Alba e la Langa ricordano Pietro Ferrero, l'industriale primogenito di Michele morto 11 anni fa in Sudafrica, colto da un malore mentre si trovava in sella alla sua bici, attività sportiva di cui era un grande appassionato.
A guidare il colosso dell'industria dolciaria oggi c'è il fratello Giovanni. Il padre Michele Ferrero, capostipite del gruppo, se ne è andato quattro anni dopo il figlio, il 14 febbraio del 2015.
Pietro se ne andò a soli 47 anni. La notizia della sua improvvisa dipartita suscitò profondo dolore e cordoglio ad Alba e in tutto il territorio circostante, dove era normale vederlo pedalare tra le colline, spesso anche con alcuni dipendenti, benvoluto per i modi affabili e cordiali, tanto che in azienda era per tutti "dottor Pietro".
L’imprenditore morì mentre era in sella alla sua bicicletta da corsa nella zona di Camps Day, sobborgo di Città del Capo, in Sudafrica, dove era impegnato per una missione di lavoro insieme al padre e a una trentina di dirigenti, intesi a progettare la realizzazione di uno stabilimento non lontano da Johannesburg.
"Pietro Ferrero – fece sapere l’azienda in una nota – ci ha lasciati mentre adempiva a un'alta missione umanitaria, da lui fin dall'inizio ispirata e voluta, che il Gruppo ormai si prefigge da alcuni anni: le Imprese Sociali Ferrero. Tale iniziativa imprenditoriale si propone non soltanto di creare posti di lavoro nelle zone meno favorite del pianeta, ma anche di devolvere una parte delle risorse generate alla tutela della salute e alla crescita educativa dei bambini più poveri di quelle aree. Pietro Ferrero si trovava in Sud Africa assieme al padre Michele proprio per questa nobile missione umanitaria: dare un ulteriore slancio all'Impresa Sociale di Johannesburg. Tocca ora al fratello Giovanni continuare a guidare il Gruppo Ferrero verso traguardi ancora più alti tenendo forti e vive l'ispirazione e la motivazione sociale, da Pietro sempre fermamente volute''.
Nato a Torino l’11 settembre 1963, laureato in Biologia all’Università di Torino, Pietro era entrato in azienda nel 1985, iniziando a lavorare nello stabilimento tedesco di Allendorf. Col fratello Giovanni, di appena un anno più giovane, arrivò presto a condividere la carica di amministratore delegato della controllata italiana del gruppo e a guidare la holding lussemburghese Ferrero International. Interessato alla finanza, era inoltre membro del Cda di Ras Spa, membro del consiglio consultivo di Deutsche Bank e del comitato esecutivo di Aspen Institute, mentre fino all’ottobre 2002 era stato consigliere di Mediobanca.
Grande fu la partecipazione da parte di tutto il territorio per la perdita dell’illustre concittadino. Pietro viveva ad Alba con la moglie Luisa, sposata nel giugno 2003, e i tre figli ancora in tenera età. Increduli, i tanti collaboratori che in azienda avevano lavorato al suo fianco ne ricordarono la natura di persona riservata, ma gioviale e aperta al dialogo, disponibile e determinata, che dal padre aveva ereditato visione e passione per il prodotto.
I suoi funerali si sarebbero tenuti nel duomo di Alba quasi due settimane dopo la morte, il 27 aprile, per i lunghi tempi dovuti al trasferimento della salma.
Enorme il tributo che la città volle offrirgli, prima con la lunga processione alla camera ardente allestita all’interno dello stabilimento. Poi con le esequie che, accompagnate dal lutto cittadino, videro la cattedrale affollata da importanti personalità nazionali – a partire dall’allora premier Berlusconi – e la piazza del Duomo gremita dagli albesi (10mila, secondo le stime delle forze dell’ordine) come soltanto lo sarebbe stata pochi anni dopo per la morte del padre, prima che un corteo composto da migliaia di persone in silenzio lo accompagnasse a piedi per le vie della città nel suo ultimo viaggio verso la tomba di famiglia all’interno del cimitero cittadino.