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Al Direttore | 11 aprile 2022, 10:28

I genitori scrivono ai dirigenti della Granda, replica un insegnante: "E noi possiamo contare su di voi?"

Il professore evidenzia come ci siano genitori che si comportano come sindacalisti dei propri figli, difendendoli sempre

Immagine di repertorio

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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la lettera firmata da centinaia di genitori e rivolta direttamente ai dirigenti scolastici della Granda, ai quali si chiede conto di due anni nei quali - a loro dire - sarebbe venuto meno il loro ruolo di guide di un ente educativo, ruolo soffocato dalle mille incombenze e regole dettate dalla pandemia.

Tra le accuse, quelle di essere diventati esecutori e burocrati e di non essersi opposti all'allontanamento di insegnanti preparati, che hanno scelto di non sottostare al "ricatto" del green pass.

Ecco che un insegnante, Beppe Bima, ha voluto rispondere ai genitori con la stessa domanda che loro rivolgono ai dirigenti: Possiamo ancora contare su di Voi per la crescita dei vostri figli?

Riportiamo il testo della lettera

Sono un insegnante e non un dirigente scolastico, ma desidero ugualmente replicare, a titolo esclusivamente personale, alla vostra lettera. Soprattutto quando scrivete: “Molti dei nostri figli, nella loro esperienza scolastica, hanno incontrato insegnanti francamente inadeguati”. 

Ma certo! Siamo tantissimi (in Italia circa 800 mila) e sicuramente c’è qualche insegnante inadeguato. Potremmo allora parlare di medici, avvocati, netturbini, geometri, ingegneri, sindaci, capi di Stato, preti o vescovi “francamente inadeguati”. Troppo facile. Se faceste un attento esame di coscienza vi accorgereste che quando la scuola fallisce il proprio mandato il problema non è solo della scuola.                                                                                                               

La relazione scuola e genitori dovrebbe funzionare senza troppe difficoltà. Ciò perché, in teoria, dovremmo perseguire lo stesso fine: la crescita intellettuale, morale e sociale delle nuove generazioni, ma spesso i genitori alzano la loro voce, riversando rabbia e frustrazione sul preside o insegnante di turno. Si contano a centinaia, anzi migliaia, casi, che in fondo si somigliano tutti, in cui genitori bulli minacciano o addirittura aggrediscono gli insegnanti, i dirigenti, il personale amministrativo e ausiliario.       

                             
Adulti incapaci di affrontare le difficoltà che comporta la maturazione dei propri figli, riversano sulla scuola malessere e nevrosi.                                                                                                                                                                       
Se un allievo è problematico o va male a scuola, i genitori, spesso ansiosi e iperprotettivi, invece di chiedergli conto del suo comportamento, si lamentano con i docenti. Permettono ai loro figli di passare ore e ore su Internet, guardando stupidaggini, e poi, spalleggiando i propri pargoli, danno addosso ai docenti. Abbiamo genitori che passano le loro giornate a insegnarci come si fa il nostro mestiere, e se i figli prendono voti bassi o ammonizioni, ci aggrediscono. Molti vengono a scuola come sindacalisti dei propri figli, e si sentono in dovere di difenderli dalle angherie dei professori. Fioccano lamentele, reclami, ingerenze nei metodi di insegnamento.                                                                                                                     

Ma affinchè la scuola sia un momento importante e significativo nella vita degli studenti occorre la collaborazione e la partecipazione anche da parte dei genitori.                                                                                        

Abbiamo ragazzi che si permettono atteggiamenti violenti e di disprezzo, studenti che vengono a scuola con abiti costosissimi e l’ultimo modello di iphone, ma senza libri o quaderni, genitori che dovrebbero collaborare con gli insegnanti per contribuire a gettare le basi per il loro avvenire anziché gratificarli in modo narcisistico in ambito familiare.

Ben vengano le critiche, ma facciamo anche autocritica in quanto genitori, tutori e corresponsabili dell’educazione dei nostri figli e figlie. E quindi la finisco così: Possiamo a tal fine ancora contare su di Voi o la speranza di una famiglia che formi ed istruisca, che educhi e fortifichi, che premi i capaci e i meritevoli indipendentemente dalla condizione economica, sociale e personale è tramontata per sempre?

Beppe Bima

al direttore

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