approvazione della Regola.

Il monastero delle ‘Sorelle povere’, già negli ultimi anni dell’agonia di Chiara, era meta di un vero e proprio pellegrinaggio popolare. Il giorno successivo alla morte, al momento dei funerali, il Papa stesso, che era presente ad Assisi quei giorni con la sua corte, propose di celebrare l’ufficio delle Vergini e non piuttosto quello dei morti, mostrando in questo modo di considerare Chiara già santa.

Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio ed in seguito trasferito nella chiesa che porta il suo nome. Nonostante l’intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione solo nell’autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV.

Chiara è oggi considerata la protettrice delle telecomunicazioni: le cronache raccontano infatti che il giorno di Natale, non potendo assistere alla messa servita da Francesco, poiché costretta a letto a causa della malattia, sulla parete della sua cella le apparve una visione della Messa e al momento della comunione le si presentò innanzi un angelo che le diede la possibilità di comunicarsi all’ostia consacrata. Proprio a seguito di quell’episodio, il 17 febbraio 1958, venne dichiarata da papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.

Scriveva San Giovanni Paolo II: “Santa Chiara esorta tutti a comprendere sempre più profondamente il valore della vocazione, che è dono di Dio da far fruttificare”. Come un delicato fiore Chiara ha lasciato dietro di sé una scia di profumo che in ogni tempo riconduce al suo perfetto amore: sono le ‘Sorelle’, che portano ancora alto il suo nome. Anche a Bra.

silvia gullino

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