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Politica | 07 giugno 2022, 21:39

Chiesta ricusazione per 7 liste in corsa alle comunali: c'è anche quella del presidente Cirio

Secondo il presidente di Diritti e Libertá, Betti Balducci (Partito Gay LGBT+), nella composizione delle liste non sarebbe stato rispettato l'equilibro di genere nelle candidature

Chiesta ricusazione per 7 liste in corsa alle comunali: c'è anche quella del presidente Cirio

Dopo le amare considerazioni fatte a conclusione della presentazione delle liste elettorali per le elezioni comunali del 12 giugno prossimo, per le quali il partito si è presentato in ben cinque piccoli comuni del Cuneese, Davide Betti Balducci, presidente dell'associazione Diritti e Libertà e Coordinatore per le Elezioni per il Partito Gay LGBT+, concentra in questi giorni la sua attenzione sull'ipotetica illegittimità di alcune liste concorrenti, in termini di parità di genere.

Nel partito, che, come detto, ha una sua lista candidata per le comunali rispettivamente di Bastia Mondovì, Cravanzana, Frabosa Soprana, Rittana e Salmour, sono infatti persuasi che la sentenza della Corte Costituzionale n. 62 del 2022 possa fungere da presupposto per la ricusazione e l'eventuale esclusione dal ring elettorale di tutte quelle liste che non rispettino l'equilibrio di genere nelle proprie candidature.

La Consulta, con la citata sentenza, definisce come non rispondenti ai principi della Carta le modifiche intervenute nel 2012 su Testo Unico degli Enti Locali. In particolare nella parte in cui non vengono previsti provvedimenti per le liste elettorali che, nei comuni fino a 5.000 abitanti, non ottemperino alle misure sulla corretta rappresentanza dei sue sessi nell'elenco dei candidati.

Per questo Betti e il suo entourage hanno inoltrato formale ricusazione via posta certificata agli uffici elettorali di quattro dei cinque comuni in cui il partito é candidato: Cravanzana, Frabosa Soprana, Rittana e Salmour, mettendo a conoscenza la stessa Prefettura di Cuneo rispetto a tale azione.


"La nostra convinzione" ci spiega Betti "nasce dal fatto che già un Ufficio Elettorale Centrale - quello di Tivoli - ha escluso qualche giorno fa in autotutela, e a posteriori, una delle liste candidate nel comune di Casape (RM), la quale aveva un evidente disequilibrio nella composizione dell'elenco dei candidati".

Prendendo per buona la regola della necessaria sanzione da comminare alle liste non rispettose della equa rappresentanza dei due generi, come richiede la Corte Costituzionale, e limitando l'analisi ai Comuni cuneesi per le cui elezioni il partito Gay LGBT+ é presente, su un totale di quindici liste ben sette potrebbero essere destinatarie di eventuali sospensioni, nel caso in cui le ricusazioni vengano accolte.

"Crediamo che le regole debbano valere per tutti. É inutile che ci si appigli per comodità a normative di dieci anni orsono, quando esiste una sentenza di pochi mesi fa che pare molto nitida: le liste che non rispettino la rappresentanza dei due generi devono essere sanzionate, anche con la sospensione dalla partita elettorale!", sottolinea con convinzione Betti.

Ecco le liste che a detta dei ricusatori non risulterebbero in regola:

Per Frabosa: la lista della sindaca uscente "Montagna che vive" e la lista "Italexit con Paragone", cui mancherebbero rispettivamente una e due candidature femminili.

Per Rittana: la lista "Uniti per Rittana" e la lista "Rittana Tricolore" cui mancherebbero rispettivamente due e tre candidature femminili.

Per Salmour: la lista "Italexit con Paragone" cui mancherebbe una donna.

Infine per Cravanzana la lista "Uniti per Cravanzana" in cui é candidato consigliere niente meno che il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, cui mancherebbe una candidatura femminile e la lista "Costruire Insieme", cui mancherebbe una candidatura maschile.

"La sentenza della Corte é molto chiara; purtroppo meno lo è la normativa attuale, in quanto nessuna nuova definizione normativa é stata prodotta da marzo 2022.

Per noi però, senza alcun dubbio, il non rispetto delle percentuali di rappresentanza dei due generi definite per i Comuni più grandi, in combinato disposto con la stessa sentenza, non possono che darci il risultato di una illegittimità palese delle liste che abbiamo ricusato!

Annuncio da subito che, nel caso in cui le ricusazioni non producano sospensioni di liste prima delle votazioni, risultati elettorali che vedano conquistare alle liste indicate dei seggi nelle rispettive elezioni, non potranno che spingerci a depositare specifici ricorsi al TAR!".

Fabrizio Biolè

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