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Agricoltura | 21 giugno 2022, 09:36

“Al momento le piante di nocciole sono cariche del frutto, ma fino a metà luglio la produzione è a rischio”

A dirlo è Fabio Bottero, presidente della Cia zona di Mondovì, che ha 35 ettari di terreno coltivati a noccioleti nei Comuni di Carrù, Farigliano, Clavesana, Bastia, Lequio Tanaro, Piozzo, Bene Vagienna e Ceva

“Al momento le piante di nocciole sono cariche del frutto, ma fino a metà luglio la produzione è a rischio”

In Piemonte la coltivazione del nocciolo viene effettuata da 9.000 aziende. La “Granda” è la prima provincia sul territorio regionale, con 4.700 aziende del settore e oltre 16.000 ettari occupati dalla coltura. La raccolta del frutto parte intorno alla metà del mese di agosto. Come sta andando la stagione produttiva 2022? Ce lo racconta Fabio Bottero di Carrù, presidente Cia di Mondovì e titolare di una struttura agricola di settanta ettari dei quali trentacinque coltivati a noccioleti in diversi Comuni della zona: oltre a Carrù, Farigliano, Clavesana, Bastia, Lequio Tanaro, Piozzo, Bene Vagienna e Ceva. Dunque, un imprenditore del comparto che può dare la lettura della situazione rispetto a un territorio ampio e diversificato. Dice: “Al momento erano anni che non si vedeva una produzione così buona. Le piante sono cariche di nocciole. Quindi, le prospettive sono ottime. Ma almeno fino a metà luglio siamo ancora legati ad alcuni problemi non di poco conto”.

Vale a dire? “I maggiori danni li può portare la “cascola”: cioè la caduta anomala di una parte delle nocciole espulse “naturalmente” dalle piante perché le considerano “cattive”. Questo, a volte, significa perdere una quantità rilevante di produzione.  Fino a ora non ci sono stati segnali sotto questo aspetto, ma ricordo nel 2020 che, proprio come adesso, eravamo nella stessa situazione con le piante cariche di frutti e poi, da un giorno l’altro, sono iniziati a scendere precocemente. Compromettendo il raccolto. Per cui sono fiducioso, ma prima di essere tranquilli bisogna ancora attendere un poco di tempo”.

La siccità? “Se non piove il rischio è di trovarsi con un prodotto che non riempie totalmente il guscio e questo incide molto sulla resa finale della produzione. Nel 2016, ad esempio, di nocciole sulle piante ne avevamo tante, ma la qualità era bassa perché il guscio era addirittura vuoto o non pieno. Lo stress climatico provocato dal caldo soffocante avevano cotto l’olio di cui è anche composta la nocciola, di conseguenza le abbiamo dovute buttare. Quest’anno il caldo è pressoché uguale”.   

Insetti dannosi? “Per quanto riguarda la cimice dovremmo esserne fuori perché le gabbiette per la loro cattura, installate nei noccioleti, al momento sono vuote. Certo il pericolo esiste ancora, in quanto dopo la trebbiatura del grano e dell’orzo potrebbero spostarsi sulle coltivazioni di nocciole. Ci auguriamo che non accada”.

I danni provocati dai cinghiali? “E’ un problema con il quale dobbiamo fare i conti ormai da tanti anni. I cinghiali mangiano le nocciole cadute a terra e che non c’è ancora stato il tempo di raccogliere. Anche questo aspetto incide sulla produzione finale”.

La guerra russo-ucraina e l’elevata produzione possono avere ripercussioni negative nella vendita? “La vendita non dovrebbe essere compromessa perché la nostra nocciola è ricercatissima dai mercati di tutto il mondo per la sua qualità. E gli altri Stati produttori su questo aspetto non riescono a farci la concorrenza”. 

comunicato stampa

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