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Cronaca | 28 luglio 2022, 16:30

Insulti e minacce all’impiegata del Comune: chiesto rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Santo Stefano Roero

La richiesta a carico di Renato Maiolo depositata dal pm astigiano Macciò dopo le indagini seguite alla denuncia della dipendente. A dicembre via il processo per le presunte malversazioni in municipio

Il municipio di Santo Stefano Roero

Il municipio di Santo Stefano Roero

Si sono concluse con la richiesta di rinvio a giudizio depositata nei giorni scorsi dal pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Asti Simona Macciò le indagini seguite alla denuncia che una dipendente del Comune di Santo Stefano Roero aveva presentato nei mesi scorsi nei confronti dell’ex sindaco del centro roerino Renato Maiolo, già al centro della vicenda giudiziaria (il relativo processo prenderà il via il prossimo 7 dicembre) riguardante le presunti malversazioni che, secondo il Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Cuneo, avrebbero caratterizzato gli anni nei quali il 72enne agricoltore aveva guidato l’amministrazione del piccolo centro.

L’imputazione a suo carico è in questo caso quella che l’articolo 572 comma 3 del Codice Penale punisce con la reclusione da 4 a 9 anni, per i maltrattamenti aggravati che l’uomo avrebbe commesso ai danni dell’impiegata nella sua qualità di datore di lavoro, quale sindaco pro tempore.

"Con più azioni esecutive", si legge nel capo di imputazione, l’ex sindaco avrebbe sottoposto l’impiegata a "un regime di vita doloroso e vessatorio, costituito da condotte offensive e svilenti tenute nei suoi confronti anche di fronte a terzi".

In particolare, l’amministratore avrebbe preteso da lei che sanasse i numerosi arretrati ereditati dalla precedente gestione del suo ufficio. Anche in ragione di ciò l’avrebbe "insultata sistematicamente" alzando la voce, offendendola e minacciandola, intimandole di non spostarsi all’interno del municipio durante l’orario di lavoro e sottoponendola a liste di obiettivi secondo la vittima impossibili da raggiungere. In diverse occasioni avrebbe poi gettato a terra i documenti su cui l’impiegata lavorava, invitandola a trovarsi un lavoro alternativo e rivolgendole epiteti proferiti anche di fronte a terzi.

Una serie di condotte, sempre a giudizio dell’accusa, quelle susseguitesi tra il 2012 e il 2019, aggravate dal fatto che, a seguito delle stesse, la donna sarebbe precipitata in uno stato di profonda prostrazione psicologica, tale da provocarle anche una malattia professionale che l’Inail avrebbe certificato nel gennaio scorso col riconoscimento a suo carico di un’invalidità lavorativa del 12%.

Toccherà ora al Gup Giorgio Morando valutare la congruità delle accuse e decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio nel corso dell’udienza preliminare già fissata per il 4 ottobre prossimo.  

L’ex amministratore è difeso dall’avvocato albese Roberto Ponzio, che spiega: "Il mio assistito respinge fermamente tutti gli addebiti e si propone di dimostrare nel corso del dibattimento la correttezza dei comportamenti da lui tenuti. Contesta inoltre che la malattia accertata anni dopo dall’Inail sia causalmente connessa col rapporto di lavoro".

Ezio Massucco

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