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Cronaca | 10 maggio 2022, 11:27

Oltre cento testimoni per il processo del parà originario di Cuneo morto in circostanze strane, nella caserma di Pisa

Per l’accusa fu aggredito con un atto di nonnismo. Le telecamere de “Un giorno in pretura” riprenderanno le udienze: le puntate del programma andranno in onda a fine dibattimento

Emanuele Scieri

Emanuele Scieri

Un’udienza fiume, durata circa otto ore, ha aperto il dibattimento in Corte d’Assise del processo per l’omicidio volontario aggravato di Emanuele Scieri, il giovane parà di origini cuneesi, trovato morto nell’agosto del 1999, nella caserma Gamerra di Pisa, centro di addestramento della Folgore. Emanuele, come il fratello Francesco, era nato all’ospedale di Cuneo, la madre era un’insegnante mentre suo papà Corrado lavorava alle dogane e proprio per seguire il suo lavoro, la famiglia si trasferì altrove, lasciando il capoluogo della Granda.

Il processo dovrà stabilire se Scieri è stato vittima di un’aggressione, per poi precipitare da una torretta di addestramento e lasciato lì, a terra, senza soccorsi, per alcuni giorni.

Undici i testimoni dell’accusa che hanno sfilato davanti ai giudici, sotto gli occhi della telecamera della trasmissione di Rai 3 “Un giorno in pretura”, che manderà in onda le puntate alla fine del processo. Un processo che sarà lungo ed articolato, con oltre cento persone chiamate a testimoniare.

Imputati sono gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara. Nel procedimento con rito abbreviato, sono stati assolti gli ex ufficiali della Folgore Enrico Celentano e Salvatore Romondia, accusati di favoreggiamento e il sottufficiale dell’Esercito Andrea Antico, accusato di omicidio volontario aggravato. Per quest’ultimo, però, il legale di parte civile per la famiglia Scieri, ha annunciato di aver impugnato la sua assoluzione, sotto il profilo civile.

Da 23 anni la famiglia si batte per scoprire la verità sulla morte di Emanuele Scieri, avvenuta secondo la ricostruzione dell’accusa per un atto di nonnismo. La sera del 13 agosto 1999 gli imputati avrebbero fatto spogliare Emanuele Scieri, picchiato e poi obbligato a salire sulla torre di asciugatura, facendo pressione sulle nocche delle dita con i loro scarponi. Per questo il parà sarebbe caduto a terra, mentre i caporali si sono dati alla fuga. Per i periti della famiglia Scieri, il giovane è morto dopo qualche ora di agonia, quindi un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo.

I segni sul suo corpo di lesioni incompatibili con la caduta e la maglietta arrotolata sul petto come usavano imporre i “nonni” ai puniti, hanno fatto subito sospettare che la causa della morte di Emanuele non fosse da imputare ad un incidente, tanto menoi un suicidio.

NaMur

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