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Attualità | 26 maggio 2022, 11:09

L'arte del bonsai: l'albese Alessandro Bonardo diventa il primo europeo ad ottenere il diploma della Kumiai

Il 24enne ha portato a termine il percorso di studi in Giappone durato sei anni. «Dalle 8 della mattina alle 7 di sera si faceva bonsai. È stato come vivere in una bolla, in un mondo parallelo, in cui si investe il proprio tempo per riceverne in cambio la tecnica di questa arte molto difficile da apprendere»

Alessandro Bonardo con il Maestro Masahiko Kimura durante una dimostrazione di bonsai al pubblico

Alessandro Bonardo con il Maestro Masahiko Kimura durante una dimostrazione di bonsai al pubblico

Si legge bonsai e, chi se ne intende veramente, pensa subito al Giappone, alla sua cultura, ai concetti di semplicità e essenzialità che rappresentano la bellezza, al tempo, e ad una tecnica che travalica i secoli, capace di modellare le piante utilizzate.

Questo è in estrema sintesi ciò che rappresenta il bonsai giapponese, l’unico ed originale. Una filosofia che ha le sue radici nel buddismo Zen per rappresentare la bellezza in modo semplice, essenziale, senza fronzoli.

 

Un modo di pensare molto espressivo che Alessandro Bonardo, 24enne di Alba ha imparato, dopo i sei anni di scuola presso il giardino del Maestro Masahiko Kimura, esperto dell’arte del bonsai, a Ina-machi, città di circa 45 mila abitanti nella prefettura di Saitama (Regione di Kanto) nel centro-Est del Giappone, vicino alle coste atlantiche.

Qui ha appreso le tecniche dell’arte del bonsai, conseguendo il diploma della Kumiai pochi giorni fa, e diventando così il primo europeo ad aver raggiunto questo traguardo, ed il secondo occidentale, dopo lo statunitense Ryan Neil.

Una notizia che va oltre la curiosità perché sei anni sono un lasso di tempo importante, in cui Alessandro si è formato, diventando uomo sul cammino di questa arte.

 

Alessandro, come è nata la tua passione per il bonsai che sta caratterizzando la tua vita?

«Mi sono appassionato al Bonsai da bambino, all’età di 8 anni. Mi ricordo che volevo già imparare questa arte ma ero piccolo per essere ammesso alla scuola italiana. A 12 anni ho iniziato a studiare diciamo da “amatore”, ed a 15 anni ho intrapreso il percorso di studi con Massimo Bandera a Torino. La decisione di andare in Giappone per apprendere le tecniche l’ho maturata a 16 anni. Nei due anni successivi ho approfondito con Massimo la mia conoscenza del Giappone e del giapponese, ed a 18 anni sono salito sull’aereo per il Sol Levante, dove ho trascorso gli ultimi sei anni, che sono stati molto particolari».

 

Descrivici questo percorso in terra giapponese.

«Noi quando pensiamo all’università ci vengono in mente le lezioni, le sessioni di esami, ma anche momenti di vita sociale, feste, pause dallo studio… La scuola di bonsai è tutt’altro: ogni singolo giorno l’ho passato nel giardino del Maestro Masahiko Kimura. Dalle 8 della mattina alle 7 di sera si faceva bonsai. È stato come vivere in una bolla, in un mondo parallelo, in cui si investe il proprio tempo per riceverne in cambio la tecnica di questa arte molto difficile da apprendere. È come una scommessa che non si sa come andrà a finire. Solo un dato: abbiamo iniziato in 80 ed siamo arrivati al diploma in 15. L’arte del bonsai ha fatto la sua selezione».

 

Ma qual è la vera arte del bonsai e cosa comunica?

«Bisogna distinguere il bonsai commerciale da quello giapponese. Il 90% del mercato prodotto nel sud-est asiatico propone bonsai di specie non presenti in Giappone, che ricordano vagamente la forma di bonsai, e che non hanno nulla a che fare con  la filosofia e l’aspetto estetico del vero bonsai giapponese.

Il bonsai giapponese è una conifera, o una latifoglia, e rappresenta l’albero monumentale del clima temperato della fascia Nord america, Europa, Cina e Giappone.

La base filosofica del bonsai giapponese è quella del Buddismo Zen, ed ha come punto cardine la semplicità, cioè il concetto del semplificare, per raggiungere l’essenzialità e per ottenere una forma dinamica di bellezza. Questo perché l’arte giapponese è sottrattiva, mentre quella Occidentale è decorativa con i suoi orpelli.

Il bonsai è una pianta che viene raccolta in zone impervie, ed è già secolare, per poi essere coltivata solo successivamente per decenni in vaso. Un’arte che consiste nell’aggiungere la forma dei rami ad un tronco già preesistente per esprimere bellezza con semplicità ed essenzialità. Un’espressione artistica molto apprezzata: sono numerosi gli eventi internazionali dedicati al bonsai, due su tutti la Kokufu, che è la mostra più prestigiosa, ed il congresso mondiale del bonsai.

Nota di colore: il 126° Imperatore del Giappone, Naruhito, possiede più di un migliaio di bonsai unici, con alcuni esemplari con più di 400 anni di vaso. Una storia che si tramanda nei secoli».

 

Come vedi il tuo futuro nel campo dell’arte del bonsai?

«Il mio progetto lavorativo lo voglio sviluppare qui in Giappone, paese di cui mi sono innamorato negli ultimi due anni, dopo i primi quattro trascorsi praticamente in una “bolla”, come ho detto prima. Una decisione che, se inizialmente era improntata sull’apprendimento di questa arte per poi tornare in Italia, ora si basa su ciò che il bonsai rappresenta in terra giapponese, dove le opportunità di lavoro sono molto interessanti».

Livio Oggero

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