lavocedialba.it - 06 giugno 2022, 14:45

Braidese scrive al ministro Speranza: "Se quattro patologie gravi non bastano per ottenere più punti d'invalidità"

Cinquantenne ha inviato una lettera all’esponente del Governo Draghi e all’assessore regionale Icardi per denunciare una situazione a suo dire paradossale. Abbiamo raccolto la sua riflessione

Il ministro della Salute Roberto Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza

Sclerosi multipla RR (EDSS1), diabete mellito di tipo 2, anemia sideropenica, asma bronchiale atopico senza deficit funzionali, obesità di Iª classe (BMI 32) in soggetto sottoposto a "sleeve gastrectomy", e sindrome depressione reattiva. Un quadro clinico grave che sembra non bastare per fare sì che la signora S. M. D. V., una donna residente a Bra abbia l’accesso ai benefici previsti dall’articolo 3 comma 3 della Legge 104/92.

Attraverso una lettera inviata al ministro alla Salute Roberto Speranza e all’assessore regionale Luigi Genesio Icardi, la 50enne vuole condividere la sua frustrazione e la sua delusione raccontando una storia che ha inizio quattro anni fa.

«Il 20 settembre 2018 - spiega - mi sono sottoposta alla visita medico legale per l’invalidità presso la sede dell’Asl Cn2. A fronte di una situazione clinica che confermava malattia demielinizzante, asma bronchiale, obesità (BMI 36) in soggetto sottoposto a sleeve gastrectomy, depressione reattiva, mi è stata riconosciuta l’invalidità nella percentuale del 50%. Il 5 maggio e il 12 maggio 2022, a seguito dell’aggravarsi della mia condizione, durante le visite è emersa la seguente diagnosi: sclerosi multipla RR (EDSS1), diabete mellito di tipo 2, anemia sideropenica, asma bronchiale atopico senza deficit funzionali, obesità di I classe (BMI 32) in soggetto sottoposto a sleeve gastrectomy, sindrome depressione reattiva. Le invalidità neurologiche e respiratorie sono state accertate ma la percentuale di invalidità è rimasta al 50%!».

E il nocciolo della questione è proprio qui: «Non riesco a capire - continua - perché la decisione della commissione sia stata così deludente. Sono stati esaminati i documenti, non sono neanche stata visitata. Mi è stato chiesto se abitavo con qualcuno e ho risposto con mio marito che, come tutti, esce di casa la mattina per andare a lavorare e torna la sera, ma mai prima delle 19/19.30. Altre persone a me vicine non ce ne sono perché la mia famiglia è residente a Milano, e i miei genitori hanno già le loro difficoltà, con mio padre che ha quasi 80 anni, e mia madre invalida al 100% con accompagnamento. Ringrazio mia sorella, che mi ha accompagnata alla visita, supportandomi a livello morale e psicologico. A fronte di questo la risposta della commissione è stata come un macigno: la riduzione permanente della capacità lavorativa è rimasta invariata al 50%, e nuovamente mi è stato negato l'art. 3 comma 3 della legge 104/92».

E in tutto questo sembra esserci un’anomalia determinante: «Non riesco a capacitarmi di tale decisione - dichiara la donna - anche perché il dottore presente in commissione mi ha spiegato che loro si attengono a tabelle prestabilite e un ammalato grave non è solamente colui che ha problemi a deambulare! Se davvero ci sono delle tabelle, sclerosi+asma+diabete+anemia+obesità+sindrome depressiva reattiva non può fare 50%, perché il 50% me lo avevano già riconosciuto nel 2018 con “solo” sclerosi+asma+obesità+sindrome depressiva reattiva.
Quindi ho letto meglio il verbale e ho scoperto che nel “famigerato conteggio” i dottori della commissione non hanno inserito le patologie del diabete e dell'anemia!».


Da qui la decisione di rivolgersi direttamente all’onorevole Speranza e all’assessore Icardi: «Mi sto rivolgendo a voi per avere spiegazioni in merito. Perché la conferma della patologia da parte di un diabetologo non viene riconosciuta dalla commissione? La patologia mi è stata riconosciuta a fine ottobre 2021. Vorrei capire a questo punto se la malattia rientra nei parametri standard delle tabelle, perché così non è affatto chiaro. Stesso discorso per l’anemia: ho affrontato una cura che ha riportato i valori in norma, ma che ora stanno nuovamente scendendo, proprio perché sono affetta da questa patologia che evidentemente non è considerata grave?».

E conclude: «Ora è vero che ci sono persone più gravi di me, ma credo di essere un caso degno di attenzione: ho quattro patologie da tenere sotto controllo e non due come scritto dalla Commissione. Alla luce di quanto sopra, vi invito a intervenire perché le persone nella mia condizione, che prendono molte medicine al giorno, e che si sottopongono a visite ed esami costanti, non possono non essere considerate gravemente disabili. Non basta il 50%, anche perché questa percentuale non mi permette di avere diritto ai tre giorni per le visite, all'autorizzazione al parcheggio riservato per stancarmi di meno, alla riduzione d'orario lavorativo. Questa è la mia situazione: una donna con la 104/92 articolo 1, condizione che mi sta stretta, come si può vedere da quanto riportato sopra! Io non posso e non voglio credere che in un Paese come il nostro ci siano queste ingiustizie sanitarie, perché solo così posso chiamarle. Senza considerare che ho dovuto prenotare privatamente, in accordo con la mia neurologa, una elettromiografia agli arti inferiori e una risonanza magnetica lombosacrale. Esami che non dovrei pagare. Li ho fatti in un centro privato perché i tempi biblici della sanità pubblica (6/7 mesi di attesa) avrebbero aggravato ancora di più il mio dolore. Vi chiedo, con il cuore deluso, di prendere spunto dal mio caso per una sanità migliore, nel rispetto delle persone gravemente malate».

Livio Oggero

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