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Agricoltura | 15 febbraio 2022, 10:56

Il lupo risorsa contro la peste suina africana? Gli allevatori scrivono alla Regione

Lettera sottoscritta anche da Giovanni Dalmasso, presidente dell’Adialpi Piemonte, dall’alta Valle Po, e da Cristiano Peyrache dell’Associazione Pastour de Blins della Val Varaita

Immagine di repertorio - Foto A. Revelli

Immagine di repertorio - Foto A. Revelli

Ci sono anche l’Adialpi e i “Patour de Blins”, tra i firmatari di una lunga lettera indirizzata alla Regione, ai referenti del progetto Life Wolfalps EU, all’Ispra, agli Enti di gestione delle Aree protette dell’Appennino Piemontese Michele e delle Alpi Cozie e al commissario per l’emergenza della peste suina africana.

Giovanni Dalmasso, presidente dell’Associazione difesa alpeggi del Piemonte, dall’alta Valle Po, dalle alture di Crissolo, e Cristiano Peyrache dell’Associazione Pastour de Blins della Val Varaita, sono infatti intervenuti in merito alle recenti dichiarazioni di Luca Giunti (“Il lupo può essere una risorsa ed avere una funzione di controllo nella gestione dell’emergenza”) e dell’Ispra, secondo cui il lupo giocherebbe un ruolo positivo, ossia di limitazione del contagio, nell’epidemia di PSA in corso in alcune aree di Piemonte e Liguria.

Insieme a Dalmasso e Peyrache, sottoscrivono la lettera Otten Gesine, del Comitato salvaguardia allevatori del VCO e Anna Arneodo, del Consorzio Escaroun-Coumboscuro della Valle Grana.

Destinatari della missiva, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso, l’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa, Giuseppe Canavese, responsabile di Progetto Life Wolfalps EU, il Consiglio scientifico dell’Ispra, Andrea De Giovanni, dell’Ente di gestione dell’Appennino Piemontese, Michele Ottino e Remo Tabasso, dell’Ente di gestione delle Alpi Cozie e Giorgio Sapino, commissario per l’emergenza della peste suina africana.

La lettera: “Secondo le dichiarazioni, ‘la presenza del lupo non appare avere effetti rilevanti sulla diffusione della peste suina africana [...]. Al contrario, il lupo potrebbe contribuire a limitare la circolazione della Peste suina africana sia predando di preferenza gli individui malati, sia consumando le carcasse infette’.

Vorremo sottolineare innanzitutto che non ci sono studi che dimostrino una correlazione tra la diminuzione dei casi di peste suina in altre zone europee e la presenza di lupi sul territorio, quindi affermare che la presenza dei lupi sia positiva è una supposizione priva di riscontro concreto.

In Germania orientale, ad esempio, nelle zone dove si sono rilevati cinghiali infetti di PSA vi è una fortissima presenza di branchi di lupi, ma non ha mai inciso né sulla numerosità del cinghiale né sulla riduzione dei casi accertati.

Sia l’uomo sia qualsiasi animale domestico o selvatico possono potenzialmente disperdere materiale infetto semplicemente camminando in zone contaminate dal virus e trasportandolo sulle zampe o sulle scarpe se si parla di umani, è quantomeno pretenzioso supporre che il lupo soltanto sia esente da questo rischio.

Al contrario, il lupo aprendo le carcasse viene contagiato sia sulle zampe che sul pelo e rende disponibile la carne infetta per i necrofagi; inoltre qualsiasi materiale organico che fuoriesca dalla carcassa e vada a sporcare la zona circostante è comunque fonte di contagio, sempre a causa del trasporto fisico delle particelle virali.

Ricordiamo che il virus rimane infettivo per 70 giorni nel sangue, fino a 190 giorni sulla superficie legnosa e 205 giorni se il sangue si è infiltrato nel terreno!

Meno rischiosa sarebbe la rimozione e lo smaltimento delle carcasse intere da parte di noi uomini, magari cercandoli con l’aiuto di cani specializzati per la ricerca delle carcasse.

I lupi hanno anche l’abitudine di strappare pezzi di carne dalle carcasse per fornirli come pasto ai propri cuccioli che non si uniscono ancora alla caccia, quindi possono trasportare carne anche per molti chilometri di distanza dal punto dove avviene la predazione.

I giovani lupi, secondo quanto affermato da Life Wolfalps stessa, sarebbero gli animali più propensi a percorrere lunghe tratte di strada ogni giorno, ad avvicinarsi ai centri abitati e alle attività agricole; seguendo questa logica è anche possibile che i giovani animali in dispersione siano proprio quelli che hanno più probabilità di trasportare il virus in prossimità delle zone frequentate dall’uomo.

Una particella virale della PSA può rimanere attiva sette giorni senza ospite e sapendo che i lupi in dispersione percorrono in pochi giorni tanti chilometri non si può escludere che contribuiscano alla dispersione.
É da evidenziare come anche i volatili possano beccare i rimasugli di sangue e piccole particelle, impossibili da eliminare dal terreno dopo uno spolpamento, e rilasciarli inavvertitamente all’interno di recinti o strutture contenenti suini domestici.

In relazione alle ingenti misure che si stanno applicando su tutto il territorio regionale e alle gravissime perdite che stanno subendo gli allevamenti dei suini piemontesi e tutte le attività connesse a camminate, trekking, cicloturismo, ora vietate nella zona rossa, crediamo che sia assolutamente doverosa la collaborazione di Life Wolfalps con tutti gli Enti e Associazioni che stanno lavorando assiduamente per porre un argine all’emergenza PSA.

È necessario che Life Wolfalps dichiari quanti branchi di lupi ci siano nella zona rossa attuale (nella stima più recente, del biennio 2018-2020, Marucco contava 10 branchi solo nell’Appennino della provincia di Alessandria), se i relativi areali siano interamente compresi nella zona rossa oppure se i branchi viaggino tra la zona rossa e i territori non sottoposti a vigilanza stretta, quanti cuccioli nati nel 2020 risultino dall’ultimo censimento nazionale terminato ad aprile ’21 in questa zona e una stima dei nuovi nati nel 2021.

Con questi numeri si potrebbe stimare un probabile numero di giovani lupi in dispersione.

Ultimamente sono stati individuati giovani lupi di questi branchi in altre zone del paese, vivi o fra i quasi 100 lupi trovati morti in Piemonte negli ultimi due anni? Visto che in base a quanto da loro dichiarato, Life Wolfalps fa un albero genealogico per ogni branco, dovrebbe essere facile rispondere a questa domanda.

Quanti esemplari radiocollarati sono presenti ad oggi nella zona rossa e di conseguenza che percorsi seguono? Verificheremmo così la loro presenza in zone molto frequentate dai cinghiali e nelle vicinanze di centri abitati ed allevamenti di suini.

È altresì scorretto che si predichi la bontà dell’azione del lupo su questa epidemia senza dati oggettivi alla mano, solo per portare avanti sterile propaganda che non serve allo scopo di evitare il collasso del settore suinicolo italiano, fonte di eccellenze gastronomiche riconosciute a livello mondiale.
In attesa di avere risposte soddisfacenti”.

Nicolò Bertola

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