Attualità - 15 marzo 2022, 12:07

In viaggio da Cracovia ad Alba il racconto delle madri in fuga dalle città bombardate [FOTO]

Sta facendo rientro nella capitale delle Langhe la colonna di mezzi della missione promossa da FuturAlba, Proteggere Insieme e Croce Rossa Italiana. A bordo cinque donne coi loro bambini riparate dal paese in guerra

Nel rifugio anti-aereo

E’ previsto per le 13,30 di oggi, martedì 15 marzo, il rientro della carovana di volontari albesi partiti nelle prime ore di domenica per consegnare il carico di medicinali che le associazioni FuturAlba e Proteggere Insieme hanno raccolto con l’aiuto delle farmacie cittadine, della Diocesi, del Gruppo Scout e di diversi istituti scolastici. Sulla via del ritorno dopo la consegna del carico nell’hub del Ministero della Sanità del Governo Ucraino, la missione ha fatto tappa a Cracovia dove, grazie all’intercessione della volontaria che ha fatto da interprete al gruppo, la carovana ha accolto sui propri mezzi tre donne con altrettanti bambini. Famiglie in fuga dal conflitto che, una volta giunte nella capitale delle Langhe, verranno ospitate da alcuni conoscenti. A queste persone si sono poi unite altre tre madri coi loro figlioletti, che verranno accompagnate ad Alba e poi aiutate a trasferirsi nelle Marche, dove saranno accolte dalla Fondazione Bocelli. Quello che segue è il racconto che ci arriva da Andrea Olimpi, giornalista de La Voce di Alba che ha preso parte alla missione.  

****

Cracovia è la città polacca più vicina al confine prossimo a Leopoli, in questi giorni oggetto degli attacchi dell’esercito russo. Vi abbiamo trovato una situazione davvero impressionante e pesante da vedere. La popolazione locale sostiene il popolo ucraino e manifesta in modo chiaro la propria ferma contrarietà al conflitto mediante bandiere dai colori giallo e blu, striscioni e scritte luminose che campeggiano lungo le vie o sulle automobili.

Un confine dove in questo momento si registra un afflusso di persone in fuga importante. Si tratta quasi esclusivamente di donne e bambini, che in Ucraina hanno lasciato i loro uomini, arruolati nell’esercito che difende le loro città. Insieme ai figlioletti, spesso di pochi anni, affrontano un viaggio verso la Polonia che solo può durare anche diversi giorni, tra l’uscita dal paese e l’ingresso in Polonia. Raggiunta Cracovia si radunano presso il Consolato del loro paese, presidiato dalla Polizia e dai sanitari per la quantità enorme di persone in attesa di un visto temporaneo che gli permetta di rimanere in quelle terre, più vicine a casa loro. E’ difficile da spiegare, ma lo stanno facendo col sorriso. Sono volti stanchi, molto provati, ma sorridenti e tranquilli. Alla madri che sono salite sui nostri pulmini abbiamo chiesto se erano contenti di venire in Italia. Sempre sorridendo ci hanno risposto che quello che vorrebbero è tornare appena possibile a casa loro".

Sui nostri mezzi sono salite Julia, Tania e Lena. Julia ha 35 anni e un figlio di 5 anni, Tania 34 e una figlia di 10, Lena 28 anni con una bambina di 4. Lo scorso 11 marzo sono scappate da Dnipro, il giorno in cui sulla terza città più grande dell'Ucraina le bombe russe sono cadute a grappoli sugli edifici civili. Così, dopo due notti passate in un rifugio anti-aereo, sono fuggite con due trolley, una gabbietta del gatto piena di cose della bambina di 10 anni e una grande busta di plastica, la valigia di Julia.

Una corsa come tanti alla stazione, sperando di trovare posto su uno di quei convogli che ormai sono treni della speranza. Oltre 1.200 chilometri, con i bambini piccoli, per raggiungere Cracovia, dove andare a cercare un alloggio di qualsiasi tipo, nella speranza che tutto finisca al più presto.

Nonostante questo sono serene, sorridenti e disponibili, nonostante le difficoltà date dalla lingua, chiacchieriamo e scherziamo. Ci raccontano il loro viaggio, tra una telefonata e un messaggio WhatsApp. Sì, perché i loro mariti sono rimasti nel paese in guerra. In costante contatto, si raccontano reciprocamente quello che succede, quasi in continuazione.

Julia, Tania e Lena: una di loro è una ricercatrice scientifica nel settore idrologico, un'altra lavora in un'industria dolciaria, mentre la terza è maestra d'asilo.Vanno dove possono trovare la tranquillità, non importa dove, per il tempo giusto, con la ferma convinzione e soprattutto la voglia di ritornare prima possibile a casa loro. Sanno che per ora, andranno per qualche giorno ad Alba, per poi essere ospitate nelle Marche.

Chiediamo a Julia se conosce la Nutella. Lei ci guarda senza capire e con un’espressione che vuole dire "ma ti pare". Ci risponde: "Da!", sì. A quel punto rincariamo la dose e le chiediamo se sa che Alba è la città dove è nata e viene prodotta la Nutella. Lei sgrana gli occhi, come se avesse visto l'aurora boreale, fa un sorriso immenso e dopo avermi detto qualcosa tipo: ma dai! Si gira verso le altre e, almeno credo, nella loro lingua gli racconta entusiasta la storia.

Le guerre sono qualcosa di orribile, non sono paragonabili come violenza a nulla, nessuno dovrebbe subire una guerra e oggi, nel terzo millennio, è in accettabile che ancora ci troviamo costretti a raccontarle.

Nel rifugio anti-aereo

Nel rifugio anti-aereo

Alcune immagini scattate dal Consolato ucraino di Cracovia

Andrea Olimpi