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Cronaca | 25 maggio 2022, 19:51

I bambini costretti a vivere in un container: nuova udienza in tribunale a Cuneo

Prosegue il processo a carico di due coniugi che avevano perso la loro abitazione in un incendio, ora alla sbarra per i presunti maltrattamenti commessi nei confronti dei loro cinque figli minori

Immagine di repertorio

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Prosegue in Tribunale a Cuneo il procedimento penale a carico di una coppia di genitori del Saluzzese, imputati di abbandono e maltrattamenti nei confronti dei loro cinque figli minori. Alla base del procedimento una segnalazione arrivata nel gennaio del 2019 dall’ospedale "Regina Margherita" di Torino, dove uno dei figli (10 anni) era stato trasferito dal pronto soccorso di Savigliano a seguito di una ferita a un braccio.

La famiglia viveva in un container perché la loro precedente abitazione era andata distrutta anni addietro a causa di un incendio e le condizioni economiche della coppia non sarebbero state sufficienti per far fronte alle esigenze della famiglia, sostenuta dai sussidi dei servizi sociali dal 2009. Nel corso delle udienze è emerso come le soluzioni alternative a quella sistemazione proposte dai servizi sociali sarebbero state rifiutate dai genitori che, allevatori, se si fossero trasferiti non avrebbero potuto badare a mucche e pecore. I bimbi, a seguito delle indagini, sono stati allontanati dalla famiglia e ospitati in una comunità.

Numerose sono state le deposizioni rese in aula dalle educatrici. Una di loro, nel corso dell’ultima udienza, ha raccontato che gli incontri coi genitori si svolgevano una volta a settimana. Loro portavano la merenda e trascorrevano due ore con i figli. “Il padre era molto aggressivo – ha riferito -. L’umore andava a giorni. I bambini non erano contenti di incontrare i genitori in questo clima. Due di loro piangevano. All’inizio erano contenti di vedere la mamma e il papà, ma poi era come se fossero spaventati. Lei era affettuosa con loro, lui invece diceva parole spiacevoli. Uno dei bambini non ha più voluto incontrarli”.

Le maestre invece hanno riferito di non aver mai assistito a episodi di violenza, ma di aver notato che i bimbi erano spesso privi di materiale scolastico, sporchi e con ematomi. “Ho seguito il figlio più piccolo per un anno quando frequentava le elementari - ha raccontato una testimone -. Ricordo che aveva sempre il viso e le mani sporche. Non veniva cambiato e indossava gli stessi vestiti anche per una settimana. Era un bimbo molto timido e non parlava mai dei suoi genitori, solo dei fratelli”.

Nel corso dell’istruttoria era stata sentita anche la nonna materna dei bambini (LEGGI QUI). L'ultima testimone dell’accusa è stata la sorella della mamma: “I miei nipoti vivevano in questo container che era senz’acqua e sporco. Dormivano tutti insieme nello stesso letto, non c’era nemmeno il bagno, si lavavano in cortile. Quando uno di loro si fece male a un braccio subito mi era stato detto che era stato il padre a dargli una bastonata. Le maestre si lamentavano perché i bambini presentavano degli ematomi su testa, braccia e schiena. Sempre da mia madre ho saputo che i bambini avevano raccontato alle insegnanti, su loro domanda, che il papà per farli stare bravi metteva loro dello scotch sul corpo”.

Il pubblico ministero Marinella Pittaluga ha chiesto ai giudici del collegio di aggravare il capo di imputazione per i presunti episodi di maltrattamenti contestati del periodo tra l’agosto 2019 e il febbraio 2020. L’istruttoria riprenderà il 26 ottobre.

CharB.

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