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Al Direttore | 27 luglio 2022, 16:04

Emergenza cinghiali: ora la politica riconosce la necessità di far intervenire i cacciatori…

La segreteria provinciale dell’Associazione Nazionale Libera Caccia interviene sul tema degli ungulati sottolineando le irrisolte difficoltà burocratiche che da anni pesano sull’attività dei suoi associati

Emergenza cinghiali: ora la politica riconosce la necessità di far intervenire i cacciatori…

Riceviamo e pubblichiamo.

Da tutte le parti ormai si assiste da parte della politica, da destra a sinistra, la necessità di coinvolgere la figura dei cacciatori come salvatori della grave situazione derivante da una massiccia presenza di cinghiali.

In tutto questo però si dimentica che la stessa politica è quella che dovrebbe attivarsi per permettere che le problematiche che affliggono il proprio territorio possano trovare una soluzione.

L’Associazione Nazionale Libera Caccia ha da sempre espresso critiche alla politica relativamente all’incontrastato aumento delle aree poste a vincolo di Parco, perché gli introiti economici dei quali i Comuni beneficiano per aver territorio parco vengono poi pagati dagli agricoltori residenti negli stessi comuni, con l’aumento dei danni da ungulati, danni pagati con fondi che reperiscono dalla tasse regionali pagate dai cacciatori e che vista la riduzione degli stessi, pongono la necessità di trovare sempre nuovi fondi da parte della stessa Regione Piemonte.

Negli ultimi due anni, gli stop derivanti dalle disposizioni anti Covid-19, che hanno di fatto sospeso l’attività venatoria per un mese, non potevano che portare a un aumento esponenziale degli ungulati, che non sono stati cacciati e di conseguenza non abbattuti.

Quotidianamente vengono messe in campo dalla stessa Regione delle disposizioni volte all’abbattimento dei cinghiali con l’individuazione di figure abilitate allo scopo, ma resta il fatto che quando in tali attività sono contemplati i cacciatori, tali figure per partecipare devono sostenere sempre nuove spese, alle quali si aggiunge anche la necessità di ottenere nuove abilitazioni.

Ci si riferisce alla necessità di effettuare corsi abilitativi volti alla gestione di gabbie di cattura (la costruzione di dette gabbie sono in capo all’utilizzatore), alle attività di Tutor (con corsi, maneggio armi, ecc…), alle attività di caccia di selezione con la richiesta di pagamento di una quota all’ATC/CA, ma con l’incognita del “dove” effettuare la prova di tiro necessaria per espletare tale attività.

In tutto questa attività gli stessi cacciatori sono chiamati a mantenere in vita gli ATC/CA versando quote di ammissione per potere svolgere attività su determinate specie e nonostante il versamento annuale di queste quote si vedono ridurre i fondi destinati a quelle attività per le quali gli stessi ATC/CA sono nati nel lontano 1995.

Ci si riferisce alla drastica riduzione dei capi di piccola selvaggina acquistata e immessa e alle attività di miglioramento ambientale praticamente inesistenti. Assistiamo invece alle attività con tiri notturni, che poco si addice all’attività venatoria, da parte delle guardie di ATC e CA, il cui stipendio è pagato per buona parte dalle quote d’ammissione versate dai cacciatori, visto che i proventi regionali per fini istituzionali sono poca cosa rispetto all’effettivo costo sostenuto.

Dall’approvazione della legge regionale 5/2018, che ha posto tutta una serie di limitazioni all’attività venatoria, vedasi l’obbligatorietà della prova di tiro per poter esercitare la caccia di selezione, a distanza di quattro anni dall’emanazione mancano ancora tutti i regolamenti attuativi che vengono demandati dalla stessa legge regionale e pertanto ci si chiede: la politica cosa ha fatto?

A un calendario venatorio regionale migliorativo, ma pur sempre riduttivo rispetto ad altre regioni italiane, restano diversi nodi attuativi per poter andare a caccia ai quali si aggiungono ulteriori limitazioni demandate all’uno o all’altro ATC/CA.

Ora la Peste Suina Africana con focolai in provincia di Alessandria ma con nuovi casi di positività che si stanno spostando verso la provincia di Cuneo, la politica da destra a sinistra, ritiene la necessità di contenere tale annosa problematica richiedendo l’aiuto a privati cittadini che pagano con fior di quattrini le abilitazioni e le tasse, ma che ogni giorno vengono bistrattati anche da esponenti politici da destra a sinistra.

Viene chiesto un aiuto gratuito da parte della Regione Piemonte, la stessa che si dimentica però di tutte quelle richieste migliorative e necessarie per potere evitare che burocrazia o disposizioni pongano limitazioni/divieti ai cacciatori, durante ogni attività: sia che si tratti di depopolamento e sia che si tratti di caccia normale.

Ad oggi:
- L’attraversamento di una area parco comporta un balzello burocratico da parte del cacciatore per andare ad effettuare l’attività venatoria ma, anche in caso di attività di Tutor.
- Per la caccia di selezione è richiesta la prova di tiro prevista dalla legge regionale 5/2018 art.12 comma 6 ma, ad oggi la stessa Regione Piemonte non ha un elenco di poligoni accreditati per il rilascio da quanto da lei previsto.
- Ai cacciatori viene richiesto il pagamento della tassa regionale, generando il PagoPA, forma obbligatoria per il pagamento della tassa ma considerando che la Regione Piemonte è in possesso di una anagrafe venatoria regionale basterebbe poco recapitare a casa del cacciatore tale modulo per il pagamento.
- Ai cacciatori viene richiesto il pellegrinaggio presso gli ATC e CA per il ritiro del tesserino venatorio o per l’apposizione di un bollo che autorizzi l’attività venatoria, mentre in altre realtà regionali confinati con la stessa Regione Piemonte il tesserino viene inviato direttamente a casa al cacciatore.
- Per incentivare l’adesione di nuovi cacciatori, in altre realtà regionali vengono dimezzate le tasse regionali proprio in virtù della necessità di avere nuove figure.
Queste, solo per citarne alcune: tutte problematiche alle quali la politica dovrebbe essere chiamata a porre mano, se effettivamente la figura dei cacciatori vuole valorizzare.

Siamo però ormai consapevoli di come va la politica: le promesse elettorali da sinistra a destra, si perdono durante la legislatura o quando a “necessità” si vanno a cercare delle figure come quella dei cacciatori per poter riempire le testate giornalistiche, o ancor più si invocano modifiche a leggi nazionali, questa Associazione Nazionale Libera Caccia, Segreteria Provinciale di Cuneo, vuol far sapere alla politica che noi ci impegniamo a ridurre il numero degli ungulati quanto a far mettere mano alla burocrazia regionale che oggi lo impedisce.

Associazione Nazionale Libera Caccia,
segreteria provinciale di Cuneo

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