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Attualità | 06 aprile 2022, 19:46

Sorrisi e partite di calcio: tra Alba e Grinzane l'accoglienza ai profughi ucraini si vive anche così

Egle Sebaste, titolare della nota azienda del torrone, ha deciso di accogliere sei persone nella casa dei genitori. «I miei genitori mi hanno insegnato il valore della solidarietà. Ospitare queste persone in quella che era la loro casa è come ringraziarli»

Egle Sebaste (al centro) tra le due mamme ed i loro figli in piazza Duomo ad Alba.

Egle Sebaste (al centro) tra le due mamme ed i loro figli in piazza Duomo ad Alba.

Dal 25 marzo sei profughi ucraini sono stati accolti nel comune di Grinzane Cavour. Sono ospiti di Egle Sebaste, titolare dell'omonima azienda dolciaria, quella “fabbrica del torrone” che da generazioni valorizza la nocciola nel famoso dolce, e non solo.
Si tratta di due mamme con i loro bambini, provenienti da Zaporižžja, città di 732mila abitanti della zona sud-est dell'Ucraina. I mariti, colleghi di lavoro, sono in patria. Una delle due donne, insegnante, ha una figlia di 18 anni e un bambino di 9, mentre l’altra è madre di due bambini di 12 e 7 anni.

«Ho deciso di rendere pubblica la notizia
– afferma Egle Sebaste – per sensibilizzare le persone sul problema di chi sta fuggendo da quella terribile guerra. Credo che sia necessario aiutare i profughi a livello materiale e a livello psicologico. Sono persone che da un giorno all’altro sono state private della loro quotidianità, della loro routine lavorativa e scolastica, costrette a fuggire. E questa situazione le ha segnate mentalmente, provocando paure e spaventi che nessuno dovrebbe provare nella vita. Ho saputo della loro situazione tramite un contatto diretto di una persona che conosco, e, insieme alla mia famiglia, abbiamo pensato di accogliere le mamme con i figli nella casa dei miei genitori».

Un gesto che guarda al futuro basandosi sul passato: «I miei genitori – prosegue l'imprenditrice - mi hanno insegnato i valori dell’accoglienza e della solidarietà. Ospitare queste sei persone nella casa dei miei genitori è come ringraziarli. Aiutare il prossimo permette di crescere e di imparare dalle situazioni».

E i sei ospiti si stanno ambientando: «Al loro arrivo ci siamo attivati col Comune e l’Asl per la procedura di segnalazione della loro presenza sul territorio, così da tutelarli in base alle attuali direttive della Prefettura. Sistemato questo aspetto, abbiamo provveduto, anche grazie ad amici e conoscenti, a fare avere dei Pc portatili ai bambini, per acconsentire al loro desiderio di continuare a seguire le lezioni nella loro lingua in Dad. Una richiesta molto bella, che conferma come i bambini siano uniti ai loro amici e compagni. Seppur lontani da loro (alcuni sono rimasti in Ucraina mentre altri sono in diverse località europee, ndr), si sentono virtualmente in classe, tutte le mattine».

«Mio figlio Matteo, tramite il suo amico Carlo Marenda, ha inserito i bambini nella squadra di calcio di San Cassiano: vederli correre dietro a un pallone e legare con i ragazzini del quartiere che li hanno accolti con grande affetto durante gli allenamenti, donando loro le divise della società sportiva per farli sentire subito integrati, è stata un’emozione forte, per me e per le due mamme».

«Nonostante l’ostacolo della lingua ci si fa capire lo stesso a gesti ed espressioni. Devo dire che la loro educazione e il loro rispetto sono molto apprezzati. E spero che l’aspettativa di queste due donne di poter tornare presto in Ucraina con i figli e per riabbracciare i mariti sia esaudita al più presto. Vedono questo periodo come transitorio: impariamo anche noi che la speranza è un cuore pulsante molto forte, anche in questi momenti drammatici che il popolo ucraino sta vivendo».

Livio Oggero

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