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Attualità | 02 agosto 2022, 17:40

In alpeggio non manca solo l'acqua, anche l'erba: Anaborapi e ARAP lanciano l'appello

I presidenti delle associazioni, Rabino e Dalmasso, descrivono la drammatica situazione: "La Regione tenga conto delle cause di forza maggiore nel giudicare chi rientra prima dall'alpeggio"

Un pascolo estivo in alta quota

Un pascolo estivo in alta quota

Non c'è pace per allevatori e margari. Oltre al dramma - condiviso con tutto il resto del tessuto economico della Granda, della Regione e del Paese - della situazione di crisi idrica che perdura ormai da mesi e dell'aumento dei costi delle materie prime, il nuovo scenario che rischia di mettere in ginocchio la categoria è quello relativo alle difficoltà di alimentare il bestiame in maniera concreta.

Non manca soltanto l'acqua. Manca anche l'erba
A sollevare la tematica è Elia Dalmasso, presidente ARAP Piemonte e Liguria, che spiega: "Nella maggior parte degli alpeggi la cotica erbosa è completamente bruciata e, oramai, anche eventuali precipitazioni potranno fare ben poco".

Secondo Dalmasso le prime due settimane di agosto saranno cruciali, perché tradizionalmente sono quelle in cui le vacche pascolano più in alto e trovano le essenze più pregiate: "Nella maggior parte degli alpeggi l’erba non è cresciuta a dovere, oppure è secca come se fossimo già a settembre, dopo le prime gelate".

La carenza d'acqua ingenera, quindi, carenza di alimentazione. E le mandrie sono così costrette a ulteriori spostamenti giornalieri, anche di parecchi chilometri.

Anaborapi: "La Regione riconosca le cause 'di forza maggiore'"
A Dalmasso fa eco Andrea Rabino, presidente Anaborapi. Che ricorda come la soluzione dell'alpeggio venga tradizionalmente utilizzata perché capace di abbattere alcuni costi tipici dell'allevatore e, allo stesso tempo, salvaguardare il territorio. "Ma questa eccezionale siccità obbligherà molti margari a 'scendere' a valle in anticipo; la scarsità di erba li costringerà anche ad acquistare fieno e alimenti per il bestiame, materie prime che purtroppo hanno attualmente prezzi alle stelle".

Rabino sottolinea come la discesa anticipata dagli alpeggi causi intoppi anche dal punto di vista burocratico: "Per accedere al così detto premio per il 'pascolamento' i capi devono permanere in montagna per almeno tre mesi e qualche allevatore non sarà in grado di rispettare questi termini".

"E' importante - conclude Rabino - che la Regione riconosca la 'causa di forza maggiore' per gli allevatori che saranno obbligati a demonticare in anticipo: con gli attuali costi del fieno e del mangime non c’è nessuno che voglia scender a valle tanto per farlo".

redazione

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